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di Gaia Nina Marano

In Honduras è imminente il voto per approvare una legge che condannerà al carcere chiunque abbia assunto (venduto, prescritto o altrimenti distribuito) la pillola del giorno dopo, anche se in seguito ad una violenza sessuale.

L’Honduras non è nuovo ai provvedimento legislativi limitativi dei diritti delle donne. Attualmente, infatti, l’aborto è assolutamente vietato e punito con la reclusione in carcere fino a dieci anni.

In Honduras, la contraccezione d’emergenza è stata vietata, per la prima volta, nell’aprile 2009. Già un mese dopo, però, il Presidente in carica, Josè Manuel Zelaya, pressato dalla indignazione pubblica mondiale per questo provvedimento, è stato costretto a “congelare” il divieto. Ha così avuto inizio un acceso dibattito che, dal Congresso, è arrivato fino alla Corte Suprema honduregna.

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di Gaia Nina Marano

Il 22 maggio del 1978, in Italia veniva approvata la Legge n. 194 recante le “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”. Il successo della 194 lo si deve, principalmente, all’impegno del Partito Radicale che, in collaborazione con il Centro sulla sterilizzazione e sull’aborto (CISA), ha combattuto con forza affinché le donne italiane potessero riacquistare una dignità sociale ed umana, persa durante il ventennio fascista.

I militanti radicali, in particolare, condussero una dura campagna volta ad arginare il fenomeno degli aborti clandestini, creando così i primi consultori in Italia, nonché un ambulatorio specialistico nella sede fiorentina del partito.

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di Gaia Nina Marano

La Corte di Appello di Torino ha statuito un principio innovativo e destinato a far discutere: nel caso in cui gli autori di un omicidio, di lesioni dolose o di violenza sessuale non siano stati individuati, siano irrintracciabili ovvero non abbiano i mezzi economici per pagare, sarà lo Stato a dover indennizzare la vittima.

La Corte ha così deciso in favore di una diciottenne –rumena di origine, torinese di adozione- che, nel 2005 era stata sequestrata e violentata da due connazionali. I due aggressori, resisi latitanti immediatamente dopo la condanna, infatti, non hanno mai scontato la pena detentiva inflitta dal Tribunale di primo grado (pari a dieci anni e sei mesi di carcere) e, tantomeno, hanno adempiuto alla aggiuntiva condanna pecuniaria pari ad Euro 90.000.

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di Gaia Nina Marano

Nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo, il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la custodia cautelare in carcere dell’indagato, ma potrà scegliere di applicare misura cautelari alternative.

Questo è quanto recentemente stabilito dalla Cassazione che, dopo aver annullato un’ordinanza del Tribunale del riesame di Roma -che confermava il carcere per due giovani accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza-, ha rinviato allo stesso giudice affinché procedesse ad una nuova valutazione.

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di Gaia Marano

Il nostro ordinamento per prevenire e reprimere i reati che possono derivare dal contagio o dal rischio di contagio da HIV, ha scelto  di utilizzare fattispecie già codificate, senza creare norme incriminatrici speciali.  Le figure delittuose più attinenti al tema in questione sono i delitti di lesioni gravissime, di omicidio e di tentato omicidio.

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Le proposte editoriali selezionate ogni settimana per voi da Clarissa.

I blog di Woman's Journal, libero spazio alle opinioni, da commentare e discutere.

La nostra Gaia ci spiega come far rispettare i propri diritti in tema di salute, sicurezza e lavoro.