A un anno dall’entrata in vigore della nuova legge sull’interruzione di gravidanza, in Spagna si fa un primo bilancio dei suoi effetti: gli aborti diminuiscono e vengono praticati sempre più presto.
La norma, non ancora licenziata dalla Corte costituzionale, ha introdotto la possibilità di abortire prima della quattordicesima settimana anche in assenza di pericoli per la salute della donna; inoltre ha permesso di farlo alle ragazze dai 16 anni senza il consenso dei genitori, qualora chiederlo implichi il rischio di violenza domestica.
Come spiega María Sahuquillo su El País, in mancanza dei dati ministeriali, che non sono ancora pronti, si può contare su quelli delle cliniche private, in cui viene praticato il 90% degli aborti.
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Inizierà il 30 giugno in Andalusia la campagna contro lo sfruttamento sessuale delle donne promossa dalla Consejería para la Igualdad y Bienestar Social e dalla Plataforma Andaluza de Apoyo al Lobby Europeo de Mujeres. L’iniziativa mira a rendere chiaro che la prostituzione nasconde violenza e povertà; sono infatti immigrate per oltre l’80% le 400.000 donne sessualmente sfruttate in Spagna. L’idea è rivolgersi direttamente agli uomini che ne usufruiscono
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Nella Grecia dilaniata dalla crisi economica cominciata nel 2008 ed esplosa nel 2010 con gravi conseguenze sulle finanze pubbliche e l’occupazione, le donne si rimboccano le maniche e fanno fronte alla riduzione del reddito familiare. A dimostrarlo, è l’aumento del tasso di disoccupazione femminile, cresciuto del 4% nell’ultimo trimestre del 2010 e arrivato così al 17,9% (contro una media europea del 9,7%). Poiché non si sono verificati licenziamenti di massa nei settori professionali a maggiore presenza femminile, la crescita della disoccupazione femminile è dovuta all’aumento del numero di donne che cercano lavoro senza successo. (nella foto Reuters, una ragazza passa vicino agli schermi degli indici nella borsa di Atene)
Vuoi un figlio e non arriva, ma non perché nasci sterile, ma perché per 15 anni non ti diagnosticano l’endometriosi. Quando finalmente ti operano, non puoi avere figli, perché la malattia si è mangiata quella possibilità. La fecondazione assistita con te non funziona, perché dovresti ricorrere all’eterologa (in Italia vietata). Allora vai in Spagna, pensi all’adozione, ma anche lì la strada è tutta in salita. Nella foto l’Istituto Bernabeu di Cartagena (Spagna).
Il mercato ipocrita degli annunci sexy sui giornali. La Spagna cerca di cambiare
Gli annunci hard sui quotidiani incominciano a dar fastidio. Il blog Vita da streghe ha sollevato il problema. All’estero la Spagna sta pensando a una legge che vieti gli annunci hard sui quotidiani perché sono collegati al mercato illegale della prostituzione, anche minorile. Il Consiglio di stato spagnolo, organo consultivo del Governo ha già espresso il proprio parere favorevole alla proposta di legge dell’esecutivo (leggi l’articolo di El Pais).
Ma cosa ne pensano i giornali? Il gruppo Vocento che raggruppa le maggiori testate locali avverte che potrebbe essere la fine di molte testate. Con tali inserzioni si perdono 4mila euro al giorno. Il Governo ha calcolato che andrebbero persi introiti annui di 40 milioni di euroi. Ciò nonostante è deciso ad andare avanti, trovando una soluzione di compromesso. Secondo Carlos Salvador deputato dell’Upn e appartenente al gruppo misto “non si può approfittare di entrambe le cose” riferendosi ai giornali che denunciano la prostituzione ma ne intascano gli introiti pubblicitari. E, a El Pais, ha aggiunto “questa pubblicità ipocrita perpetua gli stereotipi e la manipolazione che può degenerare nella violenza domestica e in altri attacchi alla dignità personale”
WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
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