Le pensioni scomparse delle donne (la Repubblica, 19 maggio 2011) – Qualcuno parlava già del “tesoretto” delle donne. E invece i risparmi derivanti dalla parificazione dell’età pensionabile nella pubblica amministrazione, quasi quattro miliardi di euro tra il 2010 e il 2020, sono spariti, affondati nelle sabbie mobili della spesa pubblica. Ed è andato a vuoto il tentativo di recuperare quei fondi effettuato in extremis dalla vicepresidente del Senato Emma Bonino: la risoluzione presentata con Maria Ida Germontani e Pietro Ichino a Montecitorio non è stata poi votata per motivi procedurali, e al Senato è stata respinta per soli quattro voti.
Le donne e il vento del cambiamento (il Riformista, 18 maggio 2011) – Quel vento del Nord evocato per spiegare la sberla a Berlusconi e ai suoi alleati che, soprattutto a Milano, ha colto di sorpresa leader e commentatori politici, per molte donne è stato una piacevole conferma: i primi dati delle elette, prendiamo Bologna, vedono in aumento la presenza femminile in politica: il Pd ne porta in consiglio 7 su 16; la Lega 3 su 4. Resta giustamente a casa Cinzia Cracchi, la donna che è costata la poltrona di sindaco a Flavio Delbono. Per lei solo i riflettori dei media, ma niente voti.
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Antefatto
Gli obiettivi europei fissano per il 2020 una partecipazione al mercato del lavoro del 75% della popolazione attiva, tra i 20 ai 64 anni che passa necessariamente attraverso una maggior partecipazione delle donne la mercato del lavoro. In Italia siamo sotto la media europea, facciamo meglio solo di Malta con il nostro 48,5%(Istat, marzo 2011). C’è il sud che con il suo alto tasso di inattività (63,9%) abbassa la media Paese ma anche al Nord non va poi così bene, con un tasso di occupazione del 56,5%.
Ora, l’Italia è stata obbligata da una sentenza della Corte di giustizia europea ad adeguare l’età pensionabile delle donne e degli uomini nel pubblico impiego a partire dal 2012. Le donne andranno in pensione più tardi e il risparmio che ne deriva in dieci anni è pari a 4 miliardi di euro. Non bruscolini quindi, ma il vorace Stato italiano e il Governo, prima decidono che quei quattro miliardi sono da destinare a misure a favore delle donne e il loro impiego (per esempio migliori asili e strutture di assistenza) e poi fa marcia indietro, cominciando a spenderli per altro, per ripianare debiti e buchi di bilancio di Sanità e Comuni.
Così non si fa, le donne italiane hanno bisogno di più attenzione, lo chiede il Paese tutto, la sua economia. Leggi l’articolo di Repubblica di oggi
Via Repubblica, intervista a Emma Bonino
“Le donne hanno meno accesso al mercato del lavoro per la ragione che di lavori già ne hanno moltissimi: si dice ipocritamente che del welfare se ne occupano le famiglie, in realtà se ne occupano le parti femminili delle famiglie”
Per approfondire: Leggi anche la proposta di Noise from Amerika
Il Governo promette e non mantiene. Dei 4 miliardi di risparmio di spesa derivanti dalla nuova legge che allunga l’età lavorativa delle donne del pubblico impiego, non c’è più traccia nei piani dell’esecutivo. Nonostante la promessa che il “tesoretto rosa” sarebbe andato a misure per favorire l’occupazione femminile e la conciliazione (per esempio, con la creazione di asili nido), nel Def, il documento di programmazione economico e finanziaria, che il Governo ha approvato la scorsa settimana sono solo 40 i milioni di euro a favore delle donne e delle famiglie. Mentre 242 milioni del “tesoretto rosa” andranno nel 2011 a pareggiare conti in rosso di comuni e strutture sanitarie.
L’associazione Pari o Dispare, ha istituito un comitato di garanti (composto Emma Bonino, il Senatore Pietro Ichino, la deputata Linda Lanzillotta, Roberto Artoni, professore ordinario di management pubblico all’Università Bocconi ed Elsa Fornero, ordinaria di economia a Torino) per vigilare d’ora in avanti su tali risorse e promette battaglia. (In alto l’intervento di Emma Bonino al Senato).
Dove sono finiti i fondi derivanti dall’equiparazione dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego e destinati a misure di conciliazione e non autosufficienza? Nel Piano Nazionale di Riforma, che verrà presentato a Bruxelles e nel DEF del Governo, in discussione in questi giorni, di quei fondi non c’è più traccia.
Segnalato da Clarissa Monnati
Le donne italiane si risvegliano. Perché? Perché siamo un paese dove le oppportunità per il “gentil” sesso sono poche: poco lavoro, pochi servizi, molto lavoro domestico e di cura ma le italiane stanno zitte, non si lamentano. Almeno fino all’altro ieri perché la grande manifestazione di piazza del 13 febbraio è stata contro il presidente del Consiglio, ma anche per rivendicare una parità per diversi aspetti ancora da realizzare. E anche gli uomini incominciano a farsi sentire.
Non che sia stato inventato qualcosa, semplicemente è venuto a galla un problema, si è aperto il sipario mediatico sull’universo delle questioni di genere. Grande sorpresa! Eppure da anni, nel sottobosco della rete, della cultura e della società, ferve il confronto sulla condizione femminile in Italia, la rappresentazione mediatica delle donne, la loro posizione nel mercato del lavoro, lo stato dei loro diritti.
Ci voleva uno scandalo sessuale che interessasse il primo ministro Silvio Berlusconi e lo sdegno della piazza (la manifestazione del 13 febbraio) per portare sulle prime pagine dei giornali la questione femminile italiana. La Stampa.it ha lanciato ieri, 8 marzo, una sezione tematica dedicata alle donne, lastampadonna, dove raccoglie articoli e approfondimenti e oggi il Corriere della Sera inaugura un nuovo blog dedicato alla questione femminile, laVentisettesimaora. Più informativo il primo, di commento il secondo, rappresentano una finestra lasciata aperta sull’universo donna di questo Paese.
Per chi ancora non lo sapesse le italiane sono mediamente più istruite degli uomini, ma partecipano poco al lavoro (solo il 46%), alla politica (le donne ministro sono il 21%) e fanno anche pochi figli. Non si poteva rimandare a lungo il dibattito sul perché di questa segregazione.
WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
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