150 persone per assumere una giovane libraia
Tra i luoghi in cui le donne fanno cultura, politica, comunità, ce n’è uno che sta vivendo una rivoluzione, e tenta il salto generazionale in un modo del tutto inedito. È la Libreria delle donne di Bologna (via San Felice 16/a), che ha lanciato la campagna Un’assunzione collettiva per creare un posto di lavoro, formare una libraia, garantirsi un futuro. Ce ne parlano Rita Borgioli e Alessandra Casarini (entrambe a destra nella prima foto).
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Da oltre dieci anni la performance scolastica delle donne è migliore di quella degli uomini. Secondo l’informativa Istat 8 marzo: giovani donne in cifre relativa al 2009-2010, le giovani si laureano prima, in numero maggiore (115.974 contro 76.384), ottengono più borse di studio e fanno più viaggi di studio all’estero durante l’università, inoltre leggono più libri nel tempo libero, visitano più musei, mostre e monumenti e vanno a teatro più spesso.
Nonostante questo, tra loro si registrano un minore tasso di occupazione, una maggiore diffusione dei contratti a tempo determinato e del lavoro part time e un livello salariale inferiore rispetto a quelli che si riscontrano tra i coetanei maschi.
Cerchiamo di capire perché assieme ad Annalisa Murgia, ricercatrice dell’Università di Trento specializzata in sociologia del lavoro,
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Cultura al femminile: intervista alle ideatrici della libreria delle donne di Milano
Inauguriamo una serie di presentazioni di luoghi creati da donne per le donne attraverso interviste alle loro fondatrici e animatrici. Sono luoghi di incontro, scambio, creazione di senso e azione, fucine di cultura, energia, identità. Scopriremo quali forze li hanno generati, quali sono i loro obiettivi e le loro modalità di azione, quale ruolo rivestono nella società contemporanea e nella comunità in cui si collocano. Andremo alla ricerca, insomma, di reti fuori dalla rete.

Cominciamo con una realtà storica, la Libreria delle donne di Milano in via Pietro Calvi 29 (nelle foto, di Dida Biggi), per la quale risponde alle nostre domande Renata Dionigi.
Quando è nata la Libreria delle donne di Milano e a che scopo?
È nata nel 1975 da un gruppo iniziale di 15 donne, diverse per età, esperienze, interessi, con il progetto di provarsi in una impresa di sole donne e mettere in evidenza la produzione letteraria femminile, a quel tempo molto trascurata.
Chi sono le donne della Libreria?
Al nucleo iniziale si sono aggiunte altre socie che, con l’apporto di esperienze e saperi nuovi, hanno dato continuità e ampliamento al progetto: ora la libreria conta più di 60 socie.
In occasione delle manifestazioni organizzate quest’anno da Se non ora quando? – a Roma il 13 febbraio e a Siena il 9 e 10 luglio (leggi gli articoli su Woman’s Journal) – mi sono trovata a riflettere sull’importanza di convenire fisicamente in un luogo e condividere idee e azione in presenza. Ho partecipato alla prima e non alla seconda, per ragioni personali, ma avrei voluto farlo e so che mi sarebbe servito.
Senza negare l’estrema importanza dell’azione e del confronto attraverso la rete, sono sempre più convinta che la compresenza dei corpi sia indispensabile. Serve al movimento in sé, facilita la sua espansione, la nascita di idee e la formazione di legami. E serve alla singola persona, rende reale la comunità a cui appartiene, dà concretezza al suo impegno, suscita entusiasmo, genera energia, crea senso e una più forte consapevolezza di essere soggetto.
Arrivata l’estate, giornali, telegiornali e approfondimenti trovano finalmente vita più facile: in spiaggia le donne si spogliano per forza, scovare corpi seminudi da mettere in copertina è molto più semplice. Così la Repubblica può titolare Dive alla prova costume e Il Corriere della Sera aprire la rubrica Vip al mare in cui mandare in scena una sfilata fotografica di corpi femminili, famosi o appena noti, con il costume fuori posto dopo una nuotata o con qualche centimetro di grasso, finora nascosto dai vestiti, a portata di obiettivo.
È così che le donne vengono impaginate nelle riviste, in bella posa o riprese in movimenti goffi che svelano parti solitamente coperte. È con questa funzione che appaiono in tv e sui giornali, quella di corpi giovani e seducenti a ogni costo, cibo pronto per soddisfare la fame dello sguardo maschile. Non solo così, ma prevalentemente così.
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WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
WOMEN AT WORK: il nostro approfondimento sul lavoro delle giovani donne
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