Busso alla porta socchiusa.
“Avanti!” una voce dall’interno, affabile e pacata, mi invita ad entrare. Varco la soglia. Una donna seduta dietro una scrivania mi chiede di avvicinarmi. Dal suo sguardo capisco che devo sedermi. Sì, annuisce quando mi vede spostare la sedia.
Tolgo la giacca, fa caldo. Poggio a terra la borsa. Eppure da qualche parte a casa devo avere uno di quei poggia-borsa che ora si usano tanto. Sì, da qualche parte, ma non qui.
Lei si schiarisce la voce e, intanto, batte ritmicamente la sua penna a sfera – presumo sia caricata con inchiostro nero, le si addice – sul piano davanti. Sfoglia un quaderno, uno di quelli che, una volta chiusi, sono bloccati da un elastico. Sbircio i suoi fogli. La grafia è appuntita e di piccole dimensioni. Quanti post-it! Appunti su appunti, deve avere un sacco di impegni, di appuntamenti da ricordare, di idee ancora in stato embrionale. Ma perché ho accettato di venire qui? Avrei fatto meglio a restarmene a letto. No, no… ma cosa penso? Sarà che non ho ancora fatto colazione, che ho bisogno di un caffè.
Ora ti vedo così: gli occhi gonfi e il trucco sbavato, i capelli disfatti e in desabillè. Decadente, un po’ provata. Sfilano i palazzi tutti uguali della periferia. E dai portoni vengono fuori donne con passeggini,uomini con le mani in tasca, bambini con lo zaino calcato sulle spalle… Poca gente stamattina, è sabato. In tanti stanno ancora dormendo. Tu, stanca per i bagordi della sera prima, sorseggi un caffè mentre dai uno sguardo alla tua pagina Facebook. Nuovi commenti, nuove registrazioni di stato, nuove richieste di amicizia… non ti lasciano mai in pace.
Ogni giorno qualcuno viene da te per i più disparati motivi: chi, curioso, vuole vedere ergersi dalla piazza del Duomo la tua popolarissima Madunina, chi, approfittando di un weekend libero o di un appuntamento fieristico, si perde nell’esplorazione dei tuoi negozi cool. C’è chi ti raggiunge per cercare fortuna, chi per inseguire l’amore o ancora chi vuole respirare solo un po’ di mondanità (e monossido di carbonio). Poi c’è chi solo ti invoca, chi ti sogna…
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Elezioni in Kuwait, spariscono le donne (Avvenire, 4 febbraio 2012) - L’opposizione islamista stravince le elezioni per il rinnovo del Parlamento che si sono svolte il 2 febbraio in Kuwait, conquistando 34 seggi su 50, risultato ancora più roseo delle previsioni. Annullata invece la presenza femminile: nessuna delle 23 candidate in lizza è stata eletta. Tra queste anche le quattro deputate uscenti, le prime donne a varcare la soglia dell’Assemblea Nazionale nel 2009 da quando il Kuwait, primo paese tra le monarchie petrolifere del Golfo, ha esteso il diritto di voto alle donne nel 2005.
Verso le elezioni Usa: le mogli di Paul e Romney (Libero, 4 febbraio 2012) – Nella campagna per le presidenziali il ruolo di (asporante) first lady è roba seria, e c’è modo e modo di interpretarlo. Le storie di Carol Paul e Ann Romney raccontate dal corrispondente di Libero da New York.
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Cultura al femminile: intervista alle ideatrici della libreria delle donne di Milano
Inauguriamo una serie di presentazioni di luoghi creati da donne per le donne attraverso interviste alle loro fondatrici e animatrici. Sono luoghi di incontro, scambio, creazione di senso e azione, fucine di cultura, energia, identità. Scopriremo quali forze li hanno generati, quali sono i loro obiettivi e le loro modalità di azione, quale ruolo rivestono nella società contemporanea e nella comunità in cui si collocano. Andremo alla ricerca, insomma, di reti fuori dalla rete.

Cominciamo con una realtà storica, la Libreria delle donne di Milano in via Pietro Calvi 29 (nelle foto, di Dida Biggi), per la quale risponde alle nostre domande Renata Dionigi.
Quando è nata la Libreria delle donne di Milano e a che scopo?
È nata nel 1975 da un gruppo iniziale di 15 donne, diverse per età, esperienze, interessi, con il progetto di provarsi in una impresa di sole donne e mettere in evidenza la produzione letteraria femminile, a quel tempo molto trascurata.
Chi sono le donne della Libreria?
Al nucleo iniziale si sono aggiunte altre socie che, con l’apporto di esperienze e saperi nuovi, hanno dato continuità e ampliamento al progetto: ora la libreria conta più di 60 socie.
MIpiace… al mattino quando il traffico impazza e per strada senti solo il rumore dei clacson e dei tram. Ed è sempre tardi, per tutti. Semafori rossi, rotonde spigolose, precedenza mai a destra perché a vincere è la legge del più forte e non quella dettata dal codice della strada.
Eppure…
MIpiace… vista dal finestrino di una metro. Buio, pietra, ferro. E ogni tanto la luce. E una voce registrata la precede. L’aria condizionata del vagone fa dimenticare del caldo appiccicoso del piano di sopra. Tante facce che evitano di guardarsi apertamente, tanti corpi vicini e sudaticci, tante lingue e colori. Ogni passeggero è un universo. Alcun(e), tuttavia, lasciano poco spazio all’immaginazione, almeno riguardo all’estetica. Modelle, barboni, studenti, manager, pensionati e disoccupati. E senti che il treno va e la vita di tutta quella gente per un attimo resta intrappolata in un parallelepipedo, costretta a condividere qualcosa con qualcun altro, a rinunciare temporaneamente alla propria solitudine.
WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
WOMEN AT WORK: il nostro approfondimento sul lavoro delle giovani donne
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