di Piera Mastantuono
End Fgm è la campagna europea promossa da Amnesty International Irlanda, in collaborazione con altre Ong dell’Unione Europea e lanciata il 6 febbraio 2010 in occasione della Giornata internazionale per l’abbandono delle Mutilazioni Genitali Femminili . A ottobre, nel chiostro della Casa Internazionale delle Donne, si sono ritrovate le associazioni che promuovono la campagna, come Aidos e alcune testimonial che hanno raccontato la propria esperienza diretta.
Tra le associazioni che sostengono l’appello ci sono persone delle più diverse provenienze e professioni, con un comune obiettivo: essere contro l’MGF. C’è chi trova strade originali come Ifrah Ahmed, giovane rifugiata somala, la quale ha organizzato una sfilata di moda in Irlanda, per sensibilizzare sulla questione dell’Mgf: “Noi coinvolgiamo persone giovani in modo che si possa parlare con loro delle mutilazioni. In questo modo, molto spesso, i ragazzi che scoprono cosa siano le mutilazioni genitali femminili cercano di parlarne con le madri per proteggere le sorelle più piccole affinché non subiscano la pratica.”
Si è conclusa il 13 ottobre la Wave conference, un incontro che ha avuto come scenario la capitale e che ha visto arrivare a Roma rappresentanti e volontarie dei centri antiviolenza europei. Molti i temi sul piatto, in particolare come armonizzare le pratiche usate ogni giorno nelle case rifugio per contrastare la violenza di genere e aiutare le vittime a superare i traumi subiti. Il ministro per le pari opportunità Mara Carfagna ha annunciato che entro l’anno saranno messi a bando 10 milioni di euro già stanziati dalla finanziaria del 2009 e che saranno utilizzati per potenziare la rete italiana dei centri antiviolenza, rappresentati alla conferenza dall’associazione Dire. Secondo quest’ultima mancano 54000 posti letto in tutta Europa per le donne che fuggono dalla violenza subita in famiglia e, anche in Italia, la situazione non è migliore: sono solo 500 su una richiesta di 5.700.
L’associazione Dire ha anche chiesto al governo italiano “di firmare immediatamente la Convenzione Europea per la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne, scritta a maggio a Istanbul e già firmata da 16 paesi tra cui anche Macedonia, Turchia, Slovacchia, Montenegro, per una strategia politica globale e compatta contro la violenza di genere”.
Il prossimo appuntamento internazionale è a Washington il 27 febbraio, per l’incontro mondiale dei centri antiviolenza.
Link utili: http://www.wave-network.org/start.asp?ID=23525
Il dipartimento per le Pari Opportunità ha pubblicato il bando per il finanziamento della rete antiviolenza e stalking. Sono tre milioni di euro che sono messi a disposizione di centri antiviolenza e antistalking. Il bando dà priorità alle strutture che già fanno parte della Rete nazionale antiviolenza e che partecipano al numero unico 1522. Altro requisito prioritario è l’assenza sul territorio di strutture adeguate per contrastare la violenza contro le donne. Il finanziamento segue il primo Piano nazionale contro la violenza di genere e lo stalking approvato dal ministro Mara Carfagna lo scorso novembre. Si ha tempo per presentare le domande di finanziamento fino al 21 ottobre.
Con 293 voti a favore, 250 contro e 21 astensioni – tra cui quella del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna – la Camera dei deputati approva le pregiudiziali di costituzionalità sulla legge contro l’omofobia presentata dal Partito Democratico: legge respinta. Hanno votato a favore delle pregiudiziali Pdl (con l’eccezione di Santo Versace, che ha votato no), Lega e Udc; hanno votato contro Pd, Idv, Fli.
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Lo scippo (Radio Radicale, 14 luglio 2011) – Continua lo sforzo delle parlamentari supportato dalle associazioni femminili, per provare a recuperare i soldi del tesoretto rosa, “scippato” dall’ultima finanziaria. Le immagini della manifestazione del 14 luglio davanti a Montecitorio.
Nasce la Rete delle Donne (la Repubblica, 11 luglio 2011) – “A Siena è nato un nuovo movimento delle donne”, assicura Francesca Comencini, regista, autrice teatrale. Un risveglio. “Non è un partito, ma una rete organizzata fatta di tante voci anche diverse e dissonanti che camminano nella stessa direzione”, aggiunge Serena Sapegno, docente di Letteratura italiana e di Studi di genere alla Sapienza. Ultima a parlare dal palco, Carla Fronteddu, 26enne dottoranda in Filosofia politica: “Io non sapevo cosa significava stare dentro un movimento, ma è bellissimo. Al contrario delle donne che hanno vissuto il femminismo degli anni Settanta, io e le mie coetanee siamo cresciute nel vuoto dei movimenti, dentro una società fortemente individualista che non ci ha insegnato a declinare il senso della parola noi“.
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WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
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