Hai un figlio? Niente lavoro (l’Unità, 1 aprile 2012) - Rinunciare ad avere figli. O perdere il lavoro. Questa la realtà che Chiara Valentini ci racconta nel suo ultimo libro. A parole è una scelta che tutti respingono. I fatti dicono però il contrario e il ricatto cui le donne sono sottoposte coinvolge ogni tipologia di lavoro, ogni condizione professionale. Un problema drammatico, dunque, che riguarda tutto il Paese, a partire dalle sue classi dirigenti, politiche e imprenditoriali.
Donne afghane, diritti lontani (Il Fatto Quotidiano, 1 aprile 2012) - Qualche giorno fa l’associazione Human Rights Watch ha riportato l’attenzione sul dramma delle donne afghane, spiegando che oltre 400 di loro sono oggi detenute per crimini contro la morale.Quali sono questi reati? Fuggire di casa quando vengono picchiate o stuprate dal marito, avere rapporti sessuali fuori dal matrimonio o essere accusate di adulterio. Cos’è l’adulterio? Il rapporto sessuale tra persone non sposate. Pena: dai 5 ai 15 anni di carcere. Dal 2009 esiste una legge che punisce la violenza sulle donne. Come si vede è lettera pressoché morta.
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Una saudita a Londra 2012 (la Repubblica, 22 marzo 2012) - La rivoluzione silenziosa delle donne musulmane si prepara a un nuovo passo avanti: ancora una volta protagonista della svolta è l’Arabia Saudita, paese guida della regione e nazione simbolo sul tema dei diritti femminili nell’area, essendo quella dove le donne subiscono le maggiori discriminazioni. Dopo aver concesso alle sue cittadine diritto di voto e la possibilità di sedere a pieno titolo nella Shura, l’assemblea che dà consigli al re, Riad si prepara a mandare per la prima volta un’atleta di sesso femminile alle Olimpiadi di Londra l’estate prossima.
Lavoro, cosa cambia per le donne (Il Messaggero, 22 marzo 2012) - Sono due le misure che incideranno direttamente nella vita delle donne: l’eliminazione della pratica delle dimissioni in bianco in vigore fino al governo Prodi, cancellata e poi introdotta di nuovo dall’ultimo governo Berlusconi; e la sperimentazione dei congedi di paternità obbligatori che saranno finanziati dal ministero del Lavoro.
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Dossier Quote Rosa (la Repubblica, 8 marzo 2012) - La commissione Affari Costituzionali della Camera ha votato la legge (d’ accordo tutti i gruppi tranne la Lega) che oltre ad introdurre l’ obbligo di inserire nelle liste un 30% di candidate donne nei Comuni sopra i 5 mila abitanti, offre anche la possibilità di esprimere una seconda preferenza purché a favore di un candidato di genere diverso (un uomo e una donna, o viceversa).
Le donne pitbull sfidano i partiti (il Riformista, 8 marzo 2012) - L’arcipelago delle “non necessariamente famose” si mette in moto. Dal basso, senza le firme celebri a fare da traino, l’8 marzo parte dalle donne della “Rete delle reti” pronte a fissare le regole ai partiti. Non un movimento e neppure un’organizzazione, ma uno strumento collettivo che lancia come prima iniziativa una lettera aperta ai partiti. Con due proposte difficili da rifiutare: liste con il 50 per cento delle candidature alle donne e i profili dei candidati, uomini e donne, dettagliati e trasparenti.
Giovani donne co.co.pro, le meno pagate d’Italia (Il Sole 24 Ore, 1 marzo 2012) - Le donne hanno in genere tassi di istruzione più elevati degli uomini. E invece sul fronte salariale continuano a subire una forte disparità di genere. Sia se inquadrate come co.co.pro. che come lavoratrici dipendenti. Nel primo caso il gap di stipendio è di circa la metà rispetto a quanto percepito da un collega parasubordinato (7.420 euro contro 12.735 euro). Mentre nel confronto con la busta paga di un dipendente la differenza di stipendio è di circa 3.600 euro (a tutto svantaggio della collega donna).
“Più bagni pubblici per le donne” (la Repubblica, 25 febbraio 2012) - Ogni dinastia cinese, come insegna la rivoluzione di Mao, è sempre bruciata da scintille accese nelle campagne. L’ obiettivo oggi appare meno impegnativo, ma per scuotere il potere Li Tingting ha scelto di partire da un water. Con una ventina di compagne dell’ università di Guangzhou, nota in Europa con il nome di Canton, ha espugnato un gabinetto e ha lanciato il suo slogan: “Occupy Wc”. Passa per una frivolezza, occupare una toilette può sembrare meno decisivo che impossessarsi di Wall Street. Ma i leader di Pechino hanno un senso speciale per le minacce: e già sospettano che, da uno sciacquone, il passo verso diritti più essenziali sia meno lungo di quanto appaia in Occidente.
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Al Sud disoccupazione rosa al 30% (Il Messaggero, 18 febbraio 2012) - In Italia in due anni, dal 2008 al 2010, oltre 100mila donne hanno perso il posto di lavoro. Il Mezzogiorno è un caso unico: il tasso di occupazione femminile raggiunge appena il 30,4%, rispetto al 54,8% del Centro-Nord. Un divario dal resto d’Europa di quasi trenta punti (la media europea nel 2010 e’ 58,2%).
Primo sì al divorzio breve (Il Secolo XIX, 24 febbraio 2012) – Dopo 9 anni e circa tre tentativi andati a vuoto, la proposta di legge sul divorzio breve riceve il suo prima via libera dalla commissione Giustizia della Camera. Il testo unificato messo a punto dal relatore Maurizio Paniz (Pdl), che riceve sostanzialmente un consenso `bipartisan´, prevede che il tempo della separazione, prima di ottenere il divorzio, sia di un anno (non più tre), che diventerebbero due in presenza di figli minori. In più stabilisce che la comunione tra i coniugi cessi nel momento in cui il magistrato li autorizza a vivere separati.
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WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
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Women watch delle Nazioni Unite- UN gender equality news feed ottobre 13, 2011
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