Angela Ferracci è presidente del Cido, il comitato italiano per i diritti delle persone affette da obesità e altri disturbi alimentari. Si batte affinché l’obesità sia riconosciuta come malattia, al pari di anoressia o bulimia. Oggi non è così, l’obesità è considerata un fattore di rischio, una pre-patologia, per il Servizio sanitario nazionale ma non una malattia di per sé. Gli obesi hanno così minori diritti sanitari. Per loro, a volte mancano le macchine per fare gli esami diagnostici, com’è capitato ad Angela.
Qui pubblichiamo un’intervista apparsa sulla rivista del master di giornalismo di Torino e che racconta la sua storia personale, la pratica agonistica interrotta, i chili che diventano sempre di più, l’incontro con medici poco comprensivi e la discriminazione. Perché è questo che Angela e quelli come lei devono subire: continue discriminazioni, sul lavoro, negli sport, nelle relazioni.
Angela è tra le nuove collaboratrici di Woman’s Journal, insieme a Giovanna Lacedra, che conoscerete presto. Anche Giovanni ha molto da dire sul problema peso e del rapporto con il cibo. Guarda le foto di Angela
Donne segregate (la Repubblica, 8 novembre 2011) - Tutti rigorosamente separati – davanti i maschi, sul retro le femmine – quando si sale sul bus municipale. Così dettano le usanze, nel rione di Brooklyn popolato dalla comunità tradizionalista degli ebrei hassidici. E finora gli altri si sono adeguati, accettando anche la sospensione della linea B110 dal venerdì sera fino alla domenica mattina per non turbare la celebrazione del sabato ebraico. Ma per la prima volta una “intrusa” ha deciso di sfidare i costumi della comunità ultraortodossa.
3500 mogli (La Stampa, 7 novembre 2011) - Dopo trent’anni di politica del figlio unico, che vede la maggior parte delle famiglie cinesi autorizzate ad avere un solo figlio, la Cina si ritrova ad affrontare le impreviste conseguenze del modo in cui ha scelto di ridurre la popolazione. La nota scarsità di donne sta portando all’aumento di agenzie matrimoniali che procurano mogli straniere a scapoli disposti a pagare. Si tratta di agenzie che agiscono in modo legale e aperto e che offrono in particolare donne vietnamite a uomini delle campagne cinesi, promettedone la verginità e docilità e la sostituzione con altre ragazze se dovessero fuggire.
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Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama compie un passo verso la parificazione dei matrimoni omosessuali ed eterosessuali, annunciando che sosterrà la proposta di abolizione del Defense of Marriage Act avanzata dalla senatrice della California Dianne Feinstein. La legge, varata nel 1996, permette agli stati della federazione di celebrare regolarmente matrimoni tra persone dello stesso sesso, ma solo se concedono benefici federali alle coppie eterosessuali; inoltre, definisce il matrimonio un’unione tra persone di sesso opposto e permette a uno stato di considerare illegale i matrimoni gay celebrati in un altro stato.
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Il primo rapporto di UN Women, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere, evidenzia la sostanziale mancanza di equità nei diritti tra donne e uomini nel mondo e denuncia le difficoltà che milioni di donne incontrano nel cammino verso la giustizia. Pur nella tendenza a un generale miglioramento, molti paesi, inclusi alcuni europei, hanno una legislazione carente su crimini come la violenza domestica o l’abuso sessuale da parte del partner, non garantiscono l’equilibrio retributivo tra i generi e investono poco in politiche finalizzate al raggiungimento dell’uguaglianza. Il rapporto suggerisce alcuni provvedimenti che i governi possono prendere per intervenire concretamente e contribuire a raggiungere un equilibrio.
WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
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- The Seimas discussed relevant matters of equal opportunities for women and men maggio 9, 2012
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- EIGE conducts research and facilitates discussions on gender training in the European Union febbraio 22, 2012
Women watch delle Nazioni Unite- UN gender equality news feed ottobre 13, 2011
Unifem news- 16 Days of Activism: Gazans Rally Together at Festival to Combat Gender Violence (News) dicembre 9, 2010
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- La Iniciativa Di NO–ÚNETE para Poner Fin a la Violencia contra las Mujeres Registra Más de 1 Millón de Acciones (Informe de prensa) novembre 25, 2010
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Sovrappeso quindi più povere, anche questa è violenza sulle donne
Di Angela Ferracci, presidente Cido (comitato italiano per i diritti delle persone obese) ed esperta in patient advocacy
Da uno studio del Journal of applied psychology, e, poi ripreso da Forbes, le donne “molto magre” guadagnano circa 22mila dollari (circa 15mila euro) in più delle loro “colleghe normopeso”, e inoltre, più i chili aumentano, più diminuiscono i salari. Timothy A. Judge della University of Florida, e Daniel M. Cable della London Business School hanno messo in relazione il reddito al peso corporeo. Da questa analisi è emerso che non solo le donne guadagnano meno se pesano “il giusto” ma sono addirittura punite se in sovrappeso. Quello che rende questo studio ancora più triste è il fatto che l’aumento di peso influisce molto sul reddito femminile, mentre su quello maschile non ha effetti rilevanti. In pratica, i chili di troppo, discriminano anche sul luogo di lavoro. Al tradizionale “gender wage gap”, il differenziale salariale fra maschi e femmine, ora bisogna parlare anche il “gender and weight wage gap”. Gap , influenzato, non solo dalla differenze di genere, ma anche da quelle di peso.
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