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Di Angela Ferracci, presidente Cido (comitato italiano per i diritti delle persone obese) ed esperta in patient advocacy

Da uno studio del Journal of applied psychology, e, poi ripreso da Forbes, le donne “molto magre” guadagnano circa 22mila dollari (circa 15mila euro) in più delle loro “colleghe normopeso”, e inoltre, più i chili aumentano, più diminuiscono i salari. Timothy A. Judge della University of Florida, e Daniel M. Cable della London Business School hanno messo in relazione il reddito al peso corporeo. Da questa analisi è emerso che non solo le donne guadagnano meno se pesano “il giusto” ma sono addirittura punite se in sovrappeso. Quello che rende questo studio ancora più triste è il fatto che l’aumento di peso influisce molto sul reddito femminile, mentre su quello maschile non ha effetti rilevanti. In pratica, i chili di troppo, discriminano anche sul luogo di lavoro. Al tradizionale “gender wage gap”, il differenziale salariale fra maschi e femmine, ora bisogna parlare anche il “gender and weight wage gap”. Gap , influenzato, non solo dalla differenze di genere, ma anche da quelle di peso.

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Angela Ferracci è presidente del Cido, il comitato italiano per i diritti delle persone affette da obesità e altri disturbi alimentari. Si batte affinché l’obesità sia riconosciuta come malattia, al pari di anoressia o bulimia. Oggi non è così, l’obesità è considerata un fattore di rischio, una pre-patologia, per il Servizio sanitario nazionale ma non una malattia di per sé. Gli obesi hanno così minori diritti sanitari. Per loro, a volte mancano le macchine per fare gli esami diagnostici, com’è capitato ad Angela.

Qui pubblichiamo un’intervista apparsa sulla rivista del master di giornalismo di Torino e che racconta la sua storia personale, la pratica agonistica interrotta, i chili che diventano sempre di più, l’incontro con medici poco comprensivi e la discriminazione. Perché è questo che Angela e quelli come lei devono subire: continue discriminazioni, sul lavoro, negli sport, nelle relazioni.

Angela è tra le nuove collaboratrici di Woman’s Journal, insieme a Giovanna Lacedra, che conoscerete presto. Anche Giovanni  ha molto da dire sul problema peso e del rapporto con il cibo. Guarda le foto di Angela

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Donne segregate (la Repubblica, 8 novembre 2011) - Tutti rigorosamente separati – davanti i maschi, sul retro le femmine – quando si sale sul bus municipale. Così dettano le usanze, nel rione di Brooklyn popolato dalla comunità tradizionalista degli ebrei hassidici. E finora gli altri si sono adeguati, accettando anche la sospensione della linea B110 dal venerdì sera fino alla domenica mattina per non turbare la celebrazione del sabato ebraico. Ma per la prima volta una “intrusa” ha deciso di sfidare i costumi della comunità ultraortodossa.

3500 mogli (La Stampa, 7 novembre 2011) - Dopo trent’anni di politica del figlio unico, che vede la maggior parte delle famiglie cinesi autorizzate ad avere un solo figlio, la Cina si ritrova ad affrontare le impreviste conseguenze del modo in cui ha scelto di ridurre la popolazione. La nota scarsità di donne sta portando all’aumento di agenzie matrimoniali che procurano mogli straniere a scapoli disposti a pagare. Si tratta di agenzie che agiscono in modo legale e aperto e che offrono in particolare donne vietnamite a uomini delle campagne cinesi, promettedone la verginità e docilità e la sostituzione con altre ragazze se dovessero fuggire.

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Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama compie un passo verso la parificazione dei matrimoni omosessuali ed eterosessuali, annunciando che sosterrà la proposta di abolizione del Defense of Marriage Act avanzata dalla senatrice della California Dianne Feinstein. La legge, varata nel 1996, permette agli stati della federazione di celebrare regolarmente matrimoni tra persone dello stesso sesso, ma solo se concedono benefici federali alle coppie eterosessuali; inoltre, definisce il matrimonio un’unione tra persone di sesso opposto e permette a uno stato di considerare illegale i matrimoni gay celebrati in un altro stato.

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Il primo rapporto di UN Women, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere, evidenzia la sostanziale mancanza di equità nei diritti tra donne e uomini nel mondo e denuncia le difficoltà che milioni di donne incontrano nel cammino verso la giustizia. Pur nella tendenza a un generale miglioramento, molti paesi, inclusi alcuni europei, hanno una legislazione carente su crimini come la violenza domestica o l’abuso sessuale da parte del partner, non garantiscono l’equilibrio retributivo tra i generi e investono poco in politiche finalizzate al raggiungimento dell’uguaglianza. Il rapporto suggerisce alcuni provvedimenti che i governi possono prendere per intervenire concretamente e contribuire a raggiungere un equilibrio.

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