Da oltre dieci anni la performance scolastica delle donne è migliore di quella degli uomini. Secondo l’informativa Istat 8 marzo: giovani donne in cifre relativa al 2009-2010, le giovani si laureano prima, in numero maggiore (115.974 contro 76.384), ottengono più borse di studio e fanno più viaggi di studio all’estero durante l’università, inoltre leggono più libri nel tempo libero, visitano più musei, mostre e monumenti e vanno a teatro più spesso.
Nonostante questo, tra loro si registrano un minore tasso di occupazione, una maggiore diffusione dei contratti a tempo determinato e del lavoro part time e un livello salariale inferiore rispetto a quelli che si riscontrano tra i coetanei maschi.
Cerchiamo di capire perché assieme ad Annalisa Murgia, ricercatrice dell’Università di Trento specializzata in sociologia del lavoro,
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La cura della famiglia è una delle principali attività degli italiani. Secondo i dati dell’ultimo rapporto Istat sulla conciliazione, pubblicato a fine dicembre,
sono 15 milioni 182 mila (il 38,4% della popolazione tra i 15 e i 64 anni) le persone che nel 2010 dichiarano di prendersi regolarmente cura di figli coabitanti minori di 15 anni, oppure di altri bambini, di adulti malati, disabili o di anziani. Il 27,7% delle persone tra i 15 e i 64 anni ha figli coabitanti minori di 15 anni, il 6,7% si prende regolarmente cura di altri bambini e l’8,4% di adulti o anziani bisognosi di assistenza. Le donne sono coinvolte in questo tipo di responsabilità di cura più spesso degli uomini (42,3% contro il 34,5%) e anche per questo risulta più bassa la loro partecipazione al mercato del lavoro. Tra le madri di 25-54 anni, la quota di occupate è pari al 55,5%, mentre tra i padri raggiunge il 90,6%.

Qui non parleremo delle lacrime della Fornero: sinceramente, troppo rumore per nulla. A noi (a me) hanno dato anche fastidio….
I dieci buoni motivi di Lidia Ravera per tornare in piazza insieme a Se non ora quando, domenica 11 dicembre – Se non le donne chi? Il fatto quotidiano, 4 dicembre
Se ve lo siete perse, leggete l’approfondimento dell’Economist sulla condizione femminile nei paesi spazzati dalla primavera araba. Si può parlare davvero di primavera per le donne? La primavera araba e le donne, Il post, 21 ottobre
È duro immaginare una carriera e un figlio quando sei giovane, precaria e non hai diritto ad alcun assistenza dallo Stato. Assofamiglia (un’iniziativa di Cisl, Acli e Confcooperative) presenta i risultati di una ricerca condotta sul campo dal 2007 al 2009 attraverso il proprio sportello online di consulenza, in un incontro organizzato dalla provincia di Milano che si svolgerà mercoledì 14 settembre a palazzo Isimbardi (via Vivaio, 1) dalle 16 alle 18. (Nel video l’inchiesta “Maternità precaria” di Martina Proietti e Giovanni Pompili che ha vinto il premio Ilaria Alpi 2011 – sezione giovani)
Mentre il governo scippa la borsetta alle italiane facendo sparire i fondi risparmiati con il prolungamento dell’età pensionabile delle donne nel settore pubblico (leggi l’articolo su Woman’s Journal), su The New York Times Katrin Bennhold spiega la prosperità della Norvegia come effetto dell’alto tasso di occupazione femminile:
“Women,” says the union leader, Mie Opjordsmoen of the Norwegian Confederation of Trade, a mother of two. “Norwegian women work, pay taxes and have babies. That’s our secret.”
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WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
WOMEN AT WORK: il nostro approfondimento sul lavoro delle giovani donne
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Women watch delle Nazioni Unite- UN gender equality news feed ottobre 13, 2011
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- L’initiative Dites NON – Tous UNiS pour mettre fin à la violence contre les femmes enregistre plus d’un million d’actions (Communiqué de presse) novembre 25, 2010
- La Iniciativa Di NO–ÚNETE para Poner Fin a la Violencia contra las Mujeres Registra Más de 1 Millón de Acciones (Informe de prensa) novembre 25, 2010
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