È la domanda a cui le relatrici al convegno organizzato dall’associazione Pulitzer, e che si svolgerà il 25 novembre alle ore 17,30 all’Università Sapienza di Roma, cercheranno di rispondere. Perché siamo un paese “dove le giovani sognano di diventare veline, dove grazie alla politica abbiamo imparato che cosa sono le escort e, grazie alla tv e alla pubblicità, siamo convinti che il modello femminile al quale assomigliare sia quello di una bambola di gomma, tanto perfetta e lucida, quanto finta ed effimera ” si legge sulla locandina che sponsorizza l’evento? A districarsi nel delicato tema della rappresentazione femminile, tra tv, giornali e pubblicità, ci proveranno relatrici di tutto rispetto, come Loredana Lipperini (giornalista e scrittrice autrice tra gli altri di “Ancora dalla parte delle bambine” e “Non è un paese per vecchie”), Giovanna Cosenza (semiologa e blogger), Lucia Visca (a capo del coordinamento pari opportunità della Federazione nazionale della stampa, Fnsi), tra le altre. Il dibattito sarà preceduto dalla proiezione del Corpo delle donne di Lorella Zanardo.
Una raccolta di momenti “indimenticabili” su Berlusconi e la sua visione (pubblica) delle donne e del sesso.
Come ti conquisto una bella ragazza
di Carlotta Addante
E’ ufficiale, le donne tornano in piazza. Dopo il successo dello scorso 13 febbraio il comitato “Se non ora quando” nato dalle sinergie di altri movimenti d’opinione femminile – tra cui la capofila “Di Nuovo” (nella foto la manifestazione a Torino)- ha deciso di riunire ancora una volta le donne proprio nel giorno della loro festa.
Al posto della classica mimosa, quest’anno il simbolo della giornata delle donne sarà un fiocco rosa da mettere dove si vuole per ridare valore a questa occasione in vista anche del compleanno dell’Italia. Questa la decisione del comitato, anche se poi sulla pagina Facebook di “Se non ora quando” si trovano pareri discordanti sul lasciare a casa la storica mimosa in favore del fiocco.
Le donne alzano la testa e battono i pugni. Anche nella redazione del Sole 24 Ore, dove le giornaliste donne, critiche nei confronti di un editoriale così commentano la linea del giornale e la manifestazione del 13 febbraio (nella foto Milano, polisblog.it):
Caro direttore,
ti scriviamo per prendere nettamente le distanze dal fondo del giornale di domenica 13 febbraio che, a cominciare dal titolo “Sciarpe e mutande e in mezzo il niente”, riteniamo cerchiobbottista, qualunquista e soprattutto offensivo di quanti/e non solo domenica, ma nella quotidianità della propria vita, difendono non a parole, ma con i fatti, la dignità della persona.
Le donne e gli uomini scendono in piazza, a decine di migliaia, per chiedere che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi si dimetta dopo le rivelazioni sulle sue abitudini sessuali emerse nell’indagine in corso alla procura di Milano per concussione e prostituzione minorile. Domenica, in piazza del Popolo a Roma (nella foto), si sono radunate centinaia di migliaia di persone. Ci sono stati cortei in altre 230 città italiane e anche straniere.
Leggi gli articoli del Corriere
WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
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