Una saudita a Londra 2012 (la Repubblica, 22 marzo 2012) - La rivoluzione silenziosa delle donne musulmane si prepara a un nuovo passo avanti: ancora una volta protagonista della svolta è l’Arabia Saudita, paese guida della regione e nazione simbolo sul tema dei diritti femminili nell’area, essendo quella dove le donne subiscono le maggiori discriminazioni. Dopo aver concesso alle sue cittadine diritto di voto e la possibilità di sedere a pieno titolo nella Shura, l’assemblea che dà consigli al re, Riad si prepara a mandare per la prima volta un’atleta di sesso femminile alle Olimpiadi di Londra l’estate prossima.
Lavoro, cosa cambia per le donne (Il Messaggero, 22 marzo 2012) - Sono due le misure che incideranno direttamente nella vita delle donne: l’eliminazione della pratica delle dimissioni in bianco in vigore fino al governo Prodi, cancellata e poi introdotta di nuovo dall’ultimo governo Berlusconi; e la sperimentazione dei congedi di paternità obbligatori che saranno finanziati dal ministero del Lavoro.
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Una donna boss di Cosa Nostra (Avvenire, 30 novembre 2011) - Gestiva un bar nella capitale, ma in realtà secondo gli inquirenti sarebbe stata al centro della cosca di Brancaccio. Nunzia Graviano, sorella dei più noti boss Filippo e Giuseppe è stata arrestata nella notte di martedì a Roma, dove gestisce un bar nel quartiere africano. Secondo gli investigatori a distanza di anni dall’arresto dei fratelli la donna avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella gestione del mandamento di Brancaccio. Simbolo del suo potere, come hanno raccontato gli investigatori in conferenza stampa, è la partenza in fretta e furia il giorno della vigilia di Natale dell’anno scorso per Roma di uno degli arrestati di martedì notte, Giuseppe Arduino. Dalle intercettazioni emerge come l’uomo debba consegnare “almeno 10 mila euro” nella Capitale. Arduino parte in auto, si ferma sotto casa di Nunzia Graviano, le consegna generi alimentari e secondo la Procura anche del denaro e dopo 15 minuti si rimette in auto e rientra Palermo.
Rosa che si ribellò all’onore (l’Unità, 28 novembre 2011) - ”Volevano farmi uccidere da mio fratello perché, pensavano, siccome siamo riusciti a farlo dichiarare disabile, poi non verrà condannato… Lo decise mio padre ad una riunione insieme con altri parenti”. Non è un romanzo dark, è pura realtà. E’ la dichiarazione della pentita Rosa Ferraro, al processo “all Inside” contro i mammasantissima rosarnesi, la cosca Pesce.
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Il più grande ateneo dell’Arabia Saudita riservato alle donne, la Princess Nora bint Abdulrahman University di Riyad, che quest’anno è stata lo scenario di una protesta studentesca in seguito alla bocciatura del 70% delle candidate all’esame di inglese, aprirà tra due mesi il nuovo campus inaugurato a maggio alla presenza del re Abdullah Bin Abdul-Aziz. La nuova area accoglierà 30.000 studentesse e impiegherà solo dipendenti donne. I pochi docenti uomini faranno lezione attraverso video e gli spostamenti saranno garantiti da una monorotaia automatizzata per rispettare il divieto di guidare imposto alle donne nel paese (leggi Manal non è sola al volante, le iniziative contro il divieto saudita su Woman’s Journal).
Cambia il vento? (Il Fatto, 23 giugno 2011) – Continuano le polemiche sul manifesto per la festa dell’Unità iniziata il 23 giugno a Caracalla: da un lato ritrae il busto – tagliato verticalmente a metà – di un uomo con la cravatta svolazzante; e dall’altro, un paio di gambe femminili che il vento scopre fino a mezza coscia facendo alzare la gonna. Disegno che ammicca a Marylin, ma che non è piaciuto per nulla alle donne del comitato ”Se non ora quando”. Ma c’è anche chi crede che “non sarà una minigonna a trasformare una donna in Nicole Minetti”.
La disobbedienza civile delle donne saudite (Il Messaggero, 18 giugno 2011) - Il web è ancora una volta terreno delle donne. Ma di virtuale ha ben poco: il tam tam su Facebook e Twitter ha permesso alle donne saudite di organizzare la prima grande manifestazione ufficiale dal lontano 1991 sfidando l’assurdo divieto di guida, squisitamente riservato al genere femminile.
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Il ministro francese dell’Università e ricerca Valérie Pécresse spiega il machismo d’Oltralpe (La Repubblica, 6 Giugno 2011) – Il potere, sostiene l’esponente dell’esecutivo di Sarkozy, viene esercitato nella sfera sessuale almeno su tre livelli di comportamento, e non solo quello politico. “C’è la seduzione, che nel mondo latino non è considerata oltraggio ai diritti della persona. Poi vengono le molestie, morali, psicologiche, fisiche, finanziarie. Al terzo livello c’è lo stupro. In un paese come la Francia, dice poi il ministro, dove l’85 per cento dei politici sono uomini, ci sono comportamenti machisti.
Il batterio alimentare colpisce più le donne (Corriere della Sera, 6 giugno 2011) – I veicoli dell’Escherichia Coli sono le verdure crude, come l’insalata. Questo potrebbe essere uno dei motivi, spiega Alfredo Caprioli, responsabile del laboratorio di riferimento per l’Escherichia Coli dell’Istituto Superiore di Sanità, per cui a essere colpite dall’infezione che in questi giorni si sta diffondendo in Germania settentrionale. I consumatori di verdura fresca infatti sono principalmente donne. Inoltre, sono le donne a passare maggior tempo in cucina, e dunque a essere più esposte al batterio. La maggiore sensibilità femminile potrebbe poi essere causata, dice Caprioli, a ragioni da accertare.
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WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
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Women watch delle Nazioni Unite- UN gender equality news feed ottobre 13, 2011
Unifem news- 16 Days of Activism: Gazans Rally Together at Festival to Combat Gender Violence (News) dicembre 9, 2010
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