Corpo, sesso e società nell’ultimo libro di Pat Carra
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“Tu non conosci il tuo corpo.” “Nessuno ci ha mai presentati.” Comincia così l’ultimo libro di Pat Carra, Sex of humour, pubblicato a settembre 2011 da Fandango Libri, una raccolta di vignette sul tema della sessualità raccontata nella lingua ironica, disincantata e poetica delle donne. Sono 144 pagine di storie, riflessioni appuntite, battute amare, parole di tolleranza e sovversione, annunci a luci rosse. Ci sono dentro corpi, suore e burqa, letti e divani, coppie e amiche, Veronica Lario che “sputa finalmente il rospo”, madri, insegnanti, oculiste esibizioniste… Il tono è gentile ma deciso, gli strumenti matita e sguardo critico, il soggetto il sesso come elemento e metafora del rapporto tra uomini e donne, il risultato lo svelamento e il ribaltamento delle dinamiche tradizionali dei rapporti tra i generi, con la cronaca e la politica a intessere la trama di ogni illustrazione. La lettura è un piacere, pur non essendo evasione, è benefica, fortificante.
di Clarissa Monnati
Se le donne fossero presenti nel mercato del lavoro in numero maggiore, l’economia italiana girerebbe meglio. È questa la tesi che Alessandra Casarico e Paola Profeta, entrambe professoresse alla Bocconi di Milano, sostengono in Donne in attesa. L’Italia delle disparità di genere (EGEA). Lasciare le donne ai margini, confinarle o rimandarle a casa, è uno spreco di talenti.
Il libro, uscito nel 2010, non ha perso d’attualità. Infatti il basso tasso di occupazione femminile in Italia, e la sua ulteriore diminuzione in seguito alla nascita dei figli, è stato il tema di una delle tracce che gli studenti del liceo linguistico hanno dovuto affrontare il 23 giugno nella seconda prova degli esami di maturità.
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Le associazioni femminili sono sul piede di guerra. I 4 miliardi di euro di risparmio che matureranno nei prossimi 10 anni per l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego saranno usati dal Governo nel 2011 per ripianare buchi di bilancio nella Sanità e dei Comuni. Nulla alle donne, come promesso dal Governo con il decreto legge n. 78 del 2010 (leggi l’articolo di WJ), che diceva di destinare tali fondi a “interventi dedicati a politiche sociali e familiari, con particolare attenzione alla non autosufficienza e all’esigenza di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare delle lavoratrici”.
Il tema è di particolare attualità. L’ultimo rapporto dell’Istat sulla situazione del Paese presentato lunedì evidenzia come le donne sono sempre più emarginate dal mercato del lavoro e sulle loro spalle ci siano quasi la totalità dei lavori domestici e di cura, di bambini e anziani (leggi l’articolo di Repubblica). Per questo, misure che aiutino a conciliare vita familiare e lavorativa sono determinanti per la vita delle donne. Per una volta i soldi ci sono, non vanno cercati. Sono già 40 le associazioni che hanno firmato l’appello che segue, grande assente Se non ora quando, il comitato che ha dato vita alla mobilitazione femminilie dello scorso febbraio (nella foto piazza del Popolo a Roma).
QUATTRO MILIARDI (ERANO) TUTTI PER NOI:
GIU’ LE MANI DAI FONDI GENERATI DALL’AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE DELLE DONNE
E’ in atto un grave furto alle donne italiane, che rischia di passare inosservato.
Il Governo, con l’aumento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego (come da standard europei), si era impegnato ad utilizzare i risparmi che ne derivano – 4 miliardi circa in dieci anni – per interventi dedicati a favorire l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, per la conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro e per il fondo non autosufficienza.Quattro miliardi nei primi dieci anni e, dopo, 242 milioni di euro a regime ogni anno: sono cifre che mai le donne italiane hanno potuto anche solo sognare.
Dobbiamo difendere questo tesoro: consentirebbe alle donne italiane e a tutto il Paese di rimettersi in marcia verso gli obiettivi europei, non solo in termini di equiparazione femminile, ma anche di crescita economica. L’Italia stenta a crescere e non può quindi ignorare ciò che è universalmente riconosciuto: il miglior ricostituente per lo sviluppo è un tasso di occupazione femminile elevato.
Quando gli uomini fuggono, intervista a Lorella Zanardo (seconda parte)
Ci si può divertire senza farsi umiliare…
Oggi lei porta nelle scuole il progetto Nuovi occhi per la tv, non ne parla molto sul blog, sta preparando un libro?
Nessun libro, è vero non ne scrivo molto ma non c’è una strategia. Il blog, ha una dimensione più intimista rispetto agli incontri nelle scuole.
Chi la invita?
Insegnanti e direttori scolastici.
Raccoglie anche critiche?
Sì certo. Mi espongo e quindi, ricevo anche critiche. È la differenza con chi sta dietro le quinte e non si fa vedere. È l’aspetto che la gente apprezza di me.
Ci racconti qualche perplessità.
A volte i ragazzi non capiscono il mio lavoro, c’è rigidità specialmente negli istituti tecnici. In una scuola di moda le ragazze mi aspettavano con le braccia conserte, con aspettativa e paura, probabilmente intuendo un dibattito che smontasse i loro idoli della tv. Ma io le ho spiazzate. Non sono una bacchettona, chi segue il mio lavoro lo sa.
Ho raccontato di aver visto la sera prima – ed era vero – uno spettacolo di teatro danza di un’artista che ha ballato nuda per 40 minuti. Era meravigliosa, perché il suo corpo raccontava una storia. Così ho attirato la loro attenzione e sono riuscita a comunicare. A quel punto incomincia il dibattito su cosa vediamo veramente in televisione, cercando di innalzare la consapevolezza.
I ragazzini maschi mi stupiscono, sono molto critici, più moderni rispetto agli uomini adulti, più europei. Mi dicono: “questa televisione offende anche noi; le ragazze ci piacciono ma questo modo di rappresentarle fa pensare che abbiamo solo una cosa in testa, tutto il giorno, mentre noi siamo anche altro”.
Ma internet non è più utilizzato della tv?
È presente, ma la tv è ancora molto seguita. I programmi più visti sono Uomini e donne e il Grande Fratello, poi un po’ tutti gli altri. Gli insegnanti mi confidano poi che è diventato un problema catturare l’attenzione dei ragazzi, perché la tv la fa da padrona nell’inviare messaggi. È ancora molto radicata la convinzione che “se lo dice la tv allora è vero”. Tutta la chirurgia estetica che passa in televisione è percepita come positiva. Mi viene da piangere con quelli che obiettano che si può comunque sempre scegliere. Chi dice così non ha più contatto con la realtà. Una di 15 anni che è davanti alla televisione da sola da quando ha 4 anni, non sceglie, sta lì. La scelta è un gesto elitario, che presuppone un percorso educativo.
La velina è un modello per molte?
Per qualcuna sì, ma è un mito molto pompato.
Differenze tra le ragazze e ragazzi del nord e sud Italia?
No, non ne vedo. Milano è un po’ retrograda. La regione più avanti è la Toscana anche se non so per quali ragioni.
C’è un ritorno a ruoli stereotipati per maschi e femmine?
Non so dire. Certo è che la tv in questo fa un disastro, propone la donna in un modo servile, subordinata. La gravità di Striscia la notizia non sono le veline, ma il fatto che sono state in ginocchio per 23 anni. L’aspetto simbolico ha il suo peso.
Segnalato da Clarissa Monnati
Le donne italiane si risvegliano. Perché? Perché siamo un paese dove le oppportunità per il “gentil” sesso sono poche: poco lavoro, pochi servizi, molto lavoro domestico e di cura ma le italiane stanno zitte, non si lamentano. Almeno fino all’altro ieri perché la grande manifestazione di piazza del 13 febbraio è stata contro il presidente del Consiglio, ma anche per rivendicare una parità per diversi aspetti ancora da realizzare. E anche gli uomini incominciano a farsi sentire.
Non che sia stato inventato qualcosa, semplicemente è venuto a galla un problema, si è aperto il sipario mediatico sull’universo delle questioni di genere. Grande sorpresa! Eppure da anni, nel sottobosco della rete, della cultura e della società, ferve il confronto sulla condizione femminile in Italia, la rappresentazione mediatica delle donne, la loro posizione nel mercato del lavoro, lo stato dei loro diritti.
WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
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