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	<title>WOMAN&#039;s JOURNAL</title>
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		<title>Roma in corsa contro il tumore al seno: prima tappa della Race for the Cure</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:35:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clarissa Monnati</dc:creator>
				<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[race for the cure]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a rel="attachment wp-att-8475" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/05/18/roma-in-rosa-per-combattere-i-tumori-al-seno-prima-tappa-della-race-for-the-cure/race-for-the-cure_partenza-2011_tagliata-2/"></a></p> <p style="text-align: left;">Da oggi a domenica 20 maggio Roma accoglie la <a href="http://www.raceforthecure.it/" target="_blank">Race for the Cure</a>, l’incontro ormai tradizionale organizzato dall’associazione Susan Komen Italia per sensibilizzare e informare le donne sul tumore al seno, ma anche per raccogliere fondi e manifestare solidarietà alle donne colpite dalla malattia.</p> <p>Già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a rel="attachment wp-att-8475" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/05/18/roma-in-rosa-per-combattere-i-tumori-al-seno-prima-tappa-della-race-for-the-cure/race-for-the-cure_partenza-2011_tagliata-2/"><img class="aligncenter size-full wp-image-8475" title="Race for the Cure_Partenza 2011_Tagliata" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/Race-for-the-Cure_Partenza-2011_Tagliata1.jpg" alt="" width="450" height="233" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Da oggi a domenica 20 maggio Roma accoglie la <a href="http://www.raceforthecure.it/" target="_blank">Race for the Cure</a>, l’incontro ormai tradizionale organizzato dall’associazione Susan Komen Italia per <strong>sensibilizzare e informare le donne sul tumore al seno</strong>, ma anche per <strong>raccogliere fondi e manifestare solidarietà</strong> alle donne colpite dalla malattia.<span id="more-8461"></span></p>
<p>Già da oggi, nel Villaggio della salute alle Terme di Caracalla, sarà possibile partecipare a seminari sulla <strong>prevenzione</strong> e sugli effetti di stili alimentari e comportamenti a rischio (come il fumo) ed esami gratuiti di <strong>screening </strong>dei tumori della pelle e delle patologie della tiroide.</p>
<p>Domenica mattina alle 10 partirà la corsa di 5 chilometri, dalle Terme di Caracalla al Colosseo, che potrà trasformarsi in una passeggiata di 2 chilometri per chi non se la sente di correre. Alle donne che hanno combattuto o stanno combattendo il tumore saranno dati un capellino e una maglietta rosa, una visibilità tutta tesa a dimostrare che <strong>dalla malattia si può guarire</strong>.</p>
<p>Giunta alla tredicesima edizione, nel corso della sua storia la Race for the Cure ha raccolto oltre 1.500.000 euro che sono stati destinati alla lotta ai tumori del seno. Come si legge sul sito della manifestazione:</p>
<blockquote><p>Tra questi, corsi di aggiornamento per operatori sanitari; programmi di educazione alla prevenzione per donne sane e studenti; servizi clinici per il recupero del benessere psico-fisico delle donne operate ed acquisto di apparecchiature di diagnosi e cura delle neoplasie del seno.</p></blockquote>
<p>I prossimi appuntamenti con la Race for the Cure sono a <strong>Bari</strong> dal 25 al 27 maggio, <strong>Bologna</strong> dal 28 al 30 settembre e <strong>Napoli</strong> dal 5 al 7 ottobre.</p>
<p><em>Foto (Susan G. Komen Italia): la partenza della Race for the Cure 2011.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Intervista-mi</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 10:05:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dina</dc:creator>
				<category><![CDATA[WJ blog_mipiace]]></category>
		<category><![CDATA[Chanel]]></category>
		<category><![CDATA[colloquio]]></category>
		<category><![CDATA[cv]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Busso alla porta socchiusa.</p> <p>“Avanti!” una voce dall&#8217;interno, affabile e pacata, mi invita ad entrare. Varco la soglia. Una donna seduta dietro una scrivania mi chiede di avvicinarmi. Dal suo sguardo capisco che devo sedermi. Sì, annuisce quando mi vede spostare la sedia.</p> <p>Tolgo la giacca, fa caldo. Poggio a terra la borsa. Eppure da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Busso alla porta socchiusa.</p>
<p>“Avanti!” una voce dall&#8217;interno, affabile e pacata, mi invita ad entrare. Varco la soglia. Una donna seduta dietro una scrivania mi chiede di avvicinarmi. Dal suo sguardo capisco che devo sedermi. Sì, annuisce quando mi vede spostare la sedia.</p>
<p>Tolgo la giacca, fa caldo. Poggio a terra la borsa. Eppure da qualche parte a casa devo avere uno di quei <em>poggia-borsa</em> che ora si usano tanto. Sì, da qualche parte, ma non qui.</p>
<p>Lei si schiarisce la voce e, intanto, batte ritmicamente la sua penna a sfera – presumo sia caricata con inchiostro nero, le si addice – sul piano davanti. Sfoglia un quaderno, uno di quelli che, una volta chiusi, sono bloccati da un elastico. Sbircio i suoi fogli. La grafia è appuntita e di piccole dimensioni. Quanti post-it! Appunti su appunti, deve avere un sacco di impegni, di appuntamenti da ricordare, di idee ancora in stato embrionale. Ma perché ho accettato di venire qui? Avrei fatto meglio a restarmene a letto. No, no&#8230; ma cosa penso? Sarà che non ho ancora fatto colazione, che ho bisogno di un caffè.</p>
<p><span id="more-8458"></span>Guardo il suo viso. Gli occhiali le scivolano sul naso. Ha gli occhi distratti da alcuni segni grafici per me incomprensibili. E sfoglia, sfoglia&#8230; Quel suo gesto mi inquieta. Ad ogni pagina che muove sento che sto per cadere, ho le vertigini, ma forse è più come un vuoto d&#8217;aria, come quando sulla ruota panoramica la velocità aumenta improvvisamente e dal basso ti ritrovi subito in cima. Ostento una tranquillità che non ho, imposto un&#8217;espressione che non rientra nel mio repertorio. Mi fingo un&#8217;altra, per difesa, per timore di quello che dirà, che dirò.</p>
<p>Richiude il quaderno, un altro vuoto d&#8217;aria. Stavolta più intenso, so che è questione di secondi e poi comincerà a parlare&#8230;</p>
<p>“Si metta a sua agio, vorrei rivolgerle solo qualche domanda. Sarò rapida. Così proviamo a trarre qualche coordinata da questo calderone di esperienze.”</p>
<p>Mi sistemo sulla sedia corrugando il viso in un sorriso falso. Eppure ero già seduta comoda, perché questo gesto? Uno sguardo alle mie mani contratte sulle ginocchia e uno sulle sue che stringono la penna la cui punta è nascosta dal tappo. Uno sguardo ai libri poggiati all&#8217;estremità destra della sua scrivania, alcuni ancora incellophanati, e uno alle buste da lettera sparse alla sua sinistra, la sua posta. Velocemente. Gli occhi vagano scattanti da un punto all&#8217;altro. E ancora&#8230; uno sguardo ai libri dietro la sua figura e uno al suo viso concentrato. Uno sguardo al retro del monitor del computer e uno&#8230;</p>
<p>“Vorrei iniziare subito con un quesito,” dice. E il mio sguardo si blocca su una cartolina che fuoriesce dal pacchetto di buste bianche. “Ha una semiretta, con origine dal punto 0, su cui sono sono indicati i numeri 1, 2, 3 e 5. Deve collocarmi, dove lo ritiene più opportuno, il numero frazionario 3/2.” E tace.</p>
<p>Fingo un sorriso e la guardo. La sua figura si fa sempre più sfocata. E ora? I numeri iniziano a sfilare davanti ai miei occhi. 1, 2, 3 e 5&#8230; danzano, balzando da un punto all&#8217;altro della retta, a ritmo di valzer. Sono colorati, sono animati&#8230; Per eliminare quell&#8217;immagine surreale e metafisica scrollo la testa. Socchiudo gli occhi un istante e&#8230; “Be&#8217;, 3/2 è l&#8217;equivalente di 1,5 quindi&#8230; tra l&#8217;1 e il 2. Necessariamente.” Stupefatta: mi è bastato un attimo per giungere alla soluzione. Lo so, non è niente di straordinario, ma con il mio stato d&#8217;animo e la mia scarsa dimestichezza con i numeri sono riuscita a rispondere in modo corretto.</p>
<p>Lei sorride e incalza: “Un altro quesito: alle sfilate parigine appena concluse, Chanel ha presentato la sua nuova collezione AW 2012/2013 che alterna pietre preziose a cristalli e minerali.”</p>
<p>Si ferma un attimo, mi scruta da dietro i suoi occhiali dalla montatura vintage. Devo continuare a mostrarmi tranquilla, serena, sicura di me. Ma il suo modo di procedere non mi aiuta. Dove vuol andare a parare con queste domande? Cos&#8217;è, un test per valutare il mio QI? Forse si riferiva alle coordinate cartesiane e non&#8230;</p>
<p>Accenna un sorriso, ricambio per educazione, e continua: “Chanel ha puntato su elementi naturali ancora allo stato grezzo come minerali, pietre non lavorate, gemme&#8230; Le modelle avevano anche le sopracciglia tempestate di pietre. Su un sopracciglio sono state applicate 44 schegge tra cui quarzo rosa, rubini e zaffiri; il quarzo rosa è in quantità doppia rispetto ai rubini e gli zaffiri sono il quadruplo del quarzo. Dunque, qual è il numero esatto di schegge per ogni tipo di pietra incollate su quel sopracciglio?” Il suo sorriso si fa sonoro, quasi una risata. Sa di avermi messo in difficoltà. Abbasso la testa, non mi resta che cercare l&#8217;illuminazione e sperare di riuscire a rispondere correttamente anche stavolta.</p>
<p>“Può ripetere un attimo? Preferisco segnare questi dati&#8230; Sa, mi concentro meglio&#8230;”</p>
<p>Mi porge un foglietto bianco e una matita e, intanto, ripete: “44 schegge in totale. Il quarzo è il doppio dei rubini e gli zaffiri il quadruplo del quarzo&#8230;”</p>
<p>“Grazie,” dico sottovoce, mentre già inizio a fare i miei calcoli.</p>
<p>Dunque&#8230; Se il totale è 44&#8230; Devo fare presto, devo essere logica, matematicamente logica. Ma perché la butta sulla matematica?  No, non devo distrarmi&#8230; 44 schegge&#8230; Il quarzo è il doppio dei rubini&#8230;  x2&#8230; e gli zaffiri&#8230; x4&#8230; su un totale di 44&#8230;</p>
<p>Scrivo, cancello, riscrivo&#8230; Scarabocchi, sbavature, cifre. Non avevo mai pensato a Chanel in questi termini. Il dorso della mano si è macchiato di inchiostro, anche un&#8217;unghia porta uno striscio di penna. Non avevo messo lo smalto, non avevo immaginato che avrei scritto a mano e mi sarei trovata a contatto con problemi di matematica. Le sorprese della vita! Il tempo corre, devo far presto. In tutto questo mio ragionare e sragionare ho perso di vista la mia postura impeccabile e la mia espressione finta. Ora sono vera, può vedermi, può studiarmi, può conoscermi.</p>
<p>No, no. Devo concentrarmi sulle schegge. Il segreto sono i rubini. Se riesco a focalizzarmi su quelli, avrò la soluzione.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Q+R+Z=44</em></p>
<p><em>R=1</em></p>
<p><em>Q=2R</em></p>
<p><em>Z=4Q=8R</em></p>
<p><em>1+2+8=11</em></p>
<p><em>Pertanto 44:11 mi dà 4 schegge di rubini.</em></p>
<p><em>4 rubini x2=8 schegge di quarzo rosa x4=32 schegge di zaffiro</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Ci sono 4 schegge di rubino, 8 di quarzo rosa e 32 di zaffiro.”</p>
<p>Mi guarda con un&#8217;aria soddisfatta e tace. Sorride nuovamente. Forse non se l&#8217;aspettava. Be&#8217;, siamo pari, nemmeno io. Ma non posso cadere. In fondo non era così complicato.</p>
<p>“E se le ponessi un altro quesito?” chiede alzando un sopracciglio, tanto per restare in tema.</p>
<p>“E se cambiassimo argomento?” ribatto io tornando con la faccia a <em>quell&#8217;espressione un po&#8217; così</em>.</p>
<p>Annuisce senza parlare, la ringrazio sorridendo. Il caldo di questo posto e l&#8217;ansia crescente mi hanno reso paonazza. Sento le orecchie bollenti e immagino che non devo essere un bello spettacolo. “Si ritiene soddisfatta del suo percorso fino ad ora?”</p>
<p>Che domanda è? Esiste la possibilità <em>Lascia o raddoppia</em>? No, eh? D&#8217;accordo. Deglutisco tutta la saliva che mi si è raccolta in bocca e mi accorgo di avere una gran sete. Nessuna fonte di idratazione all&#8217;orizzonte, inutile chiedere.</p>
<p>“Soddisfatta&#8230; Non lo so. Sto bene. Purtroppo non sono capace di fare il punto di una situazione che è in continua trasformazione. Sto crescendo, mi sto evolvendo, imparo continuamente cose nuove, rispolvero vecchie conoscenze e va bene così. A casa tutto bene, la salute&#8230; grazie a Dio, il lavoro&#8230; be&#8217;, quello non lo so, dipende da lei.”</p>
<p>Stavolta scoppia in una grassa risata. Resto stupita, perplessa: perché? Non voleva essere una battuta. Ero seria, serissima.</p>
<p>Si è accorta del mio sguardo interrogativo. Si ricompone mentre ancora ha il riso sulle labbra.</p>
<p>“Mi scusi per la reazione spropositata.”</p>
<p>“Ma no, si figuri. È</p>
<p>Mi interrompe. Guida lei la conversazione. “Ma le hanno mai detto che ha una mimica facciale degna di un&#8217;attrice del muto?”</p>
<p>No, veramente no. Ma evito di darle questa notizia. Mi sforzo di celare l&#8217;imbarazzo crescente dietro un falso sorriso. Un altro! Forse ho inarcato troppo le le labbra. Forse non sono stata abbastanza credibile.</p>
<p>La donna si toglie gli occhiali, si stira la pelle alle estremità degli occhi con i polpastrelli ed è proprio in quel momento che mi accorgo di quelle piccole rughe d&#8217;espressione – le zampe di gallina – che rendono il suo viso ancora più interessante. Avrà anche qualche capello bianco? No, non mi lascia tempo per vagare con la fantasia.</p>
<p>“Dal su CV vedo che si è sempre data da fare. Le va di raccontarmi qualcosa?”</p>
<p>Mi va? Sinceramente no, ma lo farò lo stesso.</p>
<p>Inizio il mio racconto, prestando attenzione ad omettere i particolari, le mie impressioni&#8230; Le interessa sapere soltanto cosa ho fatto fino ad ora, valutare le mie competenze, le mie parole. Ma mento ogni volta che la butto sul personale. Non è qui che mi conoscerà. Anzi, non so neppure se mi conoscerà un giorno. Dipende da me, dipende da lei. Devo entrare nelle sue grazie perché con le mani in mano non so stare. E poi non mi dispiacerebbe lavorare qua.</p>
<p>“Bene, direi che mi ha quasi convinta. Consulterò la mia collega e nel pomeriggio le daremo una risposta.”</p>
<p>“La ringrazio.”</p>
<p>Si alza, mi fa strada. Be&#8217;, non mi sarei certo persa in 15 mq. Ancora le sorrido. Conquistata la posizione eretta, i piedi urlano per il dolore causato da quelle bellissime scarpe scomode con il tacco alto. Mi precede. Apre la porta. Si volta e mi accorgo di esserle troppo vicina. Indietreggio di scatto e&#8230; ahi! una storta. Se ne è accorta, ma non dice nulla. Ancora sorrido, ricambia.</p>
<p>“Grazie e arrivederci.” È questa la parte che preferisco di un colloquio: la fine.</p>
<p>Appena fuori dallo stabile mi sfilo le scarpe e ne indosso altre: il trionfo della comodità! Ora posso dedicarmi a me: sano e soddisfacente shopping fino a pranzo. E poi&#8230; tornerò a casa ad aspettare la sua chiamata.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nasce l&#8217;Associazione GammaDonna: un nuovo sostegno alle imprenditrici</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 15:41:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clarissa Monnati</dc:creator>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[donne imprenditrici]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[GammaDonna]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8411" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/05/12/nasce-lassociazione-gammadonna-un-nuovo-sostegno-alle-imprenditrici/logo-associazione-2012/"></a>Il 15 maggio a Torino sarà presentata l’Associazione GammaDonna, finalizzata a sostenere lavoro e imprese di donne e giovani. Il progetto prende vita dall’esperienza del <a href="http://www.gammadonna.it/index.php" target="_blank">Salone nazionale dell’imprenditoria femminile e giovanile</a>, arrivato alla quarta edizione con l’appuntamento dello scorso ottobre a Vicenza.</p> <p>Gli obiettivi principali dell’associazione saranno contribuire alla formazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8411" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/05/12/nasce-lassociazione-gammadonna-un-nuovo-sostegno-alle-imprenditrici/logo-associazione-2012/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8411" title="Logo Associazione 2012" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/Logo-Associazione-2012-300x146.jpg" alt="" width="228" height="111" /></a>Il 15 maggio a Torino sarà presentata l’<strong>Associazione GammaDonna</strong>, finalizzata a <strong>sostenere lavoro e imprese di donne e giovani</strong>. Il progetto prende vita dall’esperienza del <a href="http://www.gammadonna.it/index.php" target="_blank">Salone nazionale dell’imprenditoria femminile e giovanile</a>, arrivato alla quarta edizione con l’appuntamento dello scorso ottobre a Vicenza.<span id="more-8410"></span></p>
<p>Gli obiettivi principali dell’associazione saranno contribuire alla <strong>formazione di reti</strong> tra imprese e professionisti, favorire <strong>il dialogo e la nascita di progetti</strong> tra operatori, monitorare la situazione socio-economica nazionale e internazionale e agire come <strong>talent scout</strong> nel panorama dell’imprenditoria e delle professioni. Quest’ultima attività si svolgerà continuando a valorizzare il <a href="http://www.gammadonna.it/ita/premio_gammadonna.php" target="_blank">Premio GammaDonna 10 e Lode</a>, assegnato in occasione di ogni Salone a cinque imprenditrici che, benché poco note,  si sono distinte nel loro campo. Dando ampia visibilità mediatica alle donne selezionate, infatti, il riconoscimento amplia le loro opportunità di business e di contatti con potenziali investitori.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8429" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/05/12/nasce-lassociazione-gammadonna-un-nuovo-sostegno-alle-imprenditrici/4_gammadonna_forumap1-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-8429" title="4_GammaDonna_ForumAp(1)" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/4_GammaDonna_ForumAp11-288x300.jpg" alt="" width="264" height="275" /></a>Tra le attività di GammaDonna ci saranno seminari, conferenze, speed date, focus group organizzati secondo un <strong>approccio concreto</strong> allo scopo di far scaturire lavoro, scambio, iniziative da ogni evento. Tra i sette soci fondatori dell’associazione, professionisti e imprenditori italiani e stranieri, è presente <a href="http://it.linkedin.com/in/valentinaparenti" target="_blank">Valentina Parenti</a>, Ad di Valentina Communication, società ideatrice del Salone GammaDonna, che tornerà nel capoluogo piemontese per la quinta edizione nella <strong>primavera 2013</strong>.</p>
<p>L’associazione – che è anche socio fondatore del <a href="http://www.reseau-entreprendre-piemonte.org/piemonte/it/s01_home/s01p01_home.php" target="_blank">Réseau Entreprendre Piemonte</a>, impegnato nel supporto a nuove imprese del territorio – sarà presentata il 15 maggio alle 18.00 al Seminario Metropolitano di Torino, in via XX Settembre 83.</p>
<p><em>Foto (Valentina Communication): il forum di apertura del Salone GammaDonna 2011, moderato da Gianfranco Fabi de Il Sole 24 Ore e introdotto dal videointervento da Madrid dell&#8217;economista Irene Tinagli.</em></p>
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		<title>Il rapper Kiave al fianco delle donne</title>
		<link>http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/05/10/il-rapper-kiave-al-fianco-delle-donne/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 17:21:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[DIRITTI]]></category>
		<category><![CDATA[SOCIETÁ]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[lipperini]]></category>
		<category><![CDATA[mai più complici]]></category>
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		<category><![CDATA[stupro]]></category>
		<category><![CDATA[violenza contro le donne]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p> <p>Il rapper cosentino Mirko Kiave dedica una canzone e un video al tema del femminicidio, ispirato dall&#8217;appello &#8220;Mai più complici&#8221; lanciato da Se non ora quando, Loredana Lipperini e Lorella Zanardo e che anche Woman&#8217;s Journal ha sottoscritto.</p> <p>Adesioni sono arrivate, non solo dal mondo dello spettacolo, ma anche da quello politico e dal Governo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="455" height="256" src="http://www.youtube.com/embed/KsAAC0lf0Jw?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il rapper cosentino Mirko Kiave dedica una canzone e un video al tema del femminicidio, ispirato dall&#8217;appello &#8220;Mai più complici&#8221; lanciato da Se non ora quando, Loredana Lipperini e Lorella Zanardo e che anche Woman&#8217;s Journal ha sottoscritto.</p>
<p>Adesioni sono arrivate, non solo dal mondo dello spettacolo, ma anche da quello politico e dal Governo, come la ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri. È di ieri la notizia che anche la nazionale maschile di calcio giocherà la prossima partita amichevole promuovendo il messaggio &#8220;La violenza sulle donne è un problema degli uomini. Insieme possiamo vincere questa partita&#8221;. Francesco Totti, capitano della Roma è tra i calciatori che hanno firmato l&#8217;appello.</p>
<p><span id="more-8399"></span></p>
<p>Il testo della canzone</p>
<p>1:<br />
Che razza di uomo sei? Dove sono gli uomini?<br />
54 donne uccise solo nel 2012<br />
numeri allarmanti mentre noi restiamo muti<br />
davvero ci riteniamo evoluti<br />
puoi chiamarli omicidi per gelosia omicidi sentimentali<br />
fatti da uomini che non posso definire tali<br />
sono animali veri e propri animali<br />
la passione è un altra cosa quali delitti passionali<br />
il termine giusto non è omicidio<br />
se uccidi una donna è un femminicidio<br />
e tu uomo che rispetti i tuoi simili in coro<br />
non difendere le donne devi lottare con loro<br />
non sei una guardia del corpo non sei Rambo<br />
io non difendo le donne, combatto al loro fianco<br />
quale sesso debole hanno forze sacre<br />
neanche la natura può nulla contro una madre<br />
la forza di continuare a sperare<br />
la forza di continuare a lavorare anche da precarie<br />
la forza dell&#8217;amore contro la forza bruta di chi stupra<br />
di un animale che non sa parlare e ti vuole muta<br />
che si sente forte e superiore<br />
nel dare botte e dolore ad una prostituta<br />
ma tu reagisci, il silenzio uccide<br />
se non lo denunci è il male che sopravvive</p>
<p>Che razza di uomo sei??<br />
che razza di uomo sei??</p>
<p>Il termine esatto è femminicidio<br />
Il termine esatto è femminicidio<br />
Il termine esatto è femminicidio</p>
<p>2:<br />
E la Tv non ha colpe? Certo che ce l&#8217;ha<br />
guarda l&#8217;uso della donna dentro la pubblicità<br />
inquadrature ginecologiche oggetti da supermarket<br />
donne trattate come pezzi di carne<br />
e gli assassini sono i fidanzati o i parenti<br />
ma se una donna dice no meglio se ti arrendi<br />
se la donna è vittima di uno stalker<br />
è lo stalker che ha problemi non la donna che ha colpe<br />
lasciatemi solo in una stanza un paio d&#8217;ore<br />
con uno stupratore gli insegno cos&#8217;è il dolore<br />
ma poi mi calmo e ragiono<br />
che se combatti l&#8217;odio con l&#8217;odio vince comunque l&#8217;odio<br />
io non vi perdono ma non meritate la mia rabbia<br />
meritate di marcire da soli in una gabbia<br />
e tu donna reagisci il silenzio uccide<br />
se non li denunci è il male che sopravvive</p>
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		<title>E SE L&#8217;ARTE FOSSE DONNA?</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 22:12:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Lacedra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8382" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/05/02/e-se-larte-fosse-donna/marina-abramovic-moma-2/"></a></p> <p style="text-align: center;">[Marina Abramovic]</p> <p>&#160;</p> <p>Più che artiste, soggetti dell’arte. Modelle in posa o muse ispiratrici.</p> <p>Questo sono state le donne, nel corso della storia delle arti visive. Veneri o Madonne; ancelle o contadine. Sulla tela, non di fronte ad essa.  Dipinte, non  pittrici. Era questa la regola, era questo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8382" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/05/02/e-se-larte-fosse-donna/marina-abramovic-moma-2/"><img class="aligncenter size-full wp-image-8382" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/marina-abramovic-moma1.jpg" alt="" width="376" height="393" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>[Marina Abramovic]</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Più che artiste, soggetti dell’arte. Modelle in posa o muse ispiratrici.</p>
<p>Questo sono state le donne, nel corso della storia delle arti visive. Veneri o Madonne; ancelle o contadine. Sulla tela, non di fronte ad essa.  Dipinte, non  pittrici. Era questa la regola, era questo il buon gusto. La casa del padre, poi quella dello sposo, i bambini, e in alternativa il convento. Mai progetti più ambiziosi.</p>
<p><em><strong>Alle donne non era concesso il diritto alla creatività.</strong></em></p>
<p>Occuparsi di pittura, di scultura, di architettura, no… non era cosa da donne! Così come interessarsi di cultura in generale. A loro  era consentito tessere o ricamare. Al massimo, dipingere su piccole tele decorative tra le mura domestiche, per puro diletto e<br />
senza alcuna velleità. Una donna non poteva accedere allo studio della matematica, della geometria, delle scienze; non poteva<br />
essere avviata all’apprendistato in una bottega d’artista. E in età Medievale, attorno all’identità femminile uomini<br />
tessevano pericolosi pregiudizi.</p>
<p><span id="more-8353"></span></p>
<p>Le donne erano capaci di fare patti con il demonio. Se non erano mansuete madri di famiglia, e non diventavano suore,<br />
molto probabilmente erano streghe.  E i dotti di quei tempi, disquisivano con serietà  su questo  inquietante quesito: <em><strong>la donna era davvero dotata di anima, come l’uomo? O ne era priva, come gli animali?</strong></em></p>
<p>San Tommaso scrisse che la donna era soggetta all’uomo a causa della sua debolezza fisica e spirituale.</p>
<p>Appreso questo, non è difficile capire  per quali ragioni l’arte – così come  altre  manifestazioni dell’animo e dell’intelletto<br />
–,  sia stata per secoli prerogativa maschile. Prerogativa maschile, certo. Ma con più di qualche eccezione.</p>
<p>Setacciando la storia, infatti,  non è poi così difficile imbattersi in personalità femminili dal raro coraggio e dal raro talento: donne che hanno saputo guadagnarsi, con tenacia e determinazione, il diritto di essere artiste.</p>
<p>Figure come Artemisia Gentileschi, Rosalba Carriera, Camille Claudel, Susanne Valadon… sembrano rifulgere in un’aura di fascinosa trasgressività. Come se avessero rotto uno schema, infranto una regola, evaso una prigione. E in un certo qual modo, è stato così.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>I primi nomi ci arrivano dal Rinascimento.</strong></em> Ma si è trattato per lo più di donne che avevano alle spalle una figura maschile, solitamente un genitore che permettesse loro di inoltrarsi in quella dimensione proibita. Padri pittori, o semplicemente colti e liberali, i quali, riconoscendo il talento innato di queste figlie, accettarono di assecondarlo piuttosto che reprimerlo.</p>
<p>Era il Quattrocento. Alle donne era precluso l’accesso al mestiere della pittura e alla conoscenza della prospettiva come nuovo metodo scientifico di rappresentazione della realtà. Eppure qualcuno fece eccezione a questa regola: <strong>Antonia Uccello, </strong>figlia del celebre pittore Paolo Uccello, pur diventando presto una suora carmelitana,  potè ugualmente apprendere dal padre le regole della prospettiva applicate al disegno. Giorgio Vasari, nelle sue ‘Vite’ la cita, ricordandone le abilità nel disegno.</p>
<p>Un altro caso analogo è rintracciabile, scorrendo i decenni, nella Venezia del secondo Cinquecento. È il caso di <strong>Marietta Robusti</strong>, figlia del pittore manierista Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, la quale ebbe addirittura  il privilegio – sino a quel momento negato alle donne – di far pratica in una bottega d’artista, quella di suo padre, nella quale lavorò per ben quindici anni, dimostrando doti<br />
pittoriche e genialità.</p>
<p><em><strong>La prima che riuscì invece ad ottenere l’iscrizione all’Accademia del Disegno, </strong></em>nella Firenze del 1616, fu <strong> </strong><em><strong>Artemisia Gentileschi.</strong></em><br />
Anch’essa ‘figlia d’arte’: suo padre era il pittore caravaggista Orazio Gentileschi, autore di importanti commissioni nella <em>Roma Caput Mundi </em>a cavallo tra Cinquecento e Seicento.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8385" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/05/02/e-se-larte-fosse-donna/gentileschi_artemisa_danae_sait_louis/"></a><img class="aligncenter size-full wp-image-8385" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/Gentileschi_Artemisa_Danae_Sait_Louis.jpg" alt="" width="512" height="372" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>[Artemisia Gentileschi - Danae]</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sbocciavano nelle botteghe dei loro padri e se avevano coraggio e fortuna, riuscivano a spiccare il volo. Recarsi presso corti<br />
straniere, però, era un’ipotesi ancor più rara.  Ma <strong>Sofonisba Anguissola</strong>, pittrice cremonese, figlia di un uomo colto e profondamente appassionato di pittura, riuscì a raggiungere anche questo traguardo. Avere una padre tanto interessato all’arte fu la sua fortuna, perché questi le permise di allontanarsi dall’Italia e diventare ritrattista ufficiale alla corte di Spagna nel 1559.</p>
<p><em><strong>La prima a gestire una Scuola d’Arte per fanciulle </strong></em>intorno alla metà del Seicento, fu invece <strong>Elisabetta Sirani,</strong> precocemente uccisa da un’ulcera perforante, all’età di soli 27 anni.</p>
<p>Nell’Europa del <em><strong>Settecento </strong></em>fece eco il nome di un’artista veneziana, capace di conquistare subito la fama internazionale per i suoi<br />
ritratti fortemente introspettivi, realizzati con la inusuale tecnica del pastello: era <strong>Rosalba Carriera.</strong></p>
<p>Nomi femminili che hanno segnato l’arte del secondo Ottocento sono certamente quelli delle due pittrici Impressioniste: <strong>Mary Cassat </strong>e <strong> Berthe Morisot</strong>. Quest’ultima fu modella di Monet e  Renoir prima di unirsi al gruppo come pittrice, riuscendo persino ad organizzare il <strong><em>Salon des </em></strong><strong><em>Femmes</em></strong>, la prima mostra collettiva per sole donne, realizzata nella città di Parigi.</p>
<p>Ed è sempre a Parigi che sul finire dell’Ottocento e agli esordi del Novecento emergono i nomi di <strong>Camille Claudel, Susanne Valadon, Sonia </strong><strong>Delaunay, Tamara De Lempicka</strong>. La prima iniziò come allieva- modella e presto divenne amante, dello scultore August Rodin, e visse all’ombra del suo talento e della sua notorietà.</p>
<p>Susanne fu invece modella del pittore post-impressioonista Toulouse-Lautrec  e divenne poi madre del celebre pittore Utrillo, il fragile amico di Amedeo Modigliani. Allo stesso tempo si distinse come pittrice dalla tavolozza pre-espressionista.</p>
<p>Sonia invece,  fu esponente del Cubismo Orfico insieme a Robert Delaunay, suo compagno di vita.</p>
<p>La seducente, elegante e trasgressiva Tamara De Lempicka si distinse invece negli anni Trenta del Novecento, come esponente ufficiale dell’Art Deco’. E nel coevo Messico Rivoluzionario, accanto ad un grande pittore Muralista – Diego Rivera – figurava una straordinaria pittrice, piùvotata all’introspezione: <strong>Frida Kahlo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8390" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/05/02/e-se-larte-fosse-donna/frida_kahlo-1-2/"><img class="aligncenter size-full wp-image-8390" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/Frida_Kahlo-11.jpg" alt="" width="360" height="360" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>[Frida Kahlo]</em></p>
<p>Ma  fu negli <strong>anni ’60, </strong>in seguito alla rivoluzione attuata del Movimento Femminista, che il ruolo della donna nell’arte si fece più attivo  e sferzante.</p>
<p><em><strong>Da quel momento la donna-artista pretese  altro spazio.</strong> </em></p>
<p>Pretese l’azione. Valicò il confine delle arti maggiori: non era più la pittrice introspettiva,  elitaria o d’avanguardia. Era essa stessa<br />
un’opera d’arte, agente e vivente. Nasceva la <strong>Body Art</strong>. Arte in cui è il corpo stesso a  farsi materia artistica. E i grandi nomi di<br />
questa operazione sono stati quelli di <strong>Gina Pane</strong>, <a rel="attachment wp-att-8359" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/?attachment_id=8359"></a><strong>Orlan </strong>e a tutt’oggi  di <strong>Marina Abramovic.</strong></p>
<p>Oggi, la presenza femminile nell’arte contemporanea è fortunatamente esuberante.</p>
<p>Le donne indagano, con grande sensibilità, il mondo. Sentono e sanno. Vivono con l’utero quello che poi sublimeranno in arte. Un’altra gestazione. Un’altra maternità.</p>
<p><em><strong>L’arte, evidentemente, è una donna. E l’atto creativo non è che un parto.</strong></em></p>
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		<title>Cos&#8217;è il femminicidio (una volta per tutte)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 11:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La giurista Barbara Spinelli spiega sul sito del Corriere della sera, <a href="http://27esimaora.corriere.it/articolo/perche-si-chiama-femminicidio-2/#more-4542" target="_blank">la 27esima Ora cos&#8217;è il femminicidio</a>. Spinelli è stata promotrice insieme ad altre del primo rapporto ombra sull&#8217;applicazione in Italia della Cedaw, la convenzione internazionale per l&#8217;eliminazione di tutte le discriminazioni nei confronti delle donne (nella foto un&#8217;immagine di Ciudad Juarez, Messico).</p> [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8349" title="juarez2" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/juarez2.jpg" alt="" width="500" height="374" />La giurista <strong>Barbara Spinelli</strong> spiega sul sito del Corriere della sera, <a href="http://27esimaora.corriere.it/articolo/perche-si-chiama-femminicidio-2/#more-4542" target="_blank">la 27esima Ora cos&#8217;è il femminicidio</a>. Spinelli è stata promotrice insieme ad altre del primo rapporto ombra sull&#8217;applicazione in Italia della Cedaw, la convenzione internazionale per l&#8217;eliminazione di tutte le discriminazioni nei confronti delle donne <em>(nella foto un&#8217;immagine di Ciudad Juarez, Messico)</em>.</p>
<p>L&#8217;intervento della Spinelli <a href="http://www.corriere.it/cronache/12_aprile_30/non-chiamatelo-piu-femminicidio-isabella-bossi-fedrigotti_326f1d0a-92d0-11e1-96f9-bbc2eef37e85.shtml" target="_blank">polemizza con l&#8217;articolo</a>, apparso sempre sul Corriere, dell&#8217;editorialista Isabella Bossi Fedrigotti che critica l&#8217;uso della parola &#8220;femminicidio&#8221;, perché svilente, in quanto richiama la parola &#8220;femmina&#8221;.</p>
<p><span id="more-8342"></span></p>
<p>Ma come spiega Spinelli, Femminicidio, ha un&#8217;origine diversa e descrive tutti quegli omicidi di donne, da parte dei propri mariti, compagni, ex o famigliari, per ragioni che sono riconducibili al loro sesso, all&#8217;essere femmine appunto, a quello che è più corretto chiamare genere.</p>
<blockquote><p>Il termine <strong>“femicide” (in italiano “femmicidio” o “femicidio”) nacque per indicare gli omicidi della donna “in quanto donna”</strong>, ovvero gli omicidi basati sul genere, ovvero la maggior parte degli omicidi di donne e bambine. Non stiamo parlando soltanto degli omicidi di donne commessi da parte di<strong> partner o ex partner</strong>, stiamo parlando anche delle ragazze<strong> uccise dai padri perché rifiutano il matrimonio</strong> che viene loro imposto o il controllo ossessivo sulle loro vite, sulle loro scelte sessuali, e stiamo parlando pure delle donne<strong> uccise dall’AIDS</strong>, contratto dai partner sieropositivi che per anni hanno intrattenuto con loro rapporti non protetti tacendo la propria sieropositività, delle <strong>prostitute contagiate di AIDS o ammazzate dai clienti</strong>, delle giovani uccise perché lesbiche…Se vogliamo tornare indietro nel tempo, stiamo parlando anche di tutte le donne accusate di stregoneria e bruciate sul rogo.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p><strong>Chi ha deciso la loro condanna a morte?</strong> Certo <strong>il singolo uomo</strong> che si è incaricato di punirle o controllarle e possederle nel solo modo che gli era possibile, uccidendole, ma anche la società non è esente da colpe. Diana Russell sostiene che: “tutte le società patriarcali hanno usato –e continuano a usare- il femminicidio come forma di punizione e controllo sociale sulle donne”.</p>
<p><a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Marcela_Lagarde">Marcela Lagarde</a> , antropologa messicana, considerata la teorica del femminicidio, sostiene che: “La cultura in mille modi rafforza la concezione per cui la violenza maschile sulle donne è un qualcosa di naturale, attraverso una proiezione permanente di immagini, dossier, spiegazioni che legittimano la violenza, siamo davanti a una violenza illegale ma legittima, questo è uno dei punti chiave del femminicidio”.</p>
<p><a href="http://27esimaora.corriere.it/articolo/perche-si-chiama-femminicidio-2/#more-4542" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo completo su Corriere.it</a></p></blockquote>
<p>Ti può interessare anche: <a href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/18/slutwalk-la-marcia-inarrestabile-intervista-con-la-fondatrice/" target="_blank">Slutwalk, la marcia inarrestabile</a>, intervista con la fondatrice</p>
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		<title>Il Brunch &#8211; Rassegna stampa</title>
		<link>http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/28/il-brunch-rassegna-stampa-42/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 13:14:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Veninata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1E76XX" target="_blank"></a><a rel="attachment wp-att-8329" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/28/il-brunch-rassegna-stampa-42/wj_brunch_logo43-200x742-34/"></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1E3OO0" target="_blank">I sindaci donne e la Svezia (Corriere della Sera, 27 aprile 2012)</a> &#8211; Sarà che si è mossa pure l&#8217; ambasciata italiana a Stoccolma, ma il presidente e Ceo della multinazionale Assa Abloy, leader mondiale nei sistemi di chiusura e apertura delle porte, Johan Molin, ha dedicato un&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1E76XX" target="_blank"></a><a rel="attachment wp-att-8329" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/28/il-brunch-rassegna-stampa-42/wj_brunch_logo43-200x742-34/"><img class="alignleft size-full wp-image-8329" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/wj_brunch_logo43-200x7422.png" alt="" width="200" height="74" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1E3OO0" target="_blank">I sindaci donne e la Svezia (Corriere della Sera, 27 aprile 2012)</a> &#8211; Sarà che si è mossa pure l&#8217; ambasciata italiana a Stoccolma, ma il presidente e Ceo della multinazionale Assa Abloy, leader mondiale nei sistemi di chiusura e apertura delle porte, Johan Molin, ha dedicato un&#8217; ora ai sindaci di Quarto d&#8217; Altino (Venezia) e Roncade (Treviso), Silvia Conte e Simonetta Rubinato, prima dell&#8217; assemblea a cui hanno partecipato dopo aver acquistato un&#8217; azione a testa per poter parlare.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1E52A7" target="_blank">Una lesbica sindaco di New York? (la Repubblica, 26 aprile 2012)</a> - Christine Quinn non è ancora la sindachessa di New York: anche se tutti se lo prevedono aspettando le elezioni dell&#8217;anno prossimo. Democratica però fedele al repubblicano Mike Bloomberg. Cattolicissima però lesbica.<span id="more-8328"></span></p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1E3PM0" target="_blank">Le donne stanno con la Mauro (Secolo d&#8217;Italia, 25 aprile 2012)</a> - Rosy Mauro trattata come una strega, usata come capro espiatorio, vittima del maschilismo che impera nel mondo politico. Tre donne politicamente e culturalmente diverse come Flavia Perina, Paola Concia e Margherita Boniver decidono di spendere una parola in difesa della vicepresidente leghista del Senato finita sulla graticola per le spese “allegre” del Caroccio.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DYLW0" target="_blank">Donne e occupazione (Il Sole 24 Ore, 22 aprile 2012)</a> &#8211; L&#8217;organizzazione del lavoro, i suoi orari, i suoi ruoli sono tuttora improntati su un modello di lavoratore maschio e al tempo stesso la società continua a fare affidamento sull&#8217;impegno delle donne all&#8217;interno della famiglia.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DZMU0" target="_blank">Senza velo (la Repubblica, 23 aprile 2012)</a> - Nella fotografia che ho sotto gli occhi Huda Shaarawi ha un&#8217;espressione grave, in contrasto con il viso fresco, quasi da adolescente. Lo sguardo è fermo; i grandi occhi ben spalancati; il piglio risoluto è accentuato dalle labbra imbronciate; la fronte e le guance non sembrano mai state sfiorate dal sole dell&#8217;Alto Egitto natale.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DZKN6" target="_blank">La svolta rosa dei marines (il Giornale, 23 aprile 2012)</a> - Cade un altro tabù per le donne americane. Il prossimo 2 maggio, quando inizierà il nuovo corso di combattimento per ufficiali dei Marine nella famosa base di Quantico, dove vengono formati e addestrati gli assaltatori anfibi, per la prima volta dopo più di un secolo sono state ammesse due donne.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1E549L" target="_blank"></a><a rel="attachment wp-att-8334" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/28/il-brunch-rassegna-stampa-42/uefa-euro-2012-logo/"><img class="alignright size-medium wp-image-8334" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/uefa-euro-2012-logo-300x291.jpg" alt="" width="108" height="105" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1E549L" target="_blank">Non fate andare i vostri mariti in Ucraina (Corriere della Sera, 26 aprile 2012)</a> - Non fate andare i vostri mariti in Ucraina per Euro 2012, ci sono donne bellissime e potrebbero esserne sedotti. Sembra essere questo il messaggio lanciato da una pubblicità televisiva della compagnia energetica olandese Nle che ha fatto infuriare Kiev.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DZLR4" target="_blank">Salute, il sorpasso del maschio (la Repubblica, 23 aprile 2012)</a> - Vivono sempre più a lungo. Ma le donne europee sopportano un fardello di malattie più pesante rispetto agli uomini. Il confronto fra i due sessi si chiude con un pareggio, se all&#8217; interno dei dati sulla longevità si vanno a scandagliare i dettagli sulla qualità della vita e gli anni trascorsi in buona salute.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1E3NO1" target="_blank">Miriam Mafai e la resistenza delle donne (la Repubblica, 25 aprile 2012)</a> - &#8221;Roma era felice, quel 10 giugno 1940, com&#8217;erano felici Milano, Torino, Cosenza, Bari, Palermo, Bologna, Firenze. La guerra sarebbe durata poche settimane e la vittoria era sicura. Parigi stava per cadere. Presto sarebbe caduta anche Londra. Milioni di donne preparavano la cena a milioni di uomini, mentre alle otto in punto, annunciate dall&#8217;uccellino della radio, nelle case italiane tornavano a farsi sentire le parole di Mussolini: &#8220;L&#8217;ora della decisione suprema è scoccata&#8221;. Cominciò così, in una serata estiva, l&#8217;avventura di guerra dell&#8217;Italia fascista.</p>
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		<title>&#8220;Point&#8221; of view</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 16:27:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dina</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“Esiste, non esiste&#8230; Quante storie! Ohhh, non lo so. Per me esiste. Le ho già detto tutto. Posso andare?”</p>
<p>Le sue risposte tendevano a farsi affrettate, purgate degli approfondimenti dovuti ai <em>come</em> e ai <em>perché</em>, ai flashback e agli esempi. L&#8217;unico desiderio che le ronzava in testa, come una zanzara agonizzante che ancora tenta di riprendersi, era quello di finire. Aveva già in mente il prosieguo ideale della sua giornata terrena. Ma le domande non cessavano: puntuali, concise, insinuanti, rompiscatole. L&#8217;obiettivo di quell&#8217;intervista era conoscere il suo punto di vista, la <em>sua</em> verità. Magari prendere un caffè sul viale dei ricordi, delle sue fantasie e passeggiare nel bosco della sua privacy, nell&#8217;intimità più intima di un essere umano. Accettando non si era resa conto di quello che l&#8217;attendeva. Spesso non pensava alle conseguenze delle sue azioni. E non era tanto una questione di superficialità, quanto di superbia: a livello teorico era sicura di saper fronteggiare ogni situazione meglio di chiunque altro. Balle! Superiore a chi? Sì, stava peccando per l&#8217;ennesima volta di superbia e – mettiamocelo pure – tracotanza. Ma tanto ormai il Giudizio Universale non la spaventava più.</p>
<p>“In uno studio recente è stato descritto a livello anatomico. Condivide quanto detto qui?” L&#8217;intervistatrice le passò un foglio di dimensioni A4.<span id="more-8321"></span></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Il punto G. ha una lunghezza di 8,1 mm, una larghezza di 3,6 mm e uno spessore di 0,4 mm. È situato sotto la membrana dorsale perineale, a 16,5 mm dalla parte superiore del meato uretrale, orientato a 35° rispetto al bordo laterale dell&#8217;uretra. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo una rapida lettura e qualche momento di incertezza, rispose secca: “Nascosto! Ben nascosto!”</p>
<p>&#8220;Ma mi dica: è d&#8217;accordo con questa localizzazione?” incalzò l&#8217;intervistatrice.</p>
<p>“E io&#8230; non sono esperta di anatomia. Però per quel che ho capito dovrebbe essere corretta. Sì, sì, approvo, condivido. E ora per favore posso andare via?”</p>
<p>“Ancora un paio di domande e poi avremo finito.”</p>
<p>La fronte si fece ancora più rugosa quando aggrottò le sopracciglia per il dissenso. Ma restava seduta là, su quella poltrona scomoda e beige. L&#8217;anca sinistra continuava a darle noia. Cercava di tanto in tanto di cambiare posizione premendo con tutto il corpo sul bastone che non aveva lasciato nemmeno per un momento. Era il suo scettro: regina di che? E la corona? Ne aveva ricevuta una tempo fa. Ma non era abbellita con pietre preziose nè intagliata a mano da un orafo sapiente. No, una semplice corona di fiori. Garofani e tulipani chiari forse.</p>
<p>&#8220;Come ha fatto il dottore a dimostrare che è proprio quello il posto in cui si cela il punto G.? Può spiegarcelo?”</p>
<p>“E come ve lo spiego? Al momento dell&#8217;autopsia ero deceduta. Capisce? Morta, parcheggiata, finita. Incapace di provare qualsiasi stimolo. Che già da viva mi era diventato difficile. Perché un&#8217;autopsia la si fa ad un cadavere, non ad una persona viva. Intende?”</p>
<p>L&#8217;intervistatrice annuì con la testa e sorrise.</p>
<p>&#8220;Era un chirurgo plastico o un ginecologo, non so bene. Un certo Iosif Missoski, Mussosgi&#8230;”</p>
<p>“Mussorgskij.” la corresse.</p>
<p>“Esatto&#8230; quello! Sa, ho 83 anni – avevo 83 anni – e a volte posso non memorizzare correttamente le informazioni. Ma non mi sto giustificando. Ci tengo soltanto a precisare. E non scriva questo per favore.”</p>
<p>“Come?” intervenne l&#8217;altra che per un momento smise di scrivere sul suo taccuino per fissare la vecchia.</p>
<p>“Sì, non annoti tutto quello che le dico. Faccia una selezione.” continuò.</p>
<p>L&#8217;intervistatrice annuì di nuovo senza parlare. Scarabocchiò ancora qualcosa prima di tornare alla carica. “E lei, pur non avendo sentito nulla, dal momento che era deceduta, può dire con sicurezza che esiste un punto nel corpo femminile capace di dare il massimo piacere?”</p>
<p>Ribatteva sempre sulla stessa nota. La vecchia era ormai stanca di rispondere a domande dalla risposta soggettiva, stanca di stare seduta, stanca di concentrarsi su una passato che ricordava appena. “Non sono più tanto sicura.” Tagliò corto.</p>
<p>&#8220;Quindi tutto quello che mi ha detto in precedenza è soltanto un&#8217;ipotesi. Gli esempi che ha addotto potrebbero solo essere casi fortuiti?”</p>
<p>“Sì, signorina. In vita sono stata felice e soddisfatta sessualmente. Volevo avvallare la scoperta del dottor Mussosgi&#8230;”</p>
<p>“Mussorgskij” la corresse nuovamente.</p>
<p>“Sì, lui&#8230; Volevo dimostrare con la mia testimonianza che aveva ragione. Ma ora che mi ci fa pensare non sono più tanto sicura. O meglio, non so se questo vale anche per le altre donne. Io funziono&#8230; funzionavo così. Potrebbe essere uguale per tutte oppure no. Ora non mi faccia dire altre fesserie. Questa è la mia versione, la mia esperienza.”</p>
<p>“Capisco.” e scriveva, scriveva, scriveva.</p>
<p>La pazienza della vecchia era agli sgoccioli. “Ora posso andarmene?” chiese gentilmente, alzandosi in piedi e facendo confluire tutto il peso del corpo sul bastone.</p>
<p>Nessuna risposta. L&#8217;intervistatrice era impegnata a scrivere.</p>
<p>&#8220;Guardi signorina che il mio tempo è scaduto. Ed anche il suo. Perciò io vado via e lei si fa un bell&#8217;articolo con il materiale che è riuscita a recuperare da questo nostro incontro. Chiaro?”</p>
<p>Il tono della sua voce non lasciava dubbi: l&#8217;intervista era davvero finita. L&#8217;intervistatrice l&#8217;accompagnò alla porta e la salutò ringraziandola per il suo prezioso contributo. Quel che accadde dopo è soltanto fantasia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Racconto liberamente ispirato alla<a title="Notizia Ansa punto-G." href="http:///www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/medicina/2012/04/25/ANSA-Sesso-isolato-la-prima-volta-punto-_6772758.html" target="_blank"> notizia Ansa</a> relativa alla scoperta del punto G. fatta dal dottor Adam Ostrenski dell&#8217;Institute of Ginecology di St. Petersburg in Florida.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Frodi d’amore</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 16:32:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaianina</dc:creator>
				<category><![CDATA[WJ blog_Una stanza tutta per sé?]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4555" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2011/07/10/siena-e-i-fischi-a-rosy-bindi/wj_blog_logo-4/"></a>di Gaia Nina Marano</p> <p>“E’ duro non essere più amati quando si ama,ma niente in confronto all’essere ancora amati quando non si ama più”, questo era il titolo shock del giornale: l’attricetta del momento aveva chiuso la storia con suo marito … Dopo una lunga e sofferente relazione clandestina, si poteva finalmente consolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a rel="attachment wp-att-4555" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2011/07/10/siena-e-i-fischi-a-rosy-bindi/wj_blog_logo-4/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4555" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/wj_blog_logo1-168x80.png" alt="" width="168" height="80" /></a>di Gaia Nina Marano</em></p>
<p>“E’ duro non essere più amati quando si ama,ma niente in confronto all’essere ancora amati quando non si ama più”, questo era il titolo shock del giornale: l’attricetta del momento aveva chiuso la storia con suo marito … Dopo una lunga e sofferente relazione clandestina, si poteva finalmente consolare alla luce del sole con la sua nuova guardia del corpo.</p>
<p>Sembra quasi che gli esseri umani siano tragicamente destinati a vivere alla ricerca della coppia, per poi fare tutto quanto in loro potere per fuggirne. E poi, alla fine, rifare  tutto per ricostruirla.</p>
<p>Ma perché  tutte queste fatiche, se si torna sempre al punto di partenza?<span id="more-8309"></span></p>
<p>Cri al riguardo aveva elaborato già da tempo la sua teoria: “c’è chi nasce traditore e chi no! Io sono traditrice nel sangue, non lo faccio apposta, è che mi viene naturale… Io dopo un po’ devo tradire… Però lo amo davvero il mio ragazzo, e non lo lascerei mai per nessun altro!”.</p>
<p>Ale, dalla sua, diceva “io non sono fatta per tradire, se devo farlo preferisco lasciarmi prima! E’ questione di correttezza!”.</p>
<p>“Ma se tu vai a letto con uno fidanzato?!”</p>
<p>“Brava, hai detto bene! Lui è fidanzato! Io no! E’ questione di correttezza, infatti, ti dicevo!”</p>
<p>I ragionamenti di Ale e Cri non facevano una piega dal loro punto di vista, eppure Valentina continuava a perdersi tra i mille pizzi, orli e merletti delle sue precedenti storie d’amore.</p>
<p>“Secondo voi L. mi ha mai tradito?”</p>
<p>“No, lui no! Non era davvero il tipo!”</p>
<p>“No, ha ragione Ale, lui non ti avrebbe mai tradito… E’ riuscito a perdonarti, ti amava troppo per tradirti!”</p>
<p>Già, a perdonarla…</p>
<p>Valentina ancora ci pensava alle volte, a quanto era stato bello farlo e a quanto era stato brutto essere scoperti. Perché lui l’aveva scoperta, sì, l’aveva scoperta e l’aveva vista! Aveva le prove, il suo non era un semplice sospetto.</p>
<p>L. aveva le prove che lei lo stava tradendo e che gli mentiva…</p>
<p>Un giorno le ha detto “Io so tutto.” E lei “Tutto cosa amore?”</p>
<p>“Quello che stai facendo. So chi è, so dove vive, so dove vi vedete… Smetterai?”</p>
<p>Quella fu la domanda più terribile che le avessero mai rivolto, perché lei sapeva che non avrebbe smesso, che non voleva smettere e che avrebbe continuato, perché lo voleva più di ogni altra cosa “Sì, certo che smetterò. Ho già smesso, è stato un errore insignificante. Perdonami.”</p>
<p>E L. l’aveva perdonata. Ma lei non si era mai perdonata di aver mentito a quel modo.</p>
<p>Perché lei, l’altro, lo continuava a vedere e aveva deciso che sarebbe stato lui. E così, dopo mesi di trascinata agonia, appuntamenti nascosti, telefonate segrete, Valentina aveva deciso di lasciare L.</p>
<p>Ma a quel punto era già troppo tardi, L. se ne era andato di casa, aveva portato via tutto, lasciando solo un biglietto: ti odio, mi fai schifo, come hai potuto mentirmi?</p>
<p>Ora proprio lei, Valentina, quella che aveva maledetto quel perdono ricevuto da L. , quel perdono che le aveva dato la libertà di continuare a mentire, ora proprio lei, quel perdono, lo andava rincorrendo, piangendo nel letto, chiamando un telefono che non squillava più, cercando L. per le strade buie della città. In quel momento Valentina avrebbe dato tutto quello che possedeva pur di essere perdonata di nuovo…</p>
<p>Eppure lei L. non lo aveva più visto, né sentito.</p>
<p>“Beh, ci andiamo a prendere un caffè?”</p>
<p>“Sì, direi che è meglio… Tu Vale vieni?”</p>
<p>“Sì, arrivo… Mando un messaggio e sono pronta”</p>
<p>SMS: <em>“Ho sbagliato, mi dispiace davvero. Scusa, V.”</em></p>
<p>“Eccomi, arrivo!”.</p>
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		<title>Di corsa. In treno. Milano e i suoi mille volti.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 14:34:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dina</dc:creator>
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		<category><![CDATA[area metropolitana]]></category>
		<category><![CDATA[Caffè]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8298" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/20/di-corsa-in-treno-milano-e-i-suoi-mille-volti/immagine-1-3/"><br /> </a></p> <p>Ora ti vedo così: gli occhi gonfi e il trucco sbavato, i capelli disfatti e in desabillè. Decadente, un po&#8217; provata. Sfilano i palazzi tutti uguali della periferia. E dai portoni vengono fuori donne con passeggini,uomini con le mani in tasca, bambini con lo zaino calcato sulle spalle&#8230; Poca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8298" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/20/di-corsa-in-treno-milano-e-i-suoi-mille-volti/immagine-1-3/"><br />
</a></p>
<div id="attachment_8299" class="wp-caption alignright" style="width: 220px"><a rel="attachment wp-att-8299" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/20/di-corsa-in-treno-milano-e-i-suoi-mille-volti/immagine-1-4/"><img class="size-medium wp-image-8299 " src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/Immagine-11-300x208.png" alt="Duomo" width="210" height="146" /></a><p class="wp-caption-text">Duomo di Milano</p></div>
<p>Ora ti vedo così: gli occhi gonfi e il trucco sbavato, i capelli disfatti e in desabillè. <strong>Decadente, un po&#8217; provata.</strong> Sfilano i palazzi tutti uguali della periferia. E dai portoni vengono fuori donne con passeggini,uomini con le mani in tasca, bambini con lo zaino calcato sulle spalle&#8230; <strong>Poca gente stamattina, è sabato.</strong> In tanti stanno ancora dormendo. Tu, stanca per i bagordi della sera prima, sorseggi un caffè mentre dai uno sguardo alla tua pagina <em>Facebook</em>. Nuovi commenti, nuove registrazioni di stato, nuove richieste di amicizia&#8230; non ti lasciano mai in pace.</p>
<p><strong>Ogni giorno qualcuno viene da te per i più disparati motivi</strong>: chi, curioso, vuole vedere ergersi dalla piazza del Duomo la tua popolarissima <em>Madunina</em>, chi, approfittando di un weekend libero o di un appuntamento fieristico, si perde nell&#8217;esplorazione dei tuoi negozi <em>cool</em>. C&#8217;è chi ti raggiunge per cercare fortuna, chi per inseguire l&#8217;amore o ancora chi vuole respirare solo un po&#8217; di mondanità (e monossido di carbonio). Poi c&#8217;è chi solo ti invoca, chi ti sogna&#8230;<span id="more-8297"></span></p>
<p><strong>Le città vicine cercano di adeguarsi a te</strong>, introducendo quei piccoli riti, come il <em>brunch</em> o l&#8217;aperitivo, che tu sola sai rendere sempre nuovi pur restando ancorati alla tradizione. Però non odiare chi cerca di copiarti: loro ti amano. Sì, l&#8217;emulazione è la miglior forma di adorazione. Arredamento, moda e special nights. Così ti vedono loro: una stella da inseguire, <strong>come i magi con la cometa</strong>. Perché porti al successo, all&#8217;<em>open mind</em>, al <em>fashion style</em>, al <em>friendly mood</em>.</p>
<p>Ancora assonnata, sfogli gli album fotografici virtuali dei tuoi amici. Si aspettano un cenno da te, un consiglio, una parola. E tu, una donna che non si ferma mai nemmeno dinanzi alle intemperie, non li deluderai.<strong> Sei Milano, il motore di questa Italia, sei il nord farcito di sud. A te la gente si lega, ma non conosce altra lega se non quella tra elementi chimici.</strong></p>
<p>Sempre vigile, sempre attiva, continui a bere il tuo caffè nero, ormai non più tanto bollente. Un <em>I like </em>qua, un <em>I like</em> là, una faccina, un cuoricino e un <em>Thanks for add</em>.</p>
<div id="attachment_8300" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="attachment wp-att-8300" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/20/di-corsa-in-treno-milano-e-i-suoi-mille-volti/immagine-2-3/"><img class="size-medium wp-image-8300     " src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/Immagine-21-300x238.png" alt="" width="200" height="158" /></a><p class="wp-caption-text">Milano di notte</p></div>
<p>Di notte ti sfreni passando da un locale all&#8217;altro, da un quartiere all&#8217;altro. <strong>Ti adegui ad ogni occasione, non ti tiri indietro mai.</strong> Non ti si riconosce facilmente: ti celi dietro corpi di modelle, di atleti, di baristi, di venditori di rose, di studenti e uomini d&#8217;affari. La tua sagoma si nasconde dietro i vetri oscurati di un limousine o dentro un&#8217;utilitaria incidentata ferma ad un incrocio in attesa dei vigili. Prendi un taxi in Centrale o corri a cavallo di una bicicletta a ridosso dei binari del tram nei pressi di via Vittorio Veneto. Giri in gruppo o da sola, in metro o a piedi.</p>
<p>Riesci a raccogliere dentro di te più o meno 1.300.000 abitanti. Sei il secondo comune italiano per popolazione, prima di te solo la capitale. “Milano è un enorme conglomerato di eremiti.” diceva Montale. Ed aveva ragione! Sei così piena di solitudini che a volte puoi sembrare deserta.</p>
<p><strong>Hai origini antiche</strong>: gli Insubri ti fondarono nel lontano VI secolo a.C. e i Romani ti conquistarono dopo qualche secolo. Eri <em>Mediolanum</em>, la città in mezzo alla pianura, collocata tra due corsi d&#8217;acqua. Sei sempre stata grande: sei diventata una delle sedi imperiali dell&#8217;Impero Romano d&#8217;Occidente.<strong> Ti sei fregiata di vari titoli nel tempo</strong>: Capitale del Ducato di Milano in età rinascimentale e Capitale del Regno d&#8217;Italia con Napoleone. Dal 1800 sei il centro italiano per l&#8217;editoria e in <em>pole position</em> per la musica e, in particolare, per la tradizione operistica.</p>
<p>Sei stata lo scenario di molte opere letterarie, patria di scrittori, poeti e artisti. Ti hanno insignito di alcune medaglie.<strong> Città emblema della Resistenza, trainasti la ricostruzione industriale e culturale italiana nel secondo dopoguerra.</strong></p>
<p><strong>Hai tremato per gli scontri terroristici, hai sofferto per le stragi</strong>, ma sei rimasta sempre grande per cultura, finanza, imprenditoria. Una grande signora! Hai saputo soffrire, gioire e non perderti d&#8217;animo mai. Nei secoli dei secoli.</p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_8301" class="wp-caption alignright" style="width: 202px"><a rel="attachment wp-att-8301" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/20/di-corsa-in-treno-milano-e-i-suoi-mille-volti/immagine-5/"><img class="size-medium wp-image-8301 " src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/Immagine-5-300x207.png" alt="" width="192" height="133" /></a><p class="wp-caption-text">Caffè nero non più bollente</p></div>
<p>Presto, è tardi!</strong> Hai già indugiato troppo davanti al pc, devi prepararti per affrontare una nuova giornata, un nuovo weekend a sorpresa. Una doccia ti rimetterà a nuovo. Già ti vedo entrare in bagno, spogliarti lentamente ed infilarti nel box. Sciogli i tuoi capelli con fare elegante e ti fai accarezzare dall&#8217;acqua. Lentamente una nuvola di vapore ti avvolge e non vedo più la tua sagoma.</p>
<p>Buona giornata Milano, io continuo la mia corsa in treno verso la provincia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Honduras: carcere per la contraccezione d’emergenza</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 11:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaianina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7221" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/03/il-%e2%80%9cbranco%e2%80%9d-non-va-in-carcere/your_right_logo1-138x80_immagine-box/"></a>di Gaia Nina Marano</p> <p>In Honduras è imminente il voto per approvare una legge che condannerà al carcere chiunque abbia assunto (venduto, prescritto o altrimenti distribuito) la pillola del giorno dopo, anche se in seguito ad una violenza sessuale.</p> <p>L’Honduras non è nuovo ai provvedimento legislativi limitativi dei diritti delle donne. Attualmente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a rel="attachment wp-att-7221" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/03/il-%e2%80%9cbranco%e2%80%9d-non-va-in-carcere/your_right_logo1-138x80_immagine-box/"><img class="alignleft size-full wp-image-7221" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/your_right_logo1-138x80_immagine-box.png" alt="" width="138" height="80" /></a>di Gaia Nina Marano</em></p>
<p>In <strong>Honduras </strong>è imminente il voto per approvare una legge che condannerà al <strong>carcere</strong> chiunque abbia assunto (venduto, prescritto o altrimenti distribuito) la <strong>pillola del giorno dopo</strong>, anche se in seguito ad una violenza sessuale.</p>
<p>L’Honduras non è nuovo ai provvedimento legislativi limitativi dei diritti delle donne. Attualmente, infatti, l’<strong>aborto</strong> è assolutamente vietato e punito con la reclusione in carcere fino a dieci anni.</p>
<p>In Honduras, la contraccezione d’emergenza è stata vietata, per la prima volta, nell’aprile 2009. Già un mese dopo, però, il Presidente in carica, <strong>Josè Manuel Zelaya</strong>, pressato dalla indignazione pubblica mondiale per questo provvedimento, è stato costretto a “congelare” il divieto. Ha così avuto inizio un acceso dibattito che, dal Congresso, è arrivato fino alla Corte Suprema honduregna.<span id="more-8285"></span></p>
<p>Nel giugno 2009, tuttavia, un colpo di stato ha destituito il Presidente Zelaya, e una deputata del Partito Liberale, Martha Lorena <strong>Alvarado</strong>, ha portato all’approvazione di un decreto che proibisce appunto la vendita, l’uso e la distribuzione dell’anticoncezionale d’emergenza.</p>
<p>Diverse organizzazioni per la difesa dei diritti delle donne hanno criticato tale decisione, ricordando che l’Organizzazione mondiale della Salute ha definito non abortiva la pillola del giorno dopo. Molti sostengono, infatti, che la Alvarado «rappresenta gli interessi dell’Opus Dei nel paese» e «i pareri che ha presentato sono di medici appartenenti alla stessa setta».</p>
<p>La questione ha generato una controversia giuridica arrivata fino alla <strong>Corte Suprema </strong>che, proprio pochi giorni fa, ha statuito che la pillola del giorno dopo è abortiva e quindi che il decreto del <strong>2009</strong> che vieta la sua commercializzazione non va contro la Costituzione né viola i diritti della donna. Anzi, rispetta l’art. 126 del codice penale -che punisce l’aborto senza alcuna eccezione-.</p>
<p>Dopo una serie di considerazioni sul quando esattamente la pillola farebbe effetto, la Corte conclude così la sua decisione: «Per fini pratici e di fronte all’impossibilità di determinare il momento esatto in cui la pillola farà effetto, siamo dell’opinione che la stessa debba considerarsi come abortiva, per evitare in questo modo qualsiasi controversia generata dal modo in cui agisce la pillola in questione».</p>
<p>Alcuni membri del <strong>Congresso</strong> sono ancora contrari all’approvazione di questa legge (che prevede il carcere non solo per le donne che assumono la pillola del giorno dopo, ma anche per i medici che la prescrivano e per chiunque la venda). Pertanto, c’è la speranza che, ancora una volta, l’opinione pubblica mondiale riesca a fermarne la consacrazione legislativa, come, del resto, era già successo in precedenza.</p>
<p>Ed infatti, la contraccezione d&#8217;emergenza è vitale per le <strong>donne di tutto il mondo</strong>, ma ancor di più lo è in quei paesi, come l’Honduras, in cui la violenza sessuale perpetrata nei loro confronti è fuori controllo e i tassi di gravidanze indesiderate sono elevati, poiché l&#8217;accesso ai normali metodi contraccettivi viene limitato, se non addirittura impedito.</p>
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		<title>Il Brunch &#8211; Rassegna stampa</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 06:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Veninata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8267" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/14/il-brunch-rassegna-stampa-46/wj_brunch_logo43-200x742-33/"></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DB6KC" target="_blank">L&#8217;inserto femminile dell&#8217;Osservatore Romano (Corriere della Sera, 7 aprile 2012)</a> &#8211; L&#8217; idea si è fatta concreta durante una passeggiata in campagna, un mese fa, e una chiacchierata tra la storica Lucetta Scaraffia, Ritanna Armeni e il direttore dell&#8217; Osservatore Romano Giovanni Maria Vian. E così, dalla svolta rosa dell&#8217; Osservatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8267" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/14/il-brunch-rassegna-stampa-46/wj_brunch_logo43-200x742-33/"><img class="alignleft size-full wp-image-8267" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/wj_brunch_logo43-200x7421.png" alt="" width="200" height="74" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DB6KC" target="_blank">L&#8217;inserto femminile dell&#8217;Osservatore Romano (Corriere della Sera, 7 aprile 2012)</a> &#8211; L&#8217; idea si è fatta concreta durante una passeggiata in campagna, un mese fa, e una chiacchierata tra la storica Lucetta Scaraffia, Ritanna Armeni e il direttore dell&#8217; Osservatore Romano Giovanni Maria Vian. E così, dalla svolta rosa dell&#8217; Osservatore &#8211; nata con la direzione di Vian e propiziata da Benedetto XVI &#8211; all&#8217; idea di un inserto al femminile, il passo è stato breve. Almeno all&#8217; inizio avrà quattro pagine e cadenza mensile, il titolo di lavoro è &#8220;Donne, chiesa, mondo&#8221;, anche se tutto è ancora allo stadio iniziale: si sta cominciando a lavorare al numero zero, la speranza è di debuttare a fine maggio.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DCALW" target="_blank">Donne al comando, rischi e rendimenti (Corriere della Sera, 8 aprile 2012)</a> - Secondo uno studio pubblicato un mese fa dalla Deutsche Bundesbank, l&#8217; aumento della rappresentanza femminile nel top management spingerebbe le banche ad assumere rischi più elevati, il che significa maggiore sensibilità per i profitti. Una conferma viene dalla Borsa di New York dove la scorsa settimana è stata introdotta Annie&#8217; s, una società alimentare &#8220;al femminile&#8221;.<span id="more-8266"></span></p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DB6A8" target="_blank">Una donna nel cda della nuova Autorità per i Trasporti (la Repubblica, 7 aprile 2012)</a> - Palazzo Chigi deciderà presto i componenti della nuova Autorità dei Trasporti, istituita dalla legge &#8220;Cresci Italia&#8221;. Uno dei tre membri sarà donna e la scelta cadrà sembra su Barbara Marinali, direttore generale al ministero dei Trasporti. Il suo curriculum piace al ministro Passera che ha il potere di proporre al Consiglio dei ministri i nomi dei candidati.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DHVXW" target="_blank">Liste dei board, sempre più donne (Il Sole 24 Ore, 12 aprile 2012)</a> - La legge sulle quote di genere, approvata l&#8217;estate scorsa, entrerà in vigore fra tre mesi ma qualche effetto dello storico cambio culturale si vede già nelle liste presentate per i rinnovi dei consigli di amministrazione delle società quotate in occasione dell&#8217;imminente tornata di assemblee degli analisti. Simbolo del cambiamento è il gruppo Fiat, che ha già votato per il rinnovo degli organi di governo. Su nove membri del board, due sono donne per la prima volta in 113 anni di storia.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DB7TW" target="_blank">Il sacrificio è donna (Pollastrini dixit) (l&#8217;Unità, 7 aprile 2012)</a> &#8211; Dalla cronaca due episodi di sfiducia e rassegnazione: il sindaco (donna) che lascia dopo l&#8217;ennesima minaccia, l&#8217;anziana che si uccide per la pensione ridotta. <em>Il commento dell&#8217;ex ministro per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini (Pd).</em></p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DB56P" target="_blank">Le donne e la miseria mafiosa (il manifesto, 7 aprile 2012)</a> - Una volta la mafia risparmiava le donne che, però, erano sottomesse alla legge dell&#8217;omertà e se dissentivano o soffrivano lo facevano in silenzio. Il codice cavalleresco dei mafiosi non è mai esistito. La donna del mafioso (madre, sorella o moglie che fosse) era un oggetto idealizzato, cloroformizzato nella sua esistenza quotidiana, figura disincarnata e profondamente violentata nella sua identità. Oggi non più.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DCBOW" target="_blank">Golf e remi? Roba da uomini (Corriere della Sera, 8 aprile 2012)</a> &#8211; &#8220;È passato tanto tempo da quando le donne erano escluse da tutto&#8221;: e così Barack Obama, grande appassionato di golf, ha deciso di schierarsi contro il maschilismo dello storico Augusta National Golf Club: non gli va giù che non siano ammesse le donne e che non possano giocare né guardare le partite. Ma se si va a guardare la mappa dei circoli e dei club italiani, si vede che anche da noi la situazione stride irrimediabilmente con la battaglia per le quote e il nuovo impegno per una rappresentanza di genere.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DDWO9" target="_blank">L&#8217;inseminatore seriale (la Repubblica, 10 aprile 2012)</a> - E&#8217; l&#8217;altro volto dell&#8217;inseminazione: naturale, non artificiale. La cerchi su Internet, e trovi Ed (www.edhouben.eu), e altri inseminatori seriali come lui. Non chiedono soldi, solo le spese di viaggio se devono spostarsi. Fanno l&#8217;amore con le donne che li hanno ingaggiati per fecondarle.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-8272" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/14/il-brunch-rassegna-stampa-46/femen-amorecontroana/"><img class="alignright size-medium wp-image-8272" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/FEMEN-AMORECONTROANA-300x204.jpg" alt="" width="240" height="163" /></a>&#8220;<a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DFQB1" target="_blank">Le tette non sono femministe&#8221; (Libero, 11 aprile 2012)</a> &#8211; &#8220;Ci risiamo. Le Femen sono riapparse a Kyiv, arrampicate sul campanile della cattedrale di Santa Sofia, per protestare contro un disegno di legge che metterebbe in discussione l’aborto. La mise, manco a dirlo, era quella di sempre: coroncina di fiori in testa modello Cicciolina sbarca in Ucraina, jeans attillato, più scarabocchi sul corpo di Fabrizio Corona e tetta seconda misura coppa b rigorosamente al vento&#8221;. <em>L&#8217;opinione di Selvaggia Lucarelli</em>.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DFUUR" target="_blank">La storia di Fakhra (Corriere della Sera, 11 aprile 2012)</a> - Dodici anni fa denunciò l’ex marito (che si è sempre detto innocente) per averla sfigurata. Danzatrice del quartiere a luci rosse di Karachi — un eufemismo per prostituta — aveva sposato un cliente benestante, ma il matrimonio era fallito, lei lo accusava di abusi. Nel 2000, fu assalita nel sonno, un uomo la tenne ferma, un altro le versò l’acido sul volto e sul petto. Arrivata a Roma con il figlio, ha ottenuto l’asilo politico e si è sottoposta al bisturi 38 volte, a spese della Sanità pubblica. Ha scritto un libro, <em>Il volto cancellato</em> (con la giornalista Elena Doni). Il 17 marzo, a 33 anni, si è buttata dal sesto piano dell’appartamento capitolino dove viveva grazie al Comune.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DDWJ2" target="_blank">Concita racconta Miriam (la Repubblica, 10 aprile 2012)</a> &#8211; &#8220;Noi giovani la ascoltavamo come un oracolo, naturalmente, ma lei era bravissima a domandare, finiva sempre per ascoltare noi. Ricordo la prima volta nell&#8217;ascensore piccolo, quello da due persone: sei fortunata a seguire la politica, mi disse, ci vogliono donne a raccontare la politica, a mostrarla per quello che è. Avrebbe voluto fare la storica, è stata una delle più grandi giornaliste del secolo&#8221;.</p>
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		<title>I see you. Scoprire l&#8217;altro in un casco di banane nel carrello dell&#8217;Esselunga.</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 13:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Alta Brianza. Nonostante sia aprile, il tempo non fa assolutamente immaginare che siamo già in primavera: pioggia, vento, freddo&#8230; insomma, niente di diverso dai primi di marzo (quando era ufficialmente inverno). Andando a scavare nella tradizione popolare, c&#8217;è un proverbio che recita “D&#8217;Aprile non ti scoprire”, proprio a sottolineare la tipica altalena meteorologica di questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8260" class="wp-caption alignleft" style="width: 239px"><a rel="attachment wp-att-8260" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/12/i-see-you-scoprire-laltro-in-un-casco-di-banane-nel-carrello-dellesselunga/immagine-2-2/"><img class="size-medium wp-image-8260 " src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/Immagine-2-286x300.png" alt="" width="229" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Dall&#039;albero alla tavola all&#039;arte.</p></div>
<p>Alta Brianza. Nonostante sia aprile, il tempo non fa assolutamente immaginare che siamo  già in  primavera: pioggia, vento, freddo&#8230;  insomma, niente di diverso dai primi di marzo (quando era ufficialmente inverno). Andando a scavare nella tradizione popolare,<strong> c&#8217;è un proverbio che recita “D&#8217;Aprile non ti scoprire”</strong>, proprio a sottolineare la tipica altalena meteorologica di questo periodo.<br />
Temperature su e temperature giù, “<em>pioggia e sole cambiano la faccia alle persone</em>”&#8230;</p>
<p><strong>Il letto è stato il primo a scoprirsi</strong>: aveva indossato il suo completino primaverile e si vantava di essere così leggero e colorato, come un prato fiorito. La lavatrice aveva iniziato a sfornare piumini e maglioni da mettere via. Tutto si asciugava velocemente. Ma poi qualcosa è cambiato: il letto si è coperto nuovamente, tornando ad essere pesante e cupo, mentre piumini e maglioni sono tornati improvvisamente in voga. Il meteo dice che ci vorrà ancora un po&#8217; prima di poter vivere giorni caldi e ritornare ad attingere dal guardaroba della bella stagione. E l&#8217;essere umano si adatta (“<em>Che fretta c&#8217;era, maledetta primavera</em>”).<span id="more-8253"></span></p>
<p>Eppure, nonostante il freddo e l&#8217;umidità che obbligano a ri-coprirsi, qualcuno si appresta a mettersi a dieta: <em>“D&#8217;inverno si vede poco, ma col caldo i chili in eccesso diventano fluorescenti.”</em> pensano alcuni; altri, invece, solo si sentono in colpa per quelle abbuffate pasquali e, appena tornati alla normalità, diventano grandi <strong>fan di frutta&amp;verdura</strong>. Certo, questi prodotti non mancano mai nella dieta mediterranea, ma è la primavera che colora le tavole. Un piacere per gli occhi, l&#8217;olfatto e il gusto: tanta varietà, tante sfiziosità per il palato, peccati di gola ipocalorici.</p>
<p>Esistono, tuttavia, frutti sempreverdi, nel senso che non hanno limiti stagionali e, pertanto, trionfano sempre nei frigoriferi e, prima, nei carrelli dell&#8217;Esselunga. Si dà il caso che non tutti hanno gli stessi gusti, i quali possono anche cambiare nel tempo, in seguito ad esperienze passate o per puro capriccio. La <strong>mela</strong>, per esempio, è onnipresente: la puoi gustare verde, a spicchi come snack o gialla, su crostate o dentro macedonie. Anche l&#8217;<strong>ananas</strong>, proveniente da <em>chissadove</em>, è un ottimo <em>frutto bruciagrassi</em> che non manca mai. E poi c&#8217;è la <strong>banana</strong>, appesa in caschi, sdraiata in vaschette trasparenti o sfusa in un grandi cassette di plastica, un must per ogni stagione.</p>
<p><strong>La mezza luna contiene un sacco di principi nutritivi</strong>: carboidrati, proteine, vitamina A, B1, B2, B6, C, PP, E, sali minerali tra cui calcio, fosforo, ferro e &#8211; <em>dulcis in fundo</em> – potassio. Il volgo ritiene che sia tra i cibi più ricchi di potassio e il potassio, si sa, è una delle sostanze nutritive che combattono l&#8217;insorgenza di crampi. Per chi fa sport è un vero toccasana: curativa, povera di grassi, nutriente, la banana è eccezionale a detta di tutti. Ma è quell&#8217;odore forte che resiste e persiste non solo nell&#8217;alito di chi la mangia, ma anche in prossimità della spazzatura.</p>
<div id="attachment_8261" class="wp-caption alignright" style="width: 320px"><a rel="attachment wp-att-8261" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/12/i-see-you-scoprire-laltro-in-un-casco-di-banane-nel-carrello-dellesselunga/immagine-3-2/"><img class="size-full wp-image-8261   " src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/Immagine-3.png" alt="" width="310" height="223" /></a><p class="wp-caption-text">Dall&#039;albero al carrello al frigorifero.</p></div>
<p>Non mi è mai piaciuta la banana per la sua consistenza molliccia e quel gusto al <em>Bactrim</em> (sciroppo antibiotico). Per non parlare dell&#8217;odore: nauseabondo! Ma nel corso della mia vita mi sono trovata ad acquistare il famoso <em>frutto dell&#8217;amor</em> (così intonava una pessima canzone di alcuni anni fa) proprio per amore. E dovevo scegliere se prenderlo maturo o più acerbo. Complicazioni di percorso.<br />
Quando poi restava in frigo, lo vedevo striarsi di nero e dopo poco ero costretta a buttarlo via perché puzzava. E magari qualche giorno dopo tornavo dal fruttivendolo e prendevo un altro paio di esemplari. <strong>Ma poi ho capito che l&#8217;amore non si alimenta con un frutto</strong> che, tra l&#8217;altro, non è neppure di mio gradimento. Ho smesso di comprare banane. È finito un amore.</p>
<p>Ma il tempo passa e le cose cambiano: archiviato un pezzo della mia storia, mi sono ritrovata di nuovo ad avere nel carrello un casco di banane. Stavolta non era l&#8217;altro a surclassare me, bensì io a scoprire l&#8217;altro. Perché per una volta ho capito che <strong>ognuno ha i suoi gusti e le sue preferenze ed è un piacere accorgersi della diversità, scontrarsi e incontrarsi</strong> anche in prossimità del frigorifero.</p>
<p>Alta Brianza. Il cielo è terso, ma la temperatura è ancora bassa. Dicono che questo sole odierno sia solo il preambolo ad un weekend di pioggia. Aspetterò la primavera mangiando <strong>una coppa di frutta a merenda</strong>. Senza banane, naturalmente!</p>
<p><a title="Chepoiallafine" href="http://www.chepoiallafine.it/categoria/dillo-a-di" target="_blank">Chepoiallafine</a> una patata lessa ne contiene di più di potassio.</p>
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		<title>Riforma del lavoro: ci basta?</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 11:42:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>E al capo V del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro, sotto la voce “ulteriori disposizioni”, arrivano le voci rubricate come “donne”: dimissioni in bianco, figli, baby sitter. Troppo poco? Un primo segno? Ne l&#8217;uno né l&#8217;altro. Perché per capire quello che la riforma significa per le donne, conviene guardare al <a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8248" title="foto WJ" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/foto-WJ.jpg" alt="" width="234" height="320" />E al capo V del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro,  sotto la voce “ulteriori disposizioni”, arrivano le voci rubricate come  “donne”: dimissioni in bianco, figli, baby sitter. Troppo poco? Un primo  segno? Ne l&#8217;uno né l&#8217;altro. Perché per capire quello che la riforma  significa per le donne, conviene guardare al <a href="http://governo.it/Notizie/Palazzo%20Chigi/dettaglio.asp?d=67489" target="_blank">tutto</a>,  non solo al ripristino del contrasto alle dimissioni in bianco, al  mini-mini congedo di tre giorni continuativi di paternità obbligatoria, e  ai buoni per pagare le baby sitter invece di prendersi le aspettative  facoltative per maternità.</p>
<p>Togliamo subito di mezzo il Moloch:  l&#8217;articolo 18 e l&#8217;accordo finale che lo ha avuto ad oggetto. Non perché  non conti: sotto la voce “economici” potevano passare anche i  licenziamenti discriminatori. Adesso i pesi sono stati un po&#8217;  riequilibrati, si sono rafforzate le tutele in uscita, buttando la palla  nel campo dei giudici. Ma tutto questo dibattito ha continuato a  oscurare l&#8217;altra faccia della riforma, la questione dell&#8217;entrata al  lavoro. Su questo ci vogliamo concentrare. Perché a noi interessano  quelle che l&#8217;art. 18 non ce l&#8217;hanno e non lo avranno mai, le  non-posto-fisso, senza tutele. Era per loro la riforma, no? Allora  qualche numero, e i nostri 4 punti.</p>
<p><strong>Uno.</strong> Non tutti i disoccupati sono uguali. Ci sono quelli che hanno appena  perso un lavoro e quelli che invece cercano il primo lavoro, o escono da  un periodo in cui (vuoi per scoraggiamento, vuoi per altri accidenti  della vita, tra i quali – per dire – un figlio) non l&#8217;avevano e non  l&#8217;hanno cercato. Tra i primi (disoccupati ex-lavoratori) i maschi sono  la maggioranza: 56%. Nel secondo gruppo (nuovi entranti sul mercato del  lavoro) primeggiano le donne: 63%. (<strong>dati Istat, riportati nell&#8217;articolo di redazione di inGenere.it &#8220;<a href="http://www.ingenere.it/articoli/lavoro-una-riforma-che-guarda-al-passato" target="_blank">Lavoro, una riforma che guarda al passato</a>&#8220;</strong>).  Tutti gli ammortizzatori sociali oggi esistenti sono per il primo  gruppo, gli ex. Motivo forte per sperare nella riforma. Che però non  prevede niente per i nuovi entranti: hai un&#8217;indennità, di qualche tipo,  in caso di disoccupazione, solo se hai perso un lavoro.</p>
<p><span id="more-8243"></span><strong>Due.</strong> Anche quelli che hanno perso un lavoro non sono tutti uguali. Ci sono i  tempi indeterminati, quelli del posto fisso, poi i tempi determinati,  posto a termine ma comunque da dipendente, e tutti gli altri, i precari  (co-co-pro, partite Iva, prestatori occasionali, ecc). La riforma  allarga le tutele solo ai dipendenti, rispetto a prima quel che cambia è  che ci sono gli apprendisti e gli artisti. Per loro sarà l&#8217;Aspi. Mentre  la mini-Aspi rafforza un po&#8217; la vecchia “disoccupazione a requisiti  ridotti”, ma ancora una volta riguarda solo quelli che escono da un  lavoro dipendente (e hanno almeno 2 anni di contributi versati).  Rimangono invece esclusi da qualunque tutela “tutti gli altri” e le  donne – manco a dirlo – sono qui le più numerose. <a href="http://www.isfol.it/Notizie/Dettaglio/index.scm?codi_noti=7176&amp;cod_archivio=1" target="_blank">Una ricerca Isfol</a> ha, infatti, calcolato che tra i lavoratori “non-standard” ci sono più  donne che uomini. Se poi si va a guardare per fasce d&#8217;età troviamo che è  sotto i 40 anni che c’è la maggiore disuguaglianza tra uomini e donne  con un’alta concentrazione di precarie. Lo confermano anche i dati Inps  sulla gestione separata. Discriminazione per fertilità? A questo  proposito, nella riforma non c’è traccia dell&#8217;assegno di maternità  universale, cavallo di tante battaglie (si veda <a href="http://maternitapaternita.blogspot.it/p/avere-un-figlio-oggi-e-un-privilegio.html" target="_blank">la proposta elaborata dal gruppo Maternità e paternità</a>).</p>
<p><strong>Tre.</strong> Quel che c&#8217;è sono alcuni paletti e vincoli all&#8217;uso dei contratti  precari. Che daranno più rogne amministrative e costeranno di più. I  contributi per gli atipici infatti salgono, e parecchio: per i co-co-pro  arriveranno al 28% l&#8217;anno prossimo e al 33% nel 2018. Se le imprese  saranno costrette a pagare i contributi ai co-co-pro quasi quanto quelli  dei dipendenti, alla fine potrebbero trovare conveniente assumerli,  dice il governo. Ma il ragionamento cade se questi contributi,  formalmente a carico dei datori di lavoro, alla fine saranno scaricati  sui precari stessi, abbassando il loro compenso netto. Lo dicono i  precari dell&#8217;associazione Tutelare i lavori (<a href="http://www.tutelareilavori.it/" target="_blank">Un bidone per i precari</a>), e <a href="http://www.lavoce.info/articoli/-lavoro/pagina1002956.html" target="_blank">lo ha scritto Tito Boeri</a>: “in assenza di un <strong>salario minimo</strong>,  nel caso di lavoratori a progetto e altri lavoratori parasubordinati,  il maggiore carico contributivo potrà facilmente essere fatto pagare al  dipendente sotto forma di salari più bassi. I lavoratori parasubordinati  stanno già ricevendo lettere dai datori di lavoro in cui si annunciano  riduzioni del loro compenso nel caso di riforme che aggravino i costi  delle imprese”. Morale: i precari avranno contributi più cari senza  nessuna tutela in più.</p>
<p><strong>Quattro.</strong> Eccoci  alla voce “ulteriori”, zona donne. La legge contro le dimissioni in  bianco, abolita dal governo Berlusconi nel 2008, prevedeva che le  dimissioni volontarie potessero essere firmate solo su particolari  moduli degli uffici del lavoro, numerati e datati: in questo modo si  poteva evitare la pratica, appunto, della firma preventiva su fogli  bianchi senza data. Procedura troppo complicata, secondo il governo, che  ne ha predisposto un&#8217;altra (v. art. 55 del ddl): salutiamo la buona  notizia, sperando di essere finalmente passate dal simbolo alla realtà.  (Anche se qualcuno teme che alla fine i datori di lavoro colpevoli di  aver fatto firmare le dimissioni in bianco possano cavarsela solo con  una multa: ma su questo, sarà opportuno aspettare i dettagli tecnici del  testo e analisi più approfondite). Mentre è di certo solo un simbolo  l&#8217;art. 56, quello sui congedi obbligatori di paternità: 3 giorni in  tutto, “anche continuativi”, di cui due “in sostituzione della madre”.  Alcuni contratti di lavoro già prevedono congedi di paternità, ma  sarebbe la prima volta che ne viene introdotto, per legge e in Italia,  l&#8217;obbligo. E questo è un passo avanti. Ma così piccolo e così puramente  simbolico da poter sembrare quasi un inciampo. Ovunque si discuta  seriamente di congedi di paternità, si va ben oltre la soglia –  abbastanza risibile – dei tre giorni (si veda <a href="http://www.ingenere.it/dossier/i-congedi-di-paternit" target="_blank">il dossier su InGenere</a>).  Forse consapevole del fatto che le misure proposte sono poca roba, il  ministro Riccardi si appresta a rafforzare il pacchetto “congedi”  nell&#8217;iter parlamentare, mettendoci dentro anche quelli per i nonni:  perché allora non preparare in parlamento un assalto trasversale al  congedo di paternità, portandolo da 3 a 15 giorni?</p>
<p>Insomma,  il primo atto del governo Monti-Fornero ha aumentato l&#8217;età della  pensione, nuove regole per tutti ma con effetti prevalenti sulle donne.  Dal secondo atto – la grande riforma del mercato del lavoro – era lecito  aspettarsi una fase due un po&#8217; women friendly, dato che la titolare del  lavoro ha anche le pari opportunità, dato che le analisi sull&#8217;aumento  del Pil che può portare il lavoro femminile si sprecano, dato che il  vecchio sistema degli ammortizzatori sociali era studiato sul  maschio-adulto-e-garantito. E invece, di gender mainstreaming nella  riforma non c&#8217;è traccia (si veda anche <a href="http://www.senonoraquando.eu/?p=9234" target="_blank">l&#8217;analisi di Snoq</a>).  Finisce che portiamo a casa solo un articoletto che, ben che vada,  impedisce di buttarci fuori quando abbiamo la pancia. Ci basta?</p>
<p><em>Postato in contemporanea da </em><em><a href="http://www.ingenere.it/" target="_blank">InGenere</a>, <a href="http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2012/04/11/ci-basta/" target="_blank">Marina Terragni</a>, <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2012/04/11/riforma-del-lavoro-ci-basta/" target="_blank">Giovanna Cosenza</a>, </em><a href="http://www.ipaziaevviva.com/2012/03/quarto-potere-maschile.html"><em>Ipaziaè(v)viva</em></a><em> ,  <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/04/11/riforma-del-lavoro-ci-basta/" target="_blank">Loredana Lipperini</a>, </em><em> </em><em><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/" target="_blank">Lorella Zanardo</a>, <a href="http://femminileplurale.wordpress.com/" target="_blank">Femminile Plurale</a>, <a href="http://www.robertacarlini.it/" target="_blank">Roberta Carlini,</a> Woman&#8217;s Journal. Le  blogger che condividono questo post pubblicano periodicamente thread  comuni, in particolare sul tema della rappresentazione pubblica della  donna e su quello della rappresentanza politica.</em></p>
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		<title>Il Brunch &#8211; Rassegna stampa</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 06:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Veninata</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1D0FN2" target="_blank"></a><a rel="attachment wp-att-8229" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/07/il-brunch-rassegna-stampa-45/wj_brunch_logo43-200x742-32/"><img class="alignleft size-full wp-image-8229" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/wj_brunch_logo43-200x742.png" alt="" width="200" height="74" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1D0FN2" target="_blank">Hai un figlio? Niente lavoro (l&#8217;Unità, 1 aprile 2012)</a> - Rinunciare ad avere figli. O perdere il lavoro. Questa la realtà che Chiara Valentini ci racconta nel suo ultimo libro. A parole è una scelta che tutti respingono. I fatti dicono però il contrario e il ricatto cui le donne sono sottoposte coinvolge ogni tipologia di lavoro, ogni condizione professionale. Un problema drammatico, dunque, che riguarda tutto il Paese, a partire dalle sue classi dirigenti, politiche e imprenditoriali.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1D0DB6" target="_blank">Donne afghane, diritti lontani (Il Fatto Quotidiano, 1 aprile 2012)</a> - Qualche giorno fa l’associazione Human Rights Watch ha riportato l’attenzione sul dramma delle donne afghane, spiegando che oltre 400 di loro sono oggi detenute per crimini contro la morale.Quali sono questi reati? Fuggire di casa quando vengono picchiate o stuprate dal marito, avere rapporti sessuali fuori dal matrimonio o essere accusate di adulterio. Cos’è l’adulterio? Il rapporto sessuale tra persone non sposate. Pena: dai 5 ai 15 anni di carcere. Dal 2009 esiste una legge che punisce la violenza sulle donne. Come si vede è lettera pressoché morta.<span id="more-8224"></span></p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CZ5YB" target="_blank">Donne e istituzioni (l&#8217;Unità, 31 marzo 2012)</a> - Non basta intervenire sulla legge elettorale dei Comuni, così come non basta aver approvato una norma per la presenza di donne nei Cda delle società quotate in borsa: c`è un modello culturale da cambiare, una prassi politica da scardinare.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1D1IXE" target="_blank">La storia del sindaco Lanzetta (l&#8217;Unità, 2 aprile 2012)</a> - Anche ora come allora tra qualche giorno calerà il silenzio. É una reazione comprensibile, direi vitale, per chi vive in territori così segnati dalla presenza della criminalità organizzata, dove la morte è il prezzo che si paga se non sei allineata e quindi obbediente alle ragioni superiori del potere e degli affari.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1D5G7E" target="_blank"></a><a rel="attachment wp-att-8234" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/04/07/il-brunch-rassegna-stampa-45/bongiorno/"><img class="alignright size-medium wp-image-8234" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/bongiorno-300x199.jpg" alt="" width="210" height="139" /></a><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/aprile/04/Divisioni_tra_noi_Donne_che_co_9_120404116.shtml" target="_blank">Le divisioni ci escludono dal potere (Corriere della Sera, 4 aprile 2012)</a> &#8211; &#8220;Nessuno è in grado di immaginare come sarà la politica dopo il governo Monti, tra i cui meriti c&#8217; è sicuramente quello di aver affidato tre ministeri di peso a tre donne di valore. La scelta del presidente Monti dimostra che, quando la selezione avviene sulla base della competenza, le donne sono in prima linea. Ma cosa accadrà quando questo governo tecnico avrà esaurito il proprio mandato e la politica &#8211; come è giusto che sia &#8211; riprenderà il proprio posto? Il mio timore è che si ripristineranno le vecchie logiche, quelle che finora hanno sempre escluso le donne da incarichi di potere&#8221;. La lettera al CorSera di Giulia Bongiorno.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1D0F48" target="_blank">Scossa rosa (l&#8217;Unità, 1 aprile 2012)</a> - L&#8217;autrice dei <em>Monologhi della vagina</em> continua la sua battaglia contro la violenza domestica, lo stupro, lo sfruttamento sessuale e l`infibulazione. &#8220;Per darci un futuro liberiamo le emozioni, parlo soprattutto alle ragazze&#8221;.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CZ4EP" target="_blank">Le donne sono il motore dell&#8217;integrazione (la Repubblica, 31 marzo 2012)</a> - Ci sono stereotipi figli di una mentalità. Ma la maggior parte dei musulmani qui lavora e si fa voler bene. &#8220;Le donne, tutte le donne, straniere e non, vanno rispettate anche perché rappresentano un elemento di integrazione decisivo. Mi fa impressione sapere che, come nel caso di Monterotondo, ci sono persone che le picchiano. Purtroppo in Italia c´è un clima di tensione: bisogna lavorare tutti per evitare che si ripetano episodi come questo&#8221;. Il ministro per la Cooperazione internazionale e per l´Integrazione, Andrea Riccardi, usa parole ferme per condannare l´attacco e gli insulti in un bar a due sorelle tunisine, una delle quali indossava il copricapo islamico.</p>
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		<title>Quegli uomini dalla parte delle donne</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 08:58:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche Woman&#8217;s Journal sostiene e rilancia le proposte di Iaia Caputo, scrittrice e in libreria con &#8220;Il silenzio degli uomini&#8221; (ed. Feltrinelli). Per la Caputo è arrivato il momento che gli uomini facciano sentire la propria voce contro la violenza subita endemicamente dalle donne, la violenza di genere o femminicidio, per questo propone due iniziative, che sottoscriviamo.</p>
<p><a href="http://iaiacaputo.wordpress.com/2012/03/27/parliamo-di-una-questione-maschile/" target="_blank">Dal blog di Iaia Caputo</a></p>
<blockquote><p>Forse è arrivato il momento di porre una questione maschile in Italia: di imporla con forza all’ordine del giorno, ai mass media, a campagne   di sensibilizzazione per farne quel che è: anche, un’emergenza sociale e   non una questione privata. Innanzitutto strappandoci dai meandri della   coscienza l’oscura convinzione che la violenza sia immanente al  maschile  e dunque immodificabile, intrasformabile, imbattibile.<br />
E ho <strong>due proposte da fare</strong>:<br />
<span id="more-8213"></span> La prima è quella di <strong>costituirsi parte civile ,  gruppi,  associazioni, soggetti, il più numerosi possibile, nel processo  allo  stupratore della giovane donna dell’Aquila</strong>, praticamente sventrata  da  un oggetto appuntito nel corso della violenza, un’infamia che   l’avvocato difensore del presunto colpevole continua a definire “un   rapporto consenziente”. E il fatto che un simile linguaggio sia tornato   possibile e pubblico, come ai tempi del massacro del Circeo, è più che   preoccupante.<br />
La<strong> seconda è una provocazione</strong>: perché non chiedere  alla <strong>lega  Calcio, agli “eroi” dell’epica maschile per eccellenza, di  scendere in  campo per tutto il prossimo campionato con un grande  striscione che  reciti: “Basta violenza sulle donne”?</strong> Lo hanno fatto per  sostenere una  giusta campagna contro il razzismo, e il femmicidio  italiano quanto  l’odio etnico o religioso o politico è tempo che diventi  una questione  che riguarda tutti, ma proprio tutti. Più che mai gli  uomini.</p></blockquote>
<p>Leggi anche: <a href="http://www.ipaziaevviva.com/2012/03/un-calcio-alla-violenza.html?spref=fb" target="_blank">Un calcio alla violenza</a> su Ipaziaevviva.com</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Brunch &#8211; Rassegna stampa</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 06:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Veninata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8192" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/03/31/il-brunch-rassegna-stampa-44/wj_brunch_logo43-200x742-31/"></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CO6MB" target="_blank">Il sogno di Giorgio (la Repubblica, 25 marzo 2012)</a> - Dopo di me una donna. Il diluvio può attendere, e con l&#8217;auspicio semiconfidenziale dell&#8217;odierno presidente della Repubblica il sogno in rosa di una donna al Quirinale fa un altro passettino nella sua lunga, ma al dunque assai povera storia politica e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8192" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/03/31/il-brunch-rassegna-stampa-44/wj_brunch_logo43-200x742-31/"><img class="alignleft size-full wp-image-8192" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/wj_brunch_logo43-200x7424.png" alt="" width="200" height="74" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CO6MB" target="_blank">Il sogno di Giorgio (la Repubblica, 25 marzo 2012)</a> - Dopo di me una donna. Il diluvio può attendere, e con l&#8217;auspicio semiconfidenziale dell&#8217;odierno presidente della Repubblica il sogno in rosa di una donna al Quirinale fa un altro passettino nella sua lunga, ma al dunque assai povera storia politica e di civiltà. Perchè frugando nel passato remoto si scopre che agli albori della Repubblica, per la precisione il 28 giugno del 1946, quando cioè Enrico De Nicola venne eletto alla suprema magistratura dello Stato, 32 parlamentari dell&#8217;<em>Uomo Qualunque</em> avevano in realtà votato per una donna.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=1CMXMG" target="_blank">Al bando la moglie di Assad (Il Sole 24 Ore, 24 marzo 2012)</a> - L’Ue ha approvato nuove sanzioni contro il regime siriano. Stavolta nel mirino sono finite le donne della cerchia ristretta del presidente Bashar el-Assad: la moglie, Asma, la madre del presidente, la potente Anissa, ma anche la sorella Bushra e la cognata. Alle quattro sono stati congelati i beni e proibiti i viaggi nei Paesi dell’Ue.<span id="more-8191"></span></p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CMV35" target="_blank">Il suicidio di Fakhra (il Giornale, 24 marzo 2012)</a> &#8211; L&#8217;ex danzatrice pakistana sfregiata dal marito con l&#8217;acido, ha deciso di mettere fine alla propria esistenza: si è lanciata da una finestra del sesto piano a Roma. Fakhra Younas, diventata famosa nel 2005 per aver scritto il libro <em>Il volto cancellato</em>, era un&#8217;icona per molte donne islamiche e viveva in Italia dal 2001, assieme al figlio Nauman (17 anni).</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CR6D8" target="_blank">Comunali a Palermo, obbligo di donne in lista (la Repubblica &#8211; ed.Palermo, 27 marzo 2012)</a> - Se in una delle liste che sostengono Orlando, quella dei Verdi e della Federazione della sinistra potrebbe trovare posto la fotografa Letizia Battaglia, agli sportivi e alle giovanissime atlete, come Federica Sorbello, 20 anni, si rivolge invece l&#8217;ex presidente del Coni Massimo Costa, il candidato sindaco sostenuto da Pdl, Udc e Grande Sud. Sono le donne in questo momento al centro dell&#8217;attenzione, in segreterie e comitati elettorali, impegnatissimi a raggiungere la quota del 30 per cento delle liste che la nuova legge approvata dall&#8217;Ars vuole riservata alle quote rosa.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CT6KT" target="_blank">Violenza sulle donne, &#8220;nessun passo indietro&#8221; (l&#8217;Unità, 28 marzo 2012)</a> - È arrivato a Montecitorio il dramma taciuto e troppe volte sminuito della violenza sulla donne, un argomento difficile con cui la società, e quindi la politica, per troppi anni hanno avuto problemi a misurarsi anche perché gli oscuri protagonisti troppo spesso si sono trincerati dietro una colpevole negazione. Ci è arrivato con la storia e le immagini del film diretto da Liliana Cavani, il primo di una serie di quattro, che &#8220;finalmente&#8221;, come ha detto Rosy Bindi introducendo la proiezione, la Rai ha deciso di mandare in onda.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CT6Y4" target="_blank">Il maschilismo della Buba (Corriere della Sera, 28 marzo 2012)</a> - La Bundesbank si scopre maschilista. Quando nel consiglio di amministrazione aumenta il numero delle donne, la banca assume più rischi. E lo stesso accade se nella squadra esecutiva entrano dirigenti più giovani. Al contrario, se nel board cresce la quota di chi, oltre alla laurea, possiede anche un dottorato di ricerca, la condotta rischiosa dell&#8217; istituto diminuisce. Sono i risultati sorprendenti di uno studio commissionato dalla Bundesbank, in contrasto con l&#8217; opinione comune che attribuisce proprio alle donne maggiore prudenza.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CV8AC" target="_blank"></a><a rel="attachment wp-att-8201" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/03/31/il-brunch-rassegna-stampa-44/kabul_600/"><img class="alignright size-medium wp-image-8201" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/kabul_600-300x160.jpg" alt="" width="210" height="112" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CV8AC" target="_blank">Kabul, le donne e i reati &#8220;morali&#8221; (Avvenire, 29 marzo 2012)</a> &#8211;  Le donne afghane continuano ad essere pesantemente discriminate. Un rapporto dell’organizzazione per i diritti civili Human Right Watch, presentato ieri a Kabul, ha evidenziato che almeno 400 donne rimangono imprigionate per «reati morali»: un’incriminazione che comprende l’adulterio e l’abbandono del tetto coniugale.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CV324" target="_blank">Tra Sarkozy e Hollande decidono le donne (Il Fatto Quotidiano, 29 marzo 2012)</a> &#8211; Cecilia, Carla, Ségolène e Marine: quattro donne, quattro storie che potrebbero decidere il destino delle elezioni presidenziali francesi.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CV6S4" target="_blank">Arriva la medicina di genere (Avvenire, 29 marzo 2012)</a> &#8211; Passa alla Camera una mozione bipartisan sulla medicina di genere che impegna il Governo a inserire tra gli obiettivi del piano sanitario nazionale 2013-2015 la sua promozione, al fine di delineare migliori criteri di erogazione del servizio sanitario che tengano conto delle differenze tra uomini e donne.</p>
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		<title>SINAPSI NOTTURNE</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 10:34:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaianina</dc:creator>
				<category><![CDATA[WJ blog_Una stanza tutta per sé?]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4555" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2011/07/10/siena-e-i-fischi-a-rosy-bindi/wj_blog_logo-4/"></a>di Gaia Nina Marano</p> <p>Quante volte riusciamo a fermarci veramente e a riflette durante il giorno? La quotidianità è fatta di orari, tempistiche brevi, sempre più brevi, parcheggi, insulti, panini e caffè… Il tempo per pensare non lo si trova nemmeno quando si va a dormire, perché si è troppo stanchi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a rel="attachment wp-att-4555" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2011/07/10/siena-e-i-fischi-a-rosy-bindi/wj_blog_logo-4/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4555" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/wj_blog_logo1-168x80.png" alt="" width="168" height="80" /></a>di Gaia Nina Marano</em></p>
<p>Quante volte riusciamo a fermarci veramente e a riflette durante il giorno? La quotidianità è fatta di orari, tempistiche brevi, sempre più brevi, parcheggi, insulti, panini e caffè… Il tempo per pensare non lo si trova nemmeno quando si va a dormire, perché si è troppo stanchi e non si ha voglia di mettere in moto il cervello, meglio ricaricare le pile per affrontare la maratona del giorno dopo.</p>
<p>Certe volte nove ore di volo potrebbero sembrare una eternità… Altre, invece, appena sufficienti.</p>
<p>E se riflettere è quello che vuoi, l’aereo può essere molto confortante: non ci sono vie di fuga, le persone accanto a te dormono, il video trasmette film troppo lunghi e noiosi per essere seguiti davvero. L’unica cosa che resta è pensare.<span id="more-8182"></span></p>
<p>Da un po’ di tempo a questa parte Valentina si sentiva come un legnetto nel fiume. L’acqua scorre e la trascina, la sensazione è piacevole, ma la corrente va talmente veloce che non riesce a guardarsi intorno e, arrivata a destinazione, non sa nemmeno lei che tragitto avrà mai fatto.</p>
<p>Questo lungo viaggio le ha imposto una pausa dalla quotidianità, ora la sua mente può divagare.</p>
<p>“Forse sono io a farmi troppe domande… O forse sono gli altri che se ne fanno troppe poche… No, non è possibile, sono gli altri che non riflettono… O io sono troppo arrogante… Sono troppo arrogante??! Beh, Viviana pensava io fossi troppo arrogante. Non me lo diceva, stava sempre zitta, ma io nei suoi occhi leggevo l’insofferenza generale per il mio modo di fare! Sì, ecco, per esempio lei era una che non mi sopportava e come lei ce ne sono tante, e tanti!!! Mamma mia, ma quante persone mi odieranno in questo mondo? Io non credo che le persone abbiano un buon ricordo di me… Forse una, due… Forse la mia famiglia, Marco…loro pensano che io sia nel giusto, ma quanti altri invece credono che io stia sbagliando? Ma poi, dico, io non sto sbagliando proprio nulla! E allora, se loro ce l’hanno con me, se ne dovranno fare una ragione e sopportarmi!”.</p>
<p>Valentina sa che in lei, da sempre, si contrappongono due anime: una estremamente solare (che le ha permesso di uscire con un sacco di ragazzi nonostante fosse bruttina) ed una più buia e solitaria (che l’ha portata a mollarsi con tutti i ragazzi frequentati, non appena scoprivano che lei non era come sembrava!).</p>
<p>Le sue storie d’amore, infatti, iniziano inevitabilmente con i fuochi d’artificio: lei è una simpatica, allegra, che ha voglia di fare mille cose, che non si imbarazza, che ha desiderio di ridere e scherzare. Valentina si dà, si dona al cento per cento a chi le sta accanto e fa sentire amore. Le coccola, le vizia, le fa sentire le persone più importanti della sua vita… Poi, inevitabilmente, la sua anima da esistenzialista la pervade ed iniziano le prime difficoltà: a lei non va più di uscire, preferisce vedere un film, comincia a parlare di vita, di religione, di poilitica… Si impegna nel sociale e si dona, non più alla persona che era al suo fianco, ma a qualcun altro.</p>
<p>La storia d’amore entra in crisi, lei farà finta di volerla recuperare, ma nel momento stesso in cui Valentina aggiusta le cose e promette che tutto tornerà sereno come prima, la relazione è già finita. La rottura deve solo essere ufficializzata.</p>
<p>“Chissà se qualcuno prova ancora male per quello che è successo… Credo di aver fatto soffrire delle persone con il mio comportamento, ma è stato del tutto involontario, quasi una ragione di sopravvivenza..”</p>
<p>Valentina accende l’I-pad e legge il primo messaggio della cartella “ricevuti”: “Non so perché, ma alle volte ti penso ancora. Penso ai momenti vissuti insieme, non so se riuscirò più ad amare, L.”.</p>
<p>Il messaggio lo aveva ricevuto una settimana fa, ma non aveva trovato la forza di rispondere. Ora aveva la notte davanti a sé e voleva pensare.</p>
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		<title>Il Brunch &#8211; Rassegna stampa</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 06:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Veninata</dc:creator>
				<category><![CDATA[RASSEGNA STAMPA]]></category>
		<category><![CDATA[afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[arabia saudita]]></category>
		<category><![CDATA[dalla parte delle donne]]></category>
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		<category><![CDATA[fiction]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8127" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/03/24/il-brunch-rassegna-stampa-43/wj_brunch_logo43-200x742-30/"></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CIWFN" target="_blank">Una saudita a Londra 2012 (la Repubblica, 22 marzo 2012)</a> - La rivoluzione silenziosa delle donne musulmane si prepara a un nuovo passo avanti: ancora una volta protagonista della svolta è l&#8217;Arabia Saudita, paese guida della regione e nazione simbolo sul tema dei diritti femminili nell&#8217;area, essendo quella dove le donne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-8127" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/03/24/il-brunch-rassegna-stampa-43/wj_brunch_logo43-200x742-30/"><img class="alignleft size-full wp-image-8127" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/wj_brunch_logo43-200x7423.png" alt="" width="200" height="74" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CIWFN" target="_blank">Una saudita a Londra 2012 (la Repubblica, 22 marzo 2012)</a> - La rivoluzione silenziosa delle donne musulmane si prepara a un nuovo passo avanti: ancora una volta protagonista della svolta è l&#8217;Arabia Saudita, paese guida della regione e nazione simbolo sul tema dei diritti femminili nell&#8217;area, essendo quella dove le donne subiscono le maggiori discriminazioni. Dopo aver concesso alle sue cittadine diritto di voto e la possibilità di sedere a pieno titolo nella Shura, l&#8217;assemblea che dà consigli al re, Riad si prepara a mandare per la prima volta un&#8217;atleta di sesso femminile alle Olimpiadi di Londra l&#8217;estate prossima.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CIW0X" target="_blank">Lavoro, cosa cambia per le donne (Il Messaggero, 22 marzo 2012)</a> - Sono due le misure che incideranno direttamente nella vita delle donne: l’eliminazione della pratica delle dimissioni in bianco in vigore fino al governo Prodi, cancellata e poi introdotta di nuovo dall&#8217;ultimo governo Berlusconi; e la sperimentazione dei congedi di paternità obbligatori che saranno finanziati dal ministero del Lavoro.<span id="more-8126"></span></p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CGV5B" target="_blank">Per uomini e donne vecchiaia allineata (Il Sole 24 Ore, 21 marzo 2012)</a> &#8211; Il quotidiano di Confindustria risponde alle domande inviate dai lettori al forum TuttoPensioni.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CGPHU" target="_blank">Una donna nel futuro della Cattolica (il Giornale, 21 marzo 2012)</a> &#8211; Si tratta di Antonella Sciarrone Alibrandi, docente molto vicina a Comunione e Liberazione oltre che all&#8217;attuale rettore dell&#8217;università, il ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CGUQ2" target="_blank">Miss Wisconsin e le donne afghane (Corriere della Sera, 21 marzo 2012)</a> - Il caso di Gulnaz ha suscitato reazioni di sdegno in tutto il mondo. È una ventunenne afghana che era stata condannata a 12 anni di carcere per adulterio, dopo aver denunciato di essere stata stuprata dal cugino del marito. Meno noto è il nome dell&#8217; avvocato che ha seguito il caso fino a che la ragazza ha ottenuto la grazia lo scorso dicembre dal presidente Karzai. Quell&#8217; avvocato è Kimberley Motley: trentaseienne americana, ex reginetta di bellezza oggi madre di due figli.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=1CCTI6" target="_blank">Usa, il capofamiglia è donna (la Repubblica, 19 marzo 2012)</a> - Ciao maschio: da oggi il pane a casa lo porta lei. Nel giorno della festa del papà dagli Usa non poteva arrivare regalo più gradito: o meno. Dipende dai punti di vista: quanti maschietti si sentiranno sollevati scoprendo che nel giro di una generazionea mantenere la famiglia ci penserà la signora? I dati messi in fila dai sociologi Usa non lasciano dubbi. Già oggi 4 donne su 10 guadagnano più del marito: e la quota è raddoppiata nel giro degli ultimi vent&#8217; anni.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CGV7H" target="_blank"></a><a rel="attachment wp-att-8144" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/03/24/il-brunch-rassegna-stampa-43/partigiane/"><img class="alignright size-medium wp-image-8144" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/partigiane-300x223.jpg" alt="" width="240" height="178" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CGV7H" target="_blank">La compagna Ombra (Corriere della Sera, 21 marzo 2012)</a> - Il Sessantotto è iniziato nel Quarantatré. Una guerra di liberazione dentro la Guerra di Liberazione. La prima volta che una ragazza, partigiana, si è rifiutata di cucire un bottone a un ragazzo, partigiano. La prima volta che una diciassettenne si è assunta la responsabilità di un turno di guardia in montagna; o ha saputo domare il suo imbarazzo nel dormire, unica donna, in una stalla, assieme a venti compagni di battaglia. Venticinque anni prima che la promiscuità nelle aule universitarie occupate suscitasse scandalo o, al contrario, vanità rivoluzionarie. &#8220;La Liberazione aveva liberato molte cose&#8221; scrive, convinta, Marisa Ombra, con una preoccupazione fissa lungo i 23 capitoli e le 82 pagine del suo libro: non fare prediche, non dare consigli, non diventare paternalistica, &#8220;come una vecchia zia saccente&#8221;.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1CGUOE" target="_blank">La fiction della discordia (la Repubblica, 21 marzo 2012)</a> - Ritratto di famiglia borghese in un interno, ma niente è come appare. Il marito (Alessio Boni), stimato chirurgo, è l&#8217; aguzzino della moglie (Stefania Rocca), una donna che chiusa in se stessa sceglierà il suicidio. Solo dopo la morte della madre, la sedicenne Teresa (Nina Torresi, bravissima), capirà la scelta estrema della donna, privata del bene più grande: l&#8217; autostima. La fuga di Teresa girato da Margarethe Von Trotta a Trieste, fa parte della collezione Mai per amore dedicata alla violenza sulle donne che finalmente &#8211; dopo le polemiche e un&#8217; interrogazione parlamentare &#8211; andrà in onda su RaiUno da martedì.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=1CESJI" target="_blank">Goodbye Italia, successo rosa a stelle e strisce (Europa, 20 marzo 2012)</a> &#8211; L&#8217;ex senatrice Cinzia Dato e la sociologa Silvana Prosperi hanno scritto un libro intitolato <em>Goodbye Italia. La repubblica che ripudia il lavoro delle donne. </em>Si tratta di un contributo delle due studiose ai problemi riattualizzati dai 150 anni dell’unità e dalla crisi economico-finanziaria. La sua originalità consiste nell’osservare il nostro paese attraverso lo sguardo di donne che, nate e formatesi in Italia, hanno scelto (o dovuto scegliere) di vivere e lavorare in un paese diverso.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Interruzione volontaria di gravidanza</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 17:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaianina</dc:creator>
				<category><![CDATA[DIRITTI]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[you're right]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7221" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/03/il-%e2%80%9cbranco%e2%80%9d-non-va-in-carcere/your_right_logo1-138x80_immagine-box/"></a>di Gaia Nina Marano</p> <p>Il 22 maggio del 1978, in Italia veniva approvata la Legge n. 194 recante le “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”. Il successo della 194 lo si deve, principalmente, all’impegno del Partito Radicale che, in collaborazione con il Centro sulla sterilizzazione e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a rel="attachment wp-att-7221" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/03/il-%e2%80%9cbranco%e2%80%9d-non-va-in-carcere/your_right_logo1-138x80_immagine-box/"><img class="alignleft size-full wp-image-7221" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/your_right_logo1-138x80_immagine-box.png" alt="" width="138" height="80" /></a>di Gaia Nina Marano</em></p>
<p>Il 22 maggio del 1978, in Italia veniva approvata la <strong>Legge n. 194 </strong>recante le <em><strong>“Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”. </strong></em>Il successo della 194 lo si deve, principalmente, all’impegno del Partito Radicale che, in collaborazione con il Centro sulla sterilizzazione e sull’aborto (CISA), ha combattuto con forza affinché le donne italiane potessero riacquistare una dignità sociale ed umana, persa durante il ventennio fascista.</p>
<p>I <strong>militanti radicali</strong>, in particolare, condussero una dura campagna volta ad arginare il fenomeno degli aborti clandestini, creando così i primi <strong>consultori</strong> in Italia, nonché un ambulatorio specialistico nella sede fiorentina del partito.<span id="more-8153"></span></p>
<p>Ed infatti, prima del 1978, il Codice Rocco (agli artt. 545 – 555) configurava l’interruzione volontaria di gravidanza come un “<em><strong>delitto contro l’integrità della stirpe</strong></em>”, punibile con la reclusione.</p>
<p>Fu poi la Corte Costituzionale, con la nota <strong>sentenza n. 27 del 18 febbraio 1975</strong>, a fornire il precedente fondamentale per l’adozione successiva della Legge 194. Nella predetta pronuncia, la <strong>Consulta</strong> denunciava <em>“l’illegittimità costituzionale dell’art. 546 del codice penale, nella parte in cui non prevede che la gravidanza possa venir interrotta quando l’ulteriore gestazione implichi danno, o <strong>pericolo</strong>, grave, medicalmente accertato nei sensi di cui in motivazione e non altrimenti evitabile, per la salute della madre”</em>, evidenziando la inevitabile necessità, per l’Italia, di assumere una nuova <strong>posizione etico-politica </strong>sull’aborto.</p>
<p><strong>Alcune informazioni di ordine pratico</strong></p>
<p>•L’interruzione volontaria di gravidanza può avvenire, ad insindacabile giudizio della donna, entro i <strong>primi 90° giorni </strong>dall’ultima mestruazione.</p>
<p>•<strong>Dopo i 90° giorni</strong>, l’IVG può essere praticata, ma solo se:</p>
<p>- la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;</p>
<p>- sono accertati processi patologici, come rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro che determinano grave pericolo per la salute fisica e psichica della donna.</p>
<p>•L’iter per la IVG prevede sempre un <strong>incontro con il proprio medico </strong>di fiducia o con il medico di un consultorio, il quale, per prassi, inviterà la donna a riflettere sulla sua scelta.</p>
<p>•Solo trascorsi <strong>7 giorni </strong>dalla predetta visita (salvo urgenze riscontrate clinicamente), verrà rilasciato un certificato, che l’interessata presenterà alla struttura competente per l’operazione.</p>
<p>•L’intervento può essere svolto presso <strong>ospedali pubblici o cliniche private convenzionate </strong>e, comunque, ogni Asl ha il dovere di garantire l’interruzione volontaria di gravidanza, mettendo in contatto la donna con la struttura a lei più vicina.</p>
<p>•L’aborto è una operazione che si pratica in <strong>day-hospital.</strong></p>
<p>•L’IVG è un intervento totalmente <strong>gratuito</strong>, se eseguito nelle strutture autorizzate.</p>
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