Da oggi a domenica 20 maggio Roma accoglie la Race for the Cure, l’incontro ormai tradizionale organizzato dall’associazione Susan Komen Italia per sensibilizzare e informare le donne sul tumore al seno, ma anche per raccogliere fondi e manifestare solidarietà alle donne colpite dalla malattia.
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La lettera firmata da 157 sacerdoti degli Stati Uniti a sostegno di padre Roy Bourgeois porta nuovamente all’attenzione il dibattito interno alla Chiesa cattolica sui ruoli di donne e uomini consacrati. Padre Bourgeois sostiene apertamente l’introduzione del sacerdozio femminile e nel 2008 ha partecipato alla cerimonia di ordinazione di Janice Sevre-Duszynska, membro del gruppo Roman Catholic Womenpriests, ottenendo una minaccia di scomunica dal Vaticano.
Il Time segnala, in un articolo, citato anche dal Post, l’utilizzo provocante del corpo femminile nella campagna pubblicitaria lanciata di recente della Women Tennis Association (Wta). Si tratta di una serie di video, che ritraggono le atlete mentre colpiscono la palla, al rallentatore, e ne danno una rappresentazione fortemente sensuale, con gonnelline e abitini ridotti al minimo e svolazzanti, inquadrature molto ravvicinate su curve e muscoli, voci suadenti.
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Al via in Germania i mondiali di calcio femminili. Ad aprire il torneo, ieri a Sinsheim, davanti a 25mila spettatori, è stata la Francia, che ha battuto 1-0 la Nigeria. Ma la partita attesa era quella d’esordio delle padrone di casa e campionesse in carica della nazionale tedesca, che all’Olympic Stadion di Berlino gremito di 75mila spettatori, e sotto l’occhio di una trepidante e tifosissima Angela Merkel hanno battuto 2-1 il Canada. Le tedesche hanno tenuto sempre il controllo della partita, segnando due reti al 10′ e al 42′ del primo tempo. Per le tre settimane di torneo sono stati venduti 700mila biglietti. Domani via al girone B con Giappone - Nuova Zelanda e Messico - Inghilterra. Assente l’Italia, uscita lo scorso novembre dalle qualificazioni, dopo la sconfitta subita dalla nazionale degli Usa.
BERLINO – Un esordio degno delle campionesse in carica, in linea con una cornice degna delle grandi occasioni (quasi 75mila spettatori con il cancelliere Angela Merkel, il presidente della Fifa Joseph Blatter e quello dell’Uefa Michel Platini in tribuna).
Almost 100,000 people saw the games, with 71,755 at Germany’s 2-1 win over Canada at Berlin’s Olympic Stadium. Earlier on, there were 27,674 in Sinsheim to see France beat Nigeria 1-0 in the tournament’s opening fixture.
Jeré Longman spiega su The New York Times che l’omosessualità è ancora un problema nel calcio femminile nigeriano. Correndo il rischio di essere discriminate, le giocatrici lesbiche della nazionale, le Super Falcons (che parteciperanno al Campionato mondiale di calcio femminile in Germania, prima giornata 26 giugno), si sentono costrette a nascondere il proprio orientamento sessuale. Eucharia Uche, allenatrice della squadra, considera l’omosessualità un problema che necessita dell’intervento divino per essere superato e frenato.
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WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
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