In Honduras è imminente il voto per approvare una legge che condannerà al carcere chiunque abbia assunto (venduto, prescritto o altrimenti distribuito) la pillola del giorno dopo, anche se in seguito ad una violenza sessuale.
L’Honduras non è nuovo ai provvedimento legislativi limitativi dei diritti delle donne. Attualmente, infatti, l’aborto è assolutamente vietato e punito con la reclusione in carcere fino a dieci anni.
In Honduras, la contraccezione d’emergenza è stata vietata, per la prima volta, nell’aprile 2009. Già un mese dopo, però, il Presidente in carica, Josè Manuel Zelaya, pressato dalla indignazione pubblica mondiale per questo provvedimento, è stato costretto a “congelare” il divieto. Ha così avuto inizio un acceso dibattito che, dal Congresso, è arrivato fino alla Corte Suprema honduregna.
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150 persone per assumere una giovane libraia
Tra i luoghi in cui le donne fanno cultura, politica, comunità, ce n’è uno che sta vivendo una rivoluzione, e tenta il salto generazionale in un modo del tutto inedito. È la Libreria delle donne di Bologna (via San Felice 16/a), che ha lanciato la campagna Un’assunzione collettiva per creare un posto di lavoro, formare una libraia, garantirsi un futuro. Ce ne parlano Rita Borgioli e Alessandra Casarini (entrambe a destra nella prima foto).
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La Corte di Appello di Torino ha statuito un principio innovativo e destinato a far discutere: nel caso in cui gli autori di un omicidio, di lesioni dolose o di violenza sessuale non siano stati individuati, siano irrintracciabili ovvero non abbiano i mezzi economici per pagare, sarà lo Stato a dover indennizzare la vittima.
La Corte ha così deciso in favore di una diciottenne –rumena di origine, torinese di adozione- che, nel 2005 era stata sequestrata e violentata da due connazionali. I due aggressori, resisi latitanti immediatamente dopo la condanna, infatti, non hanno mai scontato la pena detentiva inflitta dal Tribunale di primo grado (pari a dieci anni e sei mesi di carcere) e, tantomeno, hanno adempiuto alla aggiuntiva condanna pecuniaria pari ad Euro 90.000.
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Da oggi incominciamo una serie di approfondimenti sul tema del lavoro. Cercheremo di proporvi molti punti di vista diversi, dando spazio soprattutto alle esperienze delle giovani donne che si trovano a dover conciliare un lavoro precario con il desiderio di un figlio. Il tema del lavoro sarà anche al centro del prossimo incontro nazionale del gruppo Se non ora quando, che si riunirà a Bologna i prossimi 3 e 4 marzo. Qui il programma.
Questo primo intervento è della Consigliera di parità alla regione Lazio, Alida Castelli. Le consigliere di parità si occupano di monitorare l’applicazione della normativa sul lavoro e le pari opportunità su tutto il territorio nazionale, dipendono dal ministero del Lavoro. L’articolo apparirà sul prossimo numero di marzo del mensile Noidonne. Per inviarci i vostri commenti e testimonianze sul tema del lavoro scrivete a redazionewj@gmail.com
WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
WOMEN AT WORK: il nostro approfondimento sul lavoro delle giovani donne
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LA POSTA
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- gaianina su Honduras: carcere per la contraccezione d’emergenza
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European Institute for Gender Equality- 180 000 women in Europe are in danger of female genital mutilation (FGM) maggio 11, 2012
- The Seimas discussed relevant matters of equal opportunities for women and men maggio 9, 2012
- Closing gender gaps will benefit individuals, the economy and society marzo 7, 2012
- Request for Nominations of "Women Inspiring Europe" 2013 marzo 6, 2012
- EIGE conducts research and facilitates discussions on gender training in the European Union febbraio 22, 2012
Women watch delle Nazioni Unite- UN gender equality news feed ottobre 13, 2011
Unifem news- 16 Days of Activism: Gazans Rally Together at Festival to Combat Gender Violence (News) dicembre 9, 2010
- Say NO–UNiTE to End Violence against Women Initiative Records More than 1 Million Actions (Press Release) novembre 25, 2010
- UNiTE Campaign to End Violence against Women Launches in Asia-Pacific Region (News) novembre 25, 2010
- L’initiative Dites NON – Tous UNiS pour mettre fin à la violence contre les femmes enregistre plus d’un million d’actions (Communiqué de presse) novembre 25, 2010
- La Iniciativa Di NO–ÚNETE para Poner Fin a la Violencia contra las Mujeres Registra Más de 1 Millón de Acciones (Informe de prensa) novembre 25, 2010
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Riforma del lavoro: ci basta?
Togliamo subito di mezzo il Moloch: l’articolo 18 e l’accordo finale che lo ha avuto ad oggetto. Non perché non conti: sotto la voce “economici” potevano passare anche i licenziamenti discriminatori. Adesso i pesi sono stati un po’ riequilibrati, si sono rafforzate le tutele in uscita, buttando la palla nel campo dei giudici. Ma tutto questo dibattito ha continuato a oscurare l’altra faccia della riforma, la questione dell’entrata al lavoro. Su questo ci vogliamo concentrare. Perché a noi interessano quelle che l’art. 18 non ce l’hanno e non lo avranno mai, le non-posto-fisso, senza tutele. Era per loro la riforma, no? Allora qualche numero, e i nostri 4 punti.
Uno. Non tutti i disoccupati sono uguali. Ci sono quelli che hanno appena perso un lavoro e quelli che invece cercano il primo lavoro, o escono da un periodo in cui (vuoi per scoraggiamento, vuoi per altri accidenti della vita, tra i quali – per dire – un figlio) non l’avevano e non l’hanno cercato. Tra i primi (disoccupati ex-lavoratori) i maschi sono la maggioranza: 56%. Nel secondo gruppo (nuovi entranti sul mercato del lavoro) primeggiano le donne: 63%. (dati Istat, riportati nell’articolo di redazione di inGenere.it “Lavoro, una riforma che guarda al passato“). Tutti gli ammortizzatori sociali oggi esistenti sono per il primo gruppo, gli ex. Motivo forte per sperare nella riforma. Che però non prevede niente per i nuovi entranti: hai un’indennità, di qualche tipo, in caso di disoccupazione, solo se hai perso un lavoro.
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