[Marina Abramovic]
Più che artiste, soggetti dell’arte. Modelle in posa o muse ispiratrici.
Questo sono state le donne, nel corso della storia delle arti visive. Veneri o Madonne; ancelle o contadine. Sulla tela, non di fronte ad essa. Dipinte, non pittrici. Era questa la regola, era questo il buon gusto. La casa del padre, poi quella dello sposo, i bambini, e in alternativa il convento. Mai progetti più ambiziosi.
Alle donne non era concesso il diritto alla creatività.
Occuparsi di pittura, di scultura, di architettura, no… non era cosa da donne! Così come interessarsi di cultura in generale. A loro era consentito tessere o ricamare. Al massimo, dipingere su piccole tele decorative tra le mura domestiche, per puro diletto e
senza alcuna velleità. Una donna non poteva accedere allo studio della matematica, della geometria, delle scienze; non poteva
essere avviata all’apprendistato in una bottega d’artista. E in età Medievale, attorno all’identità femminile uomini
tessevano pericolosi pregiudizi.
150 persone per assumere una giovane libraia
Tra i luoghi in cui le donne fanno cultura, politica, comunità, ce n’è uno che sta vivendo una rivoluzione, e tenta il salto generazionale in un modo del tutto inedito. È la Libreria delle donne di Bologna (via San Felice 16/a), che ha lanciato la campagna Un’assunzione collettiva per creare un posto di lavoro, formare una libraia, garantirsi un futuro. Ce ne parlano Rita Borgioli e Alessandra Casarini (entrambe a destra nella prima foto).
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Ha 34 anni, da 15 convive con l’anoressia e la bulimia. Ora, però, ha deciso di combatterle, ha trasformato la patologia in performance artistica, ha scelto di comunicare, di portare se stessa agli altri per smuovere le coscienze. Giovanna Lacedra, insegnante, artista e performer, mettendo in scena Io sottraggo. La triangolazione cibo-corpo-peso il 30 giugno dell’anno scorso a Milano pensava di realizzare un unico evento, con un video e un servizio fotografico a documentarlo. Invece quello era solo l’inizio di un tour che le avrebbe fatto girare l’Italia e che il 17 marzo la porterà a Cesena per il Marzo delle Donne.
“Tuba”, un angolo di lettura ed erotismo al quartiere romano del Pigneto
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Dopo aver fatto visita alla Libreria delle donne di Milano (vedi l’articolo), facciamo la seconda tappa della nostra esplorazione dei luoghi creati da donne per le donne a Roma, in via del Pigneto 19, dove si trova Tuba, “un bazar erotico, libreria delle donne, uno spazio espositivo, un luogo d’incontro”, come si legge sul sito. L’hanno fondata Barbara Piccolo, 37 anni, e Barbara Kenny, 34, che ha risposto alle nostre domande.
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La Scuola di circo Flic di Torino, importante centro di studi internazionale legato al movimento, ospiterà il 3 e 4 marzo prossimi uno stage di Danza Aerea condotto da Elodie Donaque, artista francese tra le più titolate in Europa in questa disciplina e coreografa della School for New Dance Development di Amterdam. Lo stage, aperto a tutti, propone un lavoro intensivo sulle discipline aeree, in particolar modo sull’uso di tessuti e corda verticale.
WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
WOMEN AT WORK: il nostro approfondimento sul lavoro delle giovani donne
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