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udePhotoRevolutionary. Un hashtag che è espressione di una forma di mobilitazione, di lotta, emancipazione e resistenza. All’indomani della festa della donna, “Credo nell’uguaglianza uomo/donna” e “i miei pensieri, il mio corpo, la mia scelta” sono due dei messaggi che alcune donne hanno lanciato in un video che le vede protagoniste. I 30 secondi di girato affiancano un calendario di nudo artistico dedicato all’attivista egiziana Aliaa Magda Elmahdy che l’anno scorsò si spogliò “contro le discriminazioni sessuali nel mondo islamico” e a Golshifteh Farahani, l’attrice bandita dall’Iran per aver posato per una rivista francese.
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Fa la modella da quando ha 18 anni e ora, a 28, Sophia Cahill (nella foto), continua a calcare le passerelle. Nessuna notizia, se non fosse che alla London Fashion Week ha lasciato tutti a bocca aperta presentandosi nuda con il pancione (guardala su Vanity Fair). Madre single di un bambino di 9 anni, ha posato anche per Penthouse e Playboy, guadagnando 500 sterline al giorno. “Devo provvedere al bambino che sta per nascere e a Bailey” ha detto. “Il corpo di una donna incinta è bellissimo e non dovrebbe essere nascosto” ha poi aggiunto in un’intervista al magazine Closer.
I
n Turchia sono molte le donne interessate alla lettura di magazine femminili, lo dimostrano le vendite di alcuni di questi come Elle, Vogue e Marie Claire. Tuttavia circa il 60% della popolazione femminile turca è molto legata alla tradizione e alle regole dettate dal credo islamico e non si riconoscono nell’idea di stile che queste riviste propongono. E’ nata proprio in Turchia la prima rivista per donne conservatrici. Si chiama Ala, ha ormai un anno e ha l’ambizione di spiegare alle donne come essere belle e alla moda senza infrangere le regole religiose. La rivista tratta anche di stile di vita e temi importanti come il lavoro. Molte sono infatti colte e ambiziose. Link all’articolo originale http://www.worldcrunch.com/turkey-new-muslim-women-s-magazine-comes-covered-headscarf/4713
A dicembre, Mariafrancesca Garritano aveva denunciato i disturbi alimentari delle colleghe ballerine della Scala in un’intervista rilasciata al quotidiano The Observer. La ballerina aveva spiegato che “una su cinque ne soffre”. La sua denuncia era stata raccolta anche in un libro (a sinistra la copertina). Proprio le dichiarazioni pubbliche che ha rilasciato alla stampa internazionale a dicembre hanno convinto il Teatro milanese a licenziarla per giusta causa, in quanto è venuto meno il rapporto di fiducia. (leggi la notizia sulla Stampa).
A pranzo o cena, al massimo, sul tavolo c’erano uno yogurt e una mela. Regimi alimentari che erano vere e proprie restrizioni insostenibili. Mariafrancesca Garritano ha descritto questo sistema da dentro, infatti lei è approdata alla scuola di ballo del Teatro a 16 anni e rimasta fino ai 33. Le ragazze del corpo di ballo, non è difficile intuire il perchè, tacciono sul licenziamento di Mariafrancesca.
La commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato la proposta di legge della parlamentare del Pdl Souad Sbai che vieta di indossare in pubblico il burqa e il niqab, il velo integrale che lascia spazio solo per gli occhi (nella foto Flickr by superblinkymac) . A favore hanno votato i deputati di Pdl, Lega e Reponsabili, contro si è espresso il Pd, mentre Fli, Idv e Udc si sono astenuti.
WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
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