Il Brunch – Rassegna stampa
L
e donne sacerdote sfidano papa Ratzinger (la Repubblica, 29 agosto 2011) – Cortei per la riforma della Chiesa annunciati ovunque Benedetto XVI verrà, e una messa officiata da due sacerdoti gay sposati con rito civile e sospesi a divinis a Berlino. Nella vicina Austria, un clamoroso manifesto firmato da oltre trecento religiosi per il sacerdozio alle donne e un profondo rinnovamento del cattolicesimo. Così, in un clima di crescente rivolta e protesta, la Germania e il mondo tedesco si preparano alla visita pastorale del Pontefice dal 22 al 25 settembre.
Amazzone o sposa bambina, essere donna in Libia (la Repubblica, 27 agosto 2011) – Rispetto al tempo della monarchia senussita, il lungo regime di Gheddafi ha fatto registrare un miglioramento nella condizione femminile. Nel delicato campo del diritto di famiglia ha elevato l’ età matrimoniale impedendo il fenomeno delle spose-bambine; imposto la registrazione delle nozze; condizionato il matrimonio poligamico al consenso della prima moglie; stabilito l’ intervento del giudice per convalidare il divorzio. Le donne possono votare, gestire i loro beni personali, avere accesso all’ istruzione, lavorare. Anche se sono indirizzate a fare le insegnanti o le infermiere. Professioni che il Colonnello, che pure ha ammesso donne nell’ esercito traendovi la sua guardia di “amazzoni”, definiva “consone”. Scelte che hanno fatto dire retoricamente a Gheddafi che le “donne sono trattare meglio Libia che in Occidente”. Come spesso accade nel mondo della Mezzaluna, però, le leggi fanno i conti con la tradizione.
La tragedia delle donne somale (Avvenire, 1 settembre 2011) – Le quotidiane storie di violenza sulle giovani somale, in viaggio verso la tendopoli keniana di Dadaab: da una parte gli shabaab, i rivoltosi islamici; dall’altra i corrotti poliziotti keniani, in teoria incaricati di mantenere l’ordine. Le testimonianze raccolte dall’inviato di Avvenire in Somalia.
La dignità offesa delle brigantesse (Corriere della Sera, 31 agosto 2011) – Il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia va celebrato anche come un’occasione per ripensare agli aspetti del Risorgimento non soltanto positivi. È quello che riesce a fare, sia pure con qualche concessione a una supervalutazione, il volume “Il canto delle pietre” (Luigi Pellegrini editore, pagine 94, Euro 12), che comprende l’ introduzione di Isabella Rauti, il componimento poetico “Cantos” di Pierfranco Bruni, che si ispira alla vicenda brigantesca, e i saggi di Gerardo Picardo, Neria De Giovanni, Marilena Cavallo e Micol Bruni. Picardo ricostruisce le storie e i personaggi delle brigantesse. Queste donne, definite nei verbali di polizia, negli atti dei processi e nelle cronache giornalistiche del tempo “drude”, termine spregiativo che le presenta come dedite al malaffare, negando i loro sentimenti di mogli, amanti, figlie, sorelle, sono oggetto di denigrazione perché partecipi della ribellione del mondo contadino: esse condividono non solo il destino dei loro uomini, ma gareggiano in ardimento con i maschi, impugnando il fucile, la “scoppetta” e indossando abiti maschili.
La meglio gioventù era donna (Corriere della Sera, 27 agosto 2011) – Nati entrambi nel 1947, hanno la stessa età Enrico Deaglio e la protagonista del suo primo romanzo, Zita (il Saggiatore, in libreria il 1° settembre). E la città dove sono cresciuti è la stessa, Torino, “una vera città industriale come in Italia non esistevano”. Zita è il romanzo di una generazione, ragazzi e ragazze che nel Sessantotto avevano intorno a vent’anni, ma che già da prima conoscevano l’impegno politico, come quando nel 1963 gli studenti andarono a manifestare contro la Spagna di Franco che aveva condannato a morte Julian Grimau, o si raccoglievano fondi per Danilo Dolci in Sicilia. “A volte mi è capitato di guardare delle donne della mia età, belle, serene, sicure, e di pensare: ma quando erano ragazze, cosa facevano? Qual è stata la loro vita? Con questo romanzo ho voluto raccontare la storia di tutte loro”, ha spiegato Deaglio.
WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
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Women watch delle Nazioni Unite- UN gender equality news feed ottobre 13, 2011
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