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	<title>WOMAN&#039;s JOURNAL</title>
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		<title>Ala: un magazine con il velo</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 21:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Perona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>I<a rel="attachment wp-att-7768" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/21/ala-un-magazine-con-il-velo/ala/"></a>n Turchia sono molte le donne interessate alla lettura di magazine femminili, lo dimostrano le vendite di alcuni di questi come Elle, Vogue e Marie Claire. Tuttavia circa il 60% della popolazione femminile turca è molto legata alla tradizione e alle regole dettate dal credo islamico e non si riconoscono nell&#8217;idea di stile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I<a rel="attachment wp-att-7768" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/21/ala-un-magazine-con-il-velo/ala/"><img class="alignleft size-medium wp-image-7768" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/ala-300x162.jpg" alt="" width="273" height="147" /></a>n Turchia sono molte le donne interessate alla lettura di magazine  femminili, lo dimostrano le vendite di alcuni di questi come Elle, Vogue  e Marie Claire. Tuttavia circa il 60% della popolazione femminile turca  è molto legata alla tradizione e alle regole dettate dal credo islamico  e non si riconoscono nell&#8217;idea di stile che queste riviste propongono.  E&#8217; nata proprio in Turchia la prima rivista per donne conservatrici. Si  chiama Ala, ha ormai un anno e ha l&#8217;ambizione di spiegare alle donne  come essere belle e alla moda senza infrangere le regole religiose. La  rivista tratta anche di stile di vita e temi importanti come il lavoro.  Molte sono infatti colte e ambiziose. Link all&#8217;articolo originale <a rel="nofollow" href="http://www.worldcrunch.com/turkey-new-muslim-women-s-magazine-comes-covered-headscarf/4713" target="_blank">http://www.worldcrunch.com/turkey-new-muslim-women-s-magazine-comes-covered-headscarf/4713</a></p>
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		<title>Come rompo l&#8217;equazione maternità uguale carriera finita?</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 18:53:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferrodastiro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il lavoro è la preoccupazione per il Paese e in particolare per le donne. Con un tasso di occupazione del 46% (ma che è la media di una percentuale oltre il 65% nelle regioni del nord e vicina al 30% in quelle del sud) non c&#8217;è da stare tranquille. Se il ministro del Lavoro, o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4555" title="wj_blog_logo" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/wj_blog_logo1.png" alt="" width="192" height="91" />Il lavoro è la preoccupazione per il Paese e in particolare per le donne. Con un tasso di occupazione del <strong>46%</strong> (ma che è la media di una percentuale oltre il 65% nelle regioni del nord e vicina al 30% in quelle del sud) non c&#8217;è da stare tranquille. Se il ministro del Lavoro, o meglio la ministra non fosse appunto una donna, Elsa Fornero, probabilmente il tema lo sentiremmo meno spesso declinato al femminile sui giornali nazionali, e invece, fortunatamente per tutte noi, si parla di disoccupazione femminile.</p>
<p>Non che sia, migliore o peggiore, di quella maschile ma è diversa perché comprende una condizione che è prerogativa solo delle donne, ovvero la<strong> gravidanza</strong>. Ed è su questo che la partita si gioca. Per le giovani, che si ritrovano a 30 a non avere ancora una carriera ben solida e a desiderare un figlio (che inevitabilmente manderebbe all&#8217;aria i piani di carriera fin lì sognati e stentatamente costruiti) e per le donne che i figli ce li hanno già e che devono sobbarcarsi i costi della &#8220;conciliazione&#8221; (brutta parola che significa: se il bambino sta male ci pensa lei, se è da andare a prendere a scuola ci pensa lei&#8230; e al lavoro di lei chi ci pensa?).</p>
<p><span id="more-7749"></span>Per queste e altre ragioni, le aziende vivono la maternità principalmente come un costo: &#8220;Oddio se mi rimane incinta come faccio, la devo sostituire?&#8221;, &#8220;È vero, la maternità la anticipa l&#8217;Inps ma a me il problema rimane&#8221;, &#8220;È brava ma se poi mi sta troppo a casa e dà il cattivo esempi a tutti i suoi colleghi?&#8221;, &#8220;Devo poter contare su di lei, sul fatto che non mi abbandoni quando ne ho bisogno&#8221;. Questi sono pensieri che frullano nella testa dei direttori del personale quando si trovano a dover assumere/confermare/promuovere una lavoratrice. Il mondo è imperfetto e l&#8217;Italia del 2012 è drammaticamente imperfetta. Sono ancora molto pochi gli asili pubblici (circa il 30%, media nazionale, che comprende regioni dove un posto al nido &#8211; pubblico o privato &#8211; lo si trova sempre e paesini che non sanno nemmeno cosa sia un asilo), il lavoro non è flessibile (telelavoro? non so cosa sia&#8230;), ed è solo precario e la cultura scarica sulle donne un concetto di<strong> cura e di maternità totalitario </strong>(se fai crescere i tuoi figli con la babysitter sei una cattiva madre).</p>
<p>Donne, ragazze, è chiaro che avere tutto è molto, molto complicato: una carriera, un marito, dei figli. Almeno per come è strutturato il mondo del lavoro italiano al momento, bisogna faticare e troppo. Non per questo non si può però sperare di migliorare l&#8217;esistente. Attente però alle ricette: indietro non si può tornare, si può pensare solo di guardare avanti. Ci vuole tanta forza e coraggio, non ci scoraggiamo.</p>
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		<title>&#8220;Sul lavoro passi indietro&#8221;, l&#8217;opinione della consigliera di parità del Lazio</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 18:12:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Da oggi incominciamo una serie di approfondimenti sul tema del lavoro. Cercheremo di proporvi molti punti di vista diversi, dando spazio soprattutto alle esperienze delle giovani donne che si trovano a dover conciliare un lavoro precario con il desiderio di un figlio. Il tema del lavoro sarà anche al centro del prossimo incontro nazionale del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-7741" title="womenatwork" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/womenatwork-e1329762272752.jpg" alt="" width="200" height="136" />Da oggi incominciamo una serie di approfondimenti sul tema del <strong>lavoro</strong>. Cercheremo di proporvi molti punti di vista diversi, dando spazio soprattutto alle esperienze delle giovani donne che si trovano a dover conciliare un lavoro precario con il desiderio di un figlio. Il tema del lavoro sarà anche al centro del prossimo incontro nazionale del gruppo <strong>Se non ora quando</strong>, che si riunirà a Bologna i prossimi <strong>3 e 4 marzo</strong>. <a href="http://www.senonoraquando.eu/?p=7381" target="_blank">Qui il programma</a>.</em></p>
<p><em>Questo primo intervento è della Consigliera di parità alla regione Lazio, Alida Castelli. Le consigliere di parità si occupano di monitorare l&#8217;applicazione della normativa sul lavoro e le pari opportunità su tutto il territorio nazionale, dipendono dal ministero del Lavoro. L&#8217;articolo apparirà sul prossimo numero di marzo del mensile <a href="http://www.noidonne.org/mensile.php?NUM=01-2012" target="_blank">Noidonne</a>. Per inviarci i vostri commenti e testimonianze sul tema del lavoro scrivete a <a href="mailto:redazionewj@gmail.com"> redazionewj@gmail.com </a> </em></p>
<p><em><em><span id="more-7733"></span></em></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em><strong>Andata e ritorno</strong></p>
<p>Chi di crisi economiche ne ha viste altre, sa che davanti alle emergenze la prima cosa che rischia di saltare sono i diritti conquistati nel mondo del lavoro, o almeno questo è il rischio. Si possono perdere, sostituiti da più avanzati equilibri che dovrebbero dare frutti migliori in un futuro prossimo, ma si possono perdere e basta. Sta al potere di contrattazione, alle lotte, scegliere quei diritti che non sono “negoziabili”.</p>
<p>Per chiarire, ci sono diritti cui non si può prescindere, pena l’uscita dal mercato del lavoro, e/o la non rientrata, ma anche la non possibilità di entrarci mai. Alcuni diritti sono effettivi, altri pur effettivi sono anche molto simbolici e l’esempio più importante è quello dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Diritto simbolico, ma non per questo meno importante, nel senso che i cambiamenti intervenuti in questi anni hanno fatto sì che esso ormai riguardi una stretta cerchia di lavoratori, da sempre quelli delle aziende con più di 15 dipendenti, da sempre riguardano più uomini che donne perché le donne sono presenti nel mercato del lavoro in settori, pensiamo solo al commercio ad esempio, dove l’articolo 18 difficilmente si applica.</p>
<p>Ma per le donne, ci sono in ballo ben altri diritti. Primo per tutti è ancora quello “solito” legato alla maternità.</p>
<p>Nei premi di produttività degli accordi Fiat, tra l’altro, le donne sono escluse, se in maternità, allattamento, congedi parentali, malattia dei figli o permessi legati alle legge 104: bel risultato, di cui però a parte le donne delle Fiom nessuno ci ha informato. Nelle piattaforme di molti contratti integrativi in discussione in questo momento si tende ad escludere anche in altri contratti la possibilità di accedere al premio di produttività se in maternità, allattamento ecc. Allora a che sono servite le battaglie per il riconoscimento del valore sociale della maternità?</p>
<p>Siamo sicure che in una fase di contrattazione così dura come quella di questo periodo non scambieremo il diritto alla maternità per i permessi sindacali?  In un recente contratto infatti l’azienda ha posto i lavoratori davanti alla scelta o di riconoscere la maternità e l’allattamento ai fini del conteggio della produttività o i permessi sindacali. La trattativa non è ancora finita, ma ho paura che alla fine verranno  preferiti questi ultimi.</p>
<p>Questo per dire, che nella difficoltà in cui siamo, la solita vecchia storia che si penalizzano sempre le solite, non mi sembra affatto un ipotesi o un attacco di vetero femminismo. Quello che mi preoccupa è che vedo una sempre maggiore scollatura tra chi se ne accorge e chi no. Anche le nostre battaglie, la nostra presenza nelle piazze forse deve cominciare ad essere più attenta e precisa.  Anche al sindacato dobbiamo far capire che alcuni diritti come quello della maternità non è negoziabile.</p>
<p>Siamo andate (poco ma in modo significativo) avanti dobbiamo sapere che ci può essere un (tragico) ritorno.</p>
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		<title>Emma vince il festival di Sanremo, il suo intervento a Se non le donne chi?</title>
		<link>http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/19/emma-vince-il-festival-di-sanremo-il-suo-intervento-a-se-non-le-donne-chi/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 09:28:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p> <p>È la vincitrice del festival di Sanremo 2012, in finale con Arisa e Noemi. Tre donne giovani e di carattere.</p> <p>Qui vi riproponiamo Emma e il suo discorso dell&#8217;11 dicembre scorso durante la manifestazione in piazza del Popolo a Roma, &#8220;Se non le donne chi?&#8221;.</p> <p>Racconta degli inizi, quando per il suo sogno prendeva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="455" height="341" src="http://www.youtube.com/embed/-mVtsily2Vw?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>È la vincitrice del festival di Sanremo 2012, in finale con Arisa e Noemi. Tre donne giovani e di carattere.</p>
<p>Qui vi riproponiamo Emma e il suo discorso dell&#8217;11 dicembre scorso durante la manifestazione in piazza del Popolo a Roma, &#8220;Se non le donne chi?&#8221;.</p>
<p>Racconta degli inizi, quando per il suo sogno prendeva i treni della notte per arrivare a Roma da un paesino della Puglia, quando lavorava in nero per 300 euro e 10 ore di lavoro. &#8220;I soldi sono importanti ma bisogna saperli usare, ancora oggi aiuto la mia famiglia a pagare il mutuo&#8221;. &#8220;Non sono lo stereotipo che vuole che le donne della tv siano tutte banali. Devono smettere di giudicarci solo dalla tv&#8221; dice, e conclude: &#8220;Se si vuole qualcosa bisogna trovare il coraggio di andarsela a prendere&#8221;.</p>
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		<title>Slutwalk, la marcia inarrestabile. Intervista con la fondatrice</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 10:27:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p> <p>&#8220;La maggior parte delle persone lo stupro lo immaginano così: una ragazza vestita provocatoriamente che esce ubriaca da un bar e viene aggredita da uno sconosciuto. È un mito, è una falsa rappresentazione. La maggior parte della violenza sessuale avviene in famiglia o è un amico&#8221;. A parlare è Heather Jarvis (nella foto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7711" title="Picture 2" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/Picture-2.jpg" alt="" width="463" height="306" /></p>
<p>&#8220;La maggior parte delle persone lo stupro lo immaginano così: una ragazza vestita provocatoriamente che esce ubriaca da un bar e viene aggredita da uno sconosciuto. È un mito, è una falsa rappresentazione. La maggior parte della violenza sessuale avviene in famiglia o è un amico&#8221;. A parlare è <strong>Heather Jarvis </strong><em>(nella foto di N. Maxwell Lander)</em>, una delle fondatrici della <a href="http://www.slutwalktoronto.com/" target="_blank">Slutwalk</a>, la marcia delle &#8220;puttane&#8221; che si è svolta la prima volta a Toronto, in Canada,  il 3 aprile dell&#8217;anno scorso e, ad oggi ha avuto decine di repliche in tutto il mondo, l&#8217;ultima, a Singapore, a dicembre quando 600 persone hanno sfilato per la città con cartelli al motto &#8220;We had enough&#8221;, &#8220;ne abbiamo abbastanza&#8221; di una sbagliata rappresentazione dello stupro.</p>
<p><span id="more-7701"></span>La marcia ha avuto una rappresentazione mediatica folkloristica. Spesso a scendere in strada sono ragazze seminude o vestite in modo provocatorio per rendere chiaro il messaggio che l&#8217;aggressione sessuale non è mai <strong>responsabilità della vittima</strong>. Heather, 27 anni, studentessa di sviluppo internazionale e genere continua: &#8220;Non vogliamo che la polizia, le istituzioni, o i media rappresentino lo stupro in questo modo irreale. Vogliamo che si parli della stragrande maggioranza delle donne, anche molto coperte, che vengono comunque aggredite. Diciamo che non indossare una gonna corta o un top non ti proteggerà  dallo stupro, tu, <strong>donna non sei il problema e non devi essere  vittimizzata</strong>&#8220;.</p>
<p>E sulla rappresentazione del movimento: &#8220;non abbiamo mai incitato a scendere in piazza in modo succinto, ognuno indossa ciò che la fa sentire più a proprio agio. &#8221;</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7714" title="Picture 3" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/Picture-3.png" alt="" width="448" height="695" /></p>
<p>Per &#8220;vittimizzazione&#8221; si intende addossare alla vittima la responsabilità della violenza. Un atteggiamento che si riflette nella frase &#8220;te lo sei andata a cercare&#8221;. Per Heather, è un modo per umiliare e controllare la sessualità femminile. Quando quelle parole sono usate dalle forze di polizia, che consigliano di &#8220;non vestirsi come puttane se non si vuole essere violentate&#8221;, com&#8217;è accaduto a Toronto, è tempo di scendere in piazza: &#8220;Abbiamo chiesto delle scuse pubbliche, e fatto tre richieste specifiche: miglior formazione, attenzione all&#8217;esigenza delle comunità locali e valutazione delle attività di formazione della forze dell&#8217;ordine da un organo esterno. Ma non ci hanno veramente ascoltati, la risposta è stata elusiva&#8221;.</p>
<p>Alcuni risultati, però le canadesi, li hanno raggiunti. Una campagna contro la violenza del commissariato di Vancouver per la prima volta si rivolge ai giovani maschi. Si chiama &#8220;<a href="http://vpdreleases.icontext.com/2011/07/08/dont-be-that-guy-campaign-launch/" target="_blank">Non essere quel ragazzo&#8221; (Don&#8217;t be that guy</a>) <em>(nella foto a lato) </em>e il messaggio è molto chiaro: &#8220;Solo perché non dice di no, non vuol dire che sta dicendo di sì&#8221;, riferito a una situazione comune, in cui si beve troppo e le difese si abbassano. Secondo dati della stessa polizia la campagna è stata un successo ed è riuscita ad abbassare del 10% le violenze sessuali.</p>
<p>&#8220;Pensiamo che il merito di questo nuovo approccio, rivolto agli uomini aggressori, e non alle vittime sia nostro. Siamo riusciti ad aprire un dibattito su cosa significhi essere chiamate &#8220;sgualdrina&#8221;. In rete, c&#8217;è un video di una tredicenne che lo spiega molto bene <em>(vedi sotto)</em>. Abbiamo detto fin dall’inizio che la violenza non riguarda solo le donne, anche molti uomini la subiscono, che vengono abusati, la nostra lotta riguarda anche loro&#8221;.</p>
<p>In Italia, la marcia ancora non c&#8217;è stata, mentre in molti Paesi europei, compresi Turchia e Spagna sì. Heather se lo spiega così: &#8220;Abbiamo ricevuto molte mail dall&#8217;Italia che ci spiegano che la cultura è molto machista e che organizzarne una sarà difficile, temono le molte critiche che riceverebbero e di mettersi in pericolo. A volte, dove la situazione è più difficile è anche più duro scendere in piazza a farsi sentire&#8221;.  Per la primavera sono previste marce soprattutto in Sudamerica e negli Stati Uniti e ad aprile la replica a Toronto.</p>
<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/SXH2K7OC37s" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><a href="http://www.whiteribbon.ca/about_us/" target="_blank">Campagna per gli uomini violenti: The white ribbon campaign</a></p>
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		<title>Il Brunch &#8211; Rassegna stampa</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 06:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Veninata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7687" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/18/il-brunch-rassegna-stampa-38/wj_brunch_logo43-200x742-25/"></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1AM3PH" target="_blank">&#8220;La Chiesa non abbia paura delle donne&#8221; (l&#8217;Unità, 11 febbraio 2012)</a> - &#8221;Le suore oggi sono consapevoli dell’assurdità di questa posizione, dell’errore enorme, della perdita secca che, non loro, ma il mondo maschile della Chiesa subisce nel non valorizzare il femminile. Qualcosa che non può dominare, controllare e che pure sarebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7687" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/18/il-brunch-rassegna-stampa-38/wj_brunch_logo43-200x742-25/"><img class="alignleft size-full wp-image-7687" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/wj_brunch_logo43-200x7423.png" alt="" width="200" height="74" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1AM3PH" target="_blank">&#8220;La Chiesa non abbia paura delle donne&#8221; (l&#8217;Unità, 11 febbraio 2012)</a> - &#8221;Le suore oggi sono consapevoli dell’assurdità di questa posizione, dell’errore enorme, della perdita secca che, non loro, ma il mondo maschile della Chiesa subisce nel non valorizzare il femminile. Qualcosa che non può dominare, controllare e che pure sarebbe una ricchezza e una benedizione per lui e per la Chiesa. Credo che la Chiesa rischi di perdere l’occasione storica di una grande, potente, alleanza con il genere femminile&#8221;. L&#8217;intervento della filosofa Emma Fattorini sulle pagine de l&#8217;Unità.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1APY26" target="_blank">Donne e giovani, un Paese disuguale (Corriere della Sera, 14 febbraio 2012)</a> - Nel 2010, in media gli uomini hanno percepito una retribuzione più elevata (1.407 euro) rispetto alle italiane (1.131 euro) del 20%. Più precisamente la retribuzione media giornaliera per gli uomini è stata pari a 95,30 euro contro i 68,40 di quella femminile. Il divario retributivo si accentua ancora di più per la popolazione straniera, con gli uomini che percepiscono in media 1.118 euro e le donne soltanto 788 euro. Ma la differenza sta a monte, nel tasso di occupazione nazionale, che nel 2010 è stato pari al 56,9% con un differenziale di genere piuttosto elevato: il 21,5%. Vale a dire che sono risultate occupate 46 donne su 100 a fronte di 67,7 uomini su cento.<span id="more-7685"></span></p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1ARUYW" target="_blank">Talk show, una bufala la parità uomo-donna? (Secolo d&#8217;Italia, 15 febbraio 2012)</a> - Le trasmissioni di comunicazione politica in campagna elettorale dovranno tener conto non solo della par condicio di tutte le forze politiche, ma anche di quella tra candidati uomini e candidate donne. È quanto prevederebbe un emendamento del Pd a una proposta sulle quote rosa approvato in commissione Affari Costituzionali alla Camera. Ma secondo la deputata del Pdl Beatrice Lorenzin si tratterebbe di una &#8220;bufala&#8221;.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1ATSW8" target="_blank">Le donne liberiane? Un esempio per l&#8217;Italia (Il Messaggero, 16 febbraio 2012) </a>- Quando di solito si pensa all’Africa, la si collega alle mutilazioni genitali, alla schiavitù. Eppure anche lì c’è una donna come Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia, che è riuscita ad imporre un modello politico nuovo in cui le donne hanno spazio, visibilità, riescono ad incidere, a fare rete.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1AN7I7" target="_blank">Elezioni Usa 2012, la carica delle mogli (la Repubblica, 12 febbraio 2012)</a> - Se la battaglia presidenziale fosse tra le First Lady, sul verdetto di novembre non ci sarebbero dubbi: Barack Obama ha il secondo mandato in tasca. Non c&#8217;è gara tra la scatenatissima Michelle e le altre. La &#8220;Barbie&#8221; Ann Romney, Karen Santorum, per non parlare dell&#8217;inquietante Callista Gingrich: nessuna è ancora riuscita a trasformarsi in un &#8220;capitale elettorale&#8221; per il marito. Michelle invece è una macchina da guerra.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1ARTUU" target="_blank">Elezioni in Francia &#8211; Alla scoperta della moglie di Hollande (la Repubblica, 15 febbraio 2012)</a> &#8211; &#8220;Sono solo la compagna che accompagna il candidato in campagna&#8221;. Un gioco di parole, e poi via. Valérie Trierweiler passa dalla luce all&#8217; ombra, defilata e presenzialista, assicura di voler rimanere dietro le quinte, però eccola sempre in prima fila al momento giusto. Nel quartier generale dei socialisti, 59 rue de Ségur, nel settimo arrondissement, Trierweiler ha il suo ufficio, una stanza al terzo piano, sopra a quella di François Hollande e accanto alla &#8220;war room&#8221; dove si tengono le riunioni importanti. Da gennaio, ha anche preso un&#8217; assistente che smista telefonate e lettere dei militanti.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1ATSA1" target="_blank">Elezioni in Francia/2 &#8211; Gli auguri della ex a Sarkozy (Corriere della Sera, 16 febbraio 2012)</a> &#8211; &#8220;Buona fortuna a Nicolas Sarkozy, che oggi inizia la sua campagna&#8221; elettorale, in vista delle presidenziali francesi di aprile e maggio: lo scrive su Twitter (in inglese) l&#8217; ex moglie del presidente, Cécilia, che ora vive a New York ed è sposata con il pubblicitario Richard Attias.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1AQ1BQ" target="_blank"></a><a rel="attachment wp-att-7688" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/18/il-brunch-rassegna-stampa-38/se_non_ora_quando-290x250/"><img class="alignright size-full wp-image-7688" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/se_non_ora_quando-290x250.jpg" alt="" width="183" height="158" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1AQ1BQ" target="_blank">Snoq, le donne profetiche (l&#8217;Unità, 14 febbraio 2012)</a> - Le piazze d’Italia piene, quel ritrovarsi, in tante, una accanto all’altra, l’indignazione,  la voglia di  farsi sentire, la forza ritrovata, l’urlo. &#8220;Se non ora quando?&#8221;, un anno fa. Un milione di  donne scendeva in piazza a riprendersi  la scena pubblica, occupata  dal circo Barnum del berlusconismo al tramonto. Sembra trascorso un secolo. Mutata la scena, caduto  Berlusconi, che fine hanno fatto  quella piazza e quelle donne? &#8220;L’interlocutore  è cambiato, per fortuna, ma noi siamo ancora qui&#8221;, assicura  Cristina Comencini, regista e  madrina di quell’evento: &#8220;E la strada  da fare è ancora lunga&#8221;.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1AOBEH" target="_blank">Le rivoluzioni in nome del futuro (l&#8217;Unità, 13 febbraio 2012)</a> - Ogni sua parola racconta l&#8217;orgoglio di chi sa di aver contribuito a scrivere una pagina di Storia. E di averlo fatto come &#8220;yemenita, giovane donna, madre e musulmana&#8221;. La storia di un popolo che ha avuto il coraggio, pagando un indicibile tributo di sangue e sofferenza, di ribellarsi al padre-padrone dello Yemen, Ali Abdullah Saleh. Orgoglio e determinazione. Dolore e desiderio di portare a compimento la &#8220;Primavera yemenita&#8221;. A parlare è Tawakkul Karman, Premio Nobel per la Pace 2011, protagonista della Primavera araba yemenita, attivista per i diritti umani, giornalista.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Riorganizzare subito i punti nascita, la richiesta dei ginecologi italiani</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 08:36:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[cesareo]]></category>
		<category><![CDATA[commissione d'inchiesta errori]]></category>
		<category><![CDATA[piano di rientro]]></category>
		<category><![CDATA[punti nascita]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p> <p>“I controlli dei carabinieri e dei Nas richiesti dal ministro della Salute Renato Balduzzi, su segnalazione dell’Agenas &#8211; afferma il presidente dell’Aogoi Vito Trojano &#8211; si inseriscono in un contesto critico che abbiamo denunciato da molto tempo. Non siamo certamente contrari a far emergere un’eventuale “utilizzazione opportunista del ricorso al parto cesareo” ma non [...]]]></description>
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<p>“I controlli dei carabinieri e dei Nas richiesti dal ministro della  Salute Renato Balduzzi, su segnalazione dell’Agenas &#8211; afferma il  presidente dell’Aogoi Vito Trojano &#8211; si inseriscono in un contesto  critico che abbiamo denunciato da molto tempo. Non siamo certamente  contrari a far emergere un’eventuale “utilizzazione opportunista del  ricorso al parto cesareo” ma non vorremmo che l’attenzione venisse  deviata da quelle che sono le vere problematiche all’origine del  fenomeno, che sono strutturali e organizzative”.</p>
<p>Sono le parole del presidente dell&#8217;associazione dei ginecologi italiani a <a href="http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=7461" target="_blank">Quotidiano Sanità</a>, in riferimento all&#8217;operazione di controllo che i Nas stanno effettuando nei reparti ginecologici degli ospedali italiani. I controlli nascono dall&#8217;esigenza del ministero della Salute di appurare le cause dell&#8217;uso sproporzionato del taglio cesario nei reparti maternità (più rischioso per la salute delle donne e dei loro bambini) come anche la relazione della &#8220;Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sugli errori sanitari e sulle cause dei disavanzi regionali&#8221; ha messo in luce.<span id="more-7674"></span>Per Trojano, è necessario &#8220;rendere operativo quanto   previsto dal Piano per il riordino dei punti nascita approvato dalla  conferenza Stato Regioni il 16 dicembre 2010&#8243; più che indagare sulla condotta dei medici che, come anche il rapporto della Commissione ha evidenziato, è nella gran parte dei casi adeguata. In 90 procure analizzate ci sono state due condanne di personale sanitario, per lesioni colpose e omicidio, su 357 procedimenti penali.</p>
<p>Il nodo da sciogliere rimane quello della riorganizzazione dei punti nascita, troppi e poco efficienti.<a href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/01/25/come-partorire-in-sicurezza-in-italia-le-strutture-e-i-consigli-per-difendersi/" target="_blank"> Come abbiamo raccontato in un precedente articolo.</a></p>
<blockquote><p>“In generale la situazione è preoccupante – commenta <strong>Walter Ricciardi</strong>,  direttore dell’istituto d’igiene dell’Università Cattolica di Roma e  componente del comitato scientifico di Onda -  anche se eterogenea,  espressione di un Paese che in alcune aree vive una situazione  drammatica per numeri di cesarei e qualità dei punti nascita, in altre  positiva. In alcune strutture si raggiunge il target fissato dal  ministero, del 20% di parti chirurgici, in altre zone, invece, il  cesareo è una certezza. C’è una corrispondenza tra regioni che hanno  difficoltà finanziarie, che sono in piano di rietro, e problemi nell’  erogazione dei servizi, come Lazio, Campania, Calabria, Sicilia, Puglia e  Sardegna”.</p>
<p>Ma come ci si può difendere da questa situazione? “Le donne non  possono fare molto, perché quando il ginecologo vuole fare il cesareo la  partoriente non insiste. Quello che possono fare è cercare di partorire  in strutture grandi, dove avvengono molti parti. E poi, dovrebbero <strong>appoggiare la chiusura dei punti nascita piccoli</strong> e invece, spesso si fanno strumentalizzare dalle amministrazioni  locali, perché vogliono che i figli nascano sotto casa ma dove si fanno  100 parti l’anno è molto difficile che non ci siano problemi”.</p></blockquote>
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		<title>Genitori in rete per risparmiare tempo</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 16:37:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sabrinaroglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[SOCIETÁ]]></category>
		<category><![CDATA[banca tempo]]></category>
		<category><![CDATA[rete genitori]]></category>
		<category><![CDATA[san salvario]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7634" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/14/genitori-in-rete-per-risparmiare-tempo/3187186308_94acbb0929/"></a>L’unione fa la forza… ma anche &#8220;tempo&#8221;.</p> <p>Sono convinti i responsabili della <a href="http://www.bancatempo.it" target="_blank">Banca del tempo</a> del quartiere San Salvario di Torino che con il progetto &#8220;mamme e papà in rete&#8221; vogliono attivare una rete di genitori che possano supportarsi nella gestione dei propri figli o ritagliarsi qualche ora libera nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7634" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/14/genitori-in-rete-per-risparmiare-tempo/3187186308_94acbb0929/"><img class="alignleft size-medium wp-image-7634" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/3187186308_94acbb0929-300x225.jpg" alt="" width="481" height="277" /></a>L’unione fa la forza… ma anche &#8220;tempo&#8221;.</p>
<p>Sono convinti i responsabili della <strong><a href="http://www.bancatempo.it" target="_blank">Banca del tempo</a> del quartiere San Salvario di Torino</strong> che con il progetto &#8220;<strong>mamme e papà in rete</strong>&#8221; vogliono attivare una rete di genitori che possano supportarsi nella gestione dei propri figli o ritagliarsi qualche ora libera nei tempi pomeridiani o serali. L’obiettivo è quello di valorizzare il tempo come mezzo di scambio tra le famiglie.  <span id="more-7633"></span><br />
<strong>Venerdì 17 febbraio 201</strong>2, alle 16 presso l&#8217;associazione <a href="http://www.opportunanda.it/" target="_blank">Opportunanda </a>(via Sant&#8217;Anselmo 28 Torino) ci sarà un primo incontro per spiegare ai genitori interessati il progetto.</p>
<address>Per informazioni:<br />
Basta un Ritaglio &#8211; Banca del Tempo a San Salvario<br />
c/o Casa del Quartiere, via Morgari 14 &#8211; Torino<br />
Giovedì dalle 18 alle 20<br />
tel. 333 6335649<br />
e-mail: bastaunritaglio@yahoo.it<br />
<a href="http://www.bancatempo.it" target="_blank">www.bancatempo.it</a></address>
<p><em>Foto tratta da blue2likeyou (Flickr.com)</em></p>
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		<title>Lingua in rosa</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 13:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dina</dc:creator>
				<category><![CDATA[WJ blog_mipiace]]></category>
		<category><![CDATA[bar]]></category>
		<category><![CDATA[femminile]]></category>
		<category><![CDATA[grammatica]]></category>
		<category><![CDATA[Lingua italiana]]></category>
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		<category><![CDATA[meretrice]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: left;">C&#8217;era una volta – e c&#8217;è ancora &#8211; nella grammatica italiana un genere un po&#8217; trascurato, un po&#8217; boicottato nelle conversazioni pubbliche, in Parlamento come nella scuola&#8230; Questo era il femminile, poco usato per parlare di gruppi e spesso accompagnato da un articolo (indeterminativo) che non gli calzava a pennello (ahi, quanti una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">C&#8217;era una volta – e c&#8217;è ancora &#8211; nella grammatica italiana <strong>un genere un po&#8217; trascurato</strong>, un po&#8217; boicottato nelle conversazioni pubbliche, in Parlamento come nella scuola&#8230; Questo era <strong>il femminile</strong>, poco usato per parlare di gruppi e spesso accompagnato da un articolo (indeterminativo) che non gli calzava a pennello (ahi, quanti <em>una</em> senza apostrofo!).</p>
<p style="text-align: left;">Per esempio, <strong>per rivolgersi ad un pubblico costituito di signore e signori</strong> si preferisce utilizzare il maschile, <em>signori</em>. Ma questo passi.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Per indicare determinate figure professionali o ruoli istituzionali</strong>, la lingua italiana manca della forma femminile. <span id="more-7624"></span>Un esempio: <strong>sindaco</strong>! Manca, infatti, la versione femminile del nome, nonostante ci siano all&#8217;attivo diversi esempi reali.<br />
Qualcuno ha provato a declinare il nome ottenendo risultati del tipo <em>la sindaco</em> (dove è l&#8217;articolo che conduce il gioco), <em>sindaca</em> o <em>sindachessa</em>, ma senza giungere a conclusioni soddisfacenti e/o accettabili. Se il nome è stato scartato, almeno l&#8217;incarico resta. E passi anche questo.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Nel linguaggio figurato</strong> spesso si utilizzano espressioni che prendono in prestito i nomi dei genitali, naturalmente maschili, perché anche da un punto di vista anatomico un maschio è più conosciuto di una donna. D&#8217;accordo, che sarà mai? Passi questo con gli altri.</p>
<p style="text-align: left;">Solo su un <strong>aspetto</strong>, quello <strong>lessicale</strong>, non è possibile sorvolare.</p>
<p style="text-align: left;">Dunque, per indicare con una sola parola un uomo che conosce bene il suo mestiere si dice <em>professionista</em>. Aggettivo sostantivizzato indeclinabile, ottimo! Sarà solo l&#8217;articolo a mutare per indicare una donna che conosce bene la sua&#8230; Eh no! <em>La professionista</em> come espressione che supplisce alla perifrasi di cui sopra funziona solo in contesti particolari.<br />
Due uomini in piedi davanti al bancone di un bar, sentendo questo nome al femminile, saranno portati ad intendere non una donna che svolge un&#8217;attività non specificata in modo sapiente, ma una  <strong>meretrice</strong>, abbinando, dunque, alla sconosciuta una professionalità specifica.</p>
<p style="text-align: left;">La situazione peggiora quando vengono associati determinati aggettivi ai sostantivi uomo e donna. Un <em>uomo disponibilissimo</em> significa un uomo molto gentile, attento ed eventualmente premuroso, ma una <em>donna disponibilissima</em> chi sarà?<br />
Naturalmente molto fa il contesto in cui si pronuncia l&#8217;espressione. Prendiamo la scena precedente: due uomini al bancone del bar, e stavolta mettiamo loro davanti anche due caffè, di cui uno corretto: come tradurranno?</p>
<p style="text-align: left;">E se sostituissimo l&#8217;aggettivo <em>disponibile</em> con <em>facile</em> cosa otterremo? Ecco che la situazione già per niente rosea ora tende a precipitare. Ma sì, l&#8217;immagine che si materializzerà nella mente dei due avventori sarà ogni volta la stessa: <em>prostituta</em>. Magari cambierà il colore dello smalto o della lingerie, ma l&#8217;etichetta resterà la stessa.</p>
<p style="text-align: left;">Eppure quando quei due uomini al bar avranno terminato la pausa pranzo e dovranno ritornare a lavoro si accorgeranno che, per restare a galla in questa giungla maschilista, sfodereranno <strong>tante parole di genere femminile per indicare elementi validi e utili </strong>(e pure di un certo pregio). Un esempio:<em> testa, palle, mani, intelligenza&#8230;</em></p>
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		<title>&#8220;Tuba&#8221;, un angolo di lettura ed erotismo al quartiere romano del Pigneto</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 11:33:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clarissa Monnati</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULTURA & SCIENZA]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Dopo aver fatto visita alla Libreria delle donne di Milano (vedi l&#8217;<a href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2011/12/12/la-cultura-delle-donne-la-libreria-delle-donne-di-milano/" target="_blank">articolo</a>), facciamo la seconda tappa della nostra esplorazione dei luoghi creati da donne per le donne a Roma, in via del Pigneto 19, dove si trova <a href="http://www.cybertuba.org/index.html" target="_blank">Tuba</a>, “un bazar erotico, libreria delle donne, uno spazio espositivo, un luogo d&#8217;incontro”, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-7600 alignleft" title="tuba1" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/tuba1-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" />Dopo aver fatto visita alla Libreria delle donne di Milano (vedi l&#8217;<a href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2011/12/12/la-cultura-delle-donne-la-libreria-delle-donne-di-milano/" target="_blank">articolo</a>), facciamo la seconda tappa della nostra esplorazione dei <strong>luoghi creati da donne per le donne</strong> a Roma, in via del Pigneto 19, dove si trova <a href="http://www.cybertuba.org/index.html" target="_blank">Tuba</a>, “un bazar erotico, libreria delle donne, uno spazio espositivo, un luogo d&#8217;incontro”, come si legge sul sito. L’hanno fondata Barbara Piccolo, 37 anni, e Barbara Kenny, 34, che ha risposto alle nostre domande.<span id="more-7595"></span></p>
<p><strong>Quando è nata Tuba e a che scopo?</strong> Tuba è stata un parto di testa. Io e Barbara volevamo cambiare le nostre vite attraverso un lavoro che ci somigliasse. La gestazione è iniziata ad agosto 2006 e si è completata nel novembre 2007. Il risultato è stata la somma dei nostri desideri: io volevo fondare a Roma quello che in molte grandi città europee – Parigi, Londra, Barcellona, Madrid, ma anche Bologna – esisteva già, un luogo in cui <strong>affrontare la sessualità da un punto di vista femminile e femminista</strong>, Barbara desiderava creare uno <strong>spazio di incontro</strong>.</p>
<p><strong>Chi sono le donne di Tuba?</strong> Siamo entrambe laureate in antropologia e ci impegniamo da sempre nel sociale, anche se prima lo facevamo in ambiti diversi, io nel movimento femminista e lei nella cooperazione internazionale. Ma <strong>Tuba è ormai una comunità</strong>, le sue donne sono tutte quelle che hanno attraversato questo spazio, si sono entusiasmate e lo hanno riempito con suggerimenti e proposte. Da noi vengono anche uomini, alcuni dei quali sono ormai habitué, per quanto talvolta ci dicano che <strong>non tutti i maschi si sentono sereni all’idea di entrare qui</strong>, pensano di dover stare attenti al modo in cui si comportano, e questo secondo me è un valore aggiunto.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-7601" title="Tuba3" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/Tuba3-300x300.jpg" alt="" width="200" height="200" />Quali libri e prodotti proponete?</strong> Proponiamo <strong>libri di ogni genere scritti da donne</strong> – narrativa, saggistica, fumetti, libri illustrati e di fotografia, letteratura per l’infanzia – che dicono sulle donne qualcosa che condividiamo. Siamo partite con i capisaldi del pensiero e della letteratura femminista, poi abbiamo cominciato a costruire il nostro catalogo con un lavoro esplorativo, leggiamo tutti i libri che vendiamo, anche per poter consigliare le lettrici e i lettori. E poi vendiamo <strong>giocattoli erotici</strong>, esponendoli non in uno spazio separato, ma assieme ai libri. Sono tutti legati al piacere, propongono una <strong>visione della sessualità non oggettivante</strong>, in linea con una tendenza europea che da noi fatica a farsi strada. I nostri fornitori producono solo oggetti che condividiamo, sono case spagnole, tedesche, svedesi e olandesi, spesso pensate e gestite da donne.</p>
<p><strong>Che cos’è il servizio Tuba a domicilio?</strong> È un servizio che non abbiamo inventato noi, le prime a offrirlo sono state le inglesi e ora in Spagna è una vera e propria moda. È molto semplice: veniamo a casa tua con una valigia piena di giocattoli erotici per una sorta di vendita diretta vecchio stile, come si faceva con pentole e cosmetici. Sono sempre <strong>incontri divertenti</strong>, si crea un’<strong>intimità</strong> tra le partecipanti e si ride molto.</p>
<p><strong>Che altre attività organizzate?</strong> Mostre di illustrazioni e pittura – la prossima sarà del <a href="http://collettivolaruta.blogspot.com/" target="_blank">Collettivo la ruta</a> –, aperitivi, discussioni e presentazioni di libri. Recentemente abbiamo ospitato la fumettista libanese <a href="http://mayazankoul.com/" target="_blank">Maya Zankoul</a>, mentre a breve <a href="http://www.newmacchina.info/" target="_blank">Agnese Trocchi</a> presenterà <em>69 storie di puro piacere</em> e <a href="http://www.chiaralalli.com/" target="_blank">Chiara Lalli</a> parlerà del suo <em>C’è chi dice no. Dalla leva all&#8217;aborto come cambia l’obiezione di coscienza</em> con <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/" target="_blank">Loredana Lipperini</a>.</p>
<p><strong>Sul sito di Tuba si leggono termini come “desideri”, “corpi gioiosi”, “forza politica”, “erotismo” riferiti alle donne: in che modo questi aspetti della realtà femminile si concretizzano nel vostro progetto?</strong> Tuba è uno spazio pensata per essere accogliente e facilmente attraversabile, vuole veicolare messaggi e prodotti in modo piacevole, <strong>senza morbosità e senza malizia</strong>. Per il quartiere è un luogo in cui accadono eventi culturali accessibili a chiunque e gratuiti, per la città è un <strong>punto di riferimento per le donne che sono in movimento</strong> pur non costituendo un movimento politico, che stanno cambiando lo status quo attraverso i loro comportamenti quotidiani, le loro idee, le soluzioni che inventano. Fin dall’inizio abbiamo voluto che fosse <strong>un progetto politico in grado di generare reddito</strong> ed essere autosufficiente. È <strong>un’esigenza della nostra generazione</strong>, non saremmo in grado di sostenerlo con un lavoro volontario, e la sua longevità è legata anche a questa capacità.</p>
<p><strong><a rel="attachment wp-att-7602" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/11/tuba-un-angolo-di-lettura-ed-erotismo-al-quartiere-romano-del-pigneto/tuba2/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7602" title="Tuba2" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/Tuba2-300x158.jpg" alt="" width="371" height="195" /></a>Siete un esempio di imprenditoria femminile che funziona. Avete usufruito di agevolazioni o leggi ad hoc?</strong> Tuba funziona, è vero, ma con le sue fatiche. Nel corso degli anni la redditività è aumentata e non abbiamo debiti, ma la situazione è difficile sia perché è un’impresa giovane e di principianti, nata in piena crisi economica, sia perché quello che sostiene è un concetto nuovo. È nata grazie a un <strong>bando regionale del 2006 per l’imprenditoria femminile</strong> che ci ha permesso di avere un finanziamento a fondo perduto.</p>
<p><strong>Avete rapporti con altre librerie e luoghi delle donne?</strong> Collaboriamo con la <a href="http://www.casainternazionaledelledonne.org/index.php/it/home" target="_blank">Casa internazionale delle donne</a>, che ci sostiene molto e ospita un piccolo spazio espositivo per i nostri libri, e siamo amiche del <a href="http://22resiste.noblogs.org/" target="_blank">22</a>, lo spazio occupato di via dei Volsci, a Roma. Inoltre, benché non esista una rete, stiamo costruendo rapporti con altre librerie delle donne, da <a href="http://betty-books.com/" target="_blank">Betty&amp;Books</a> di Bologna alla <a href="http://www.libreriadelledonne.it/" target="_blank">Libreria delle donne di Milano</a>.</p>
<p><strong>Potete darci qualche consiglio di lettura?</strong> Per le bambine senza dubbio <em>La vera storia della principessa sul pisello</em> di Octavia Monaco. Per gli adulti, <em>Il gioco delle parti</em> di Laura Schettini, <em>Il bambino pesce</em> di Lucía Puenzo e <em>Beirut, I love you</em> di Zena El Khalil. Sugli uomini, scritto da un uomo, <em>Essere maschi. Tra potere e libertà</em> di Stefano Ciccone.</p>
<p><em>Foto di Fabio Zayed.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Brunch &#8211; Rassegna stampa</title>
		<link>http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/11/il-brunch-rassegna-stampa-37/</link>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 06:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Veninata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7560" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/11/il-brunch-rassegna-stampa-37/wj_brunch_logo43-200x742-24/"></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1AAZM1" target="_blank">Elezioni in Kuwait, spariscono le donne (Avvenire, 4 febbraio 2012)</a> - L’opposizione islamista stravince le elezioni per il rinnovo del Parlamento che si sono svolte il 2 febbraio in Kuwait, conquistando 34 seggi su 50, risultato ancora più roseo delle previsioni. Annullata invece la presenza femminile: nessuna delle 23 candidate in lizza è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7560" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/11/il-brunch-rassegna-stampa-37/wj_brunch_logo43-200x742-24/"><img class="alignleft size-full wp-image-7560" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/wj_brunch_logo43-200x7422.png" alt="" width="200" height="74" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1AAZM1" target="_blank">Elezioni in Kuwait, spariscono le donne (Avvenire, 4 febbraio 2012)</a> - L’opposizione islamista stravince le elezioni per il rinnovo del Parlamento che si sono svolte il 2 febbraio in Kuwait, conquistando 34 seggi su 50, risultato ancora più roseo delle previsioni. Annullata invece la presenza femminile: nessuna delle 23 candidate in lizza è stata eletta. Tra queste anche le quattro deputate uscenti, le prime donne a varcare la soglia dell’Assemblea Nazionale nel 2009 da quando il Kuwait, primo paese tra le monarchie petrolifere del Golfo, ha esteso il diritto di voto alle donne nel 2005.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1AALG2" target="_blank">Verso le elezioni Usa: le mogli di Paul e Romney (Libero, 4 febbraio 2012)</a> &#8211; Nella campagna per le presidenziali il ruolo di (asporante) first lady è roba seria, e c&#8217;è modo e modo di interpretarlo. Le storie di Carol Paul e Ann Romney raccontate dal corrispondente di <em>Libero</em> da New York.<span id="more-7557"></span></p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1AESCH" target="_blank">Niente carcere per il pugile impazzito (la Repubblica, 7 febbraio 2012)</a> - La mattina del 6 agosto 2010 Olef Fedchenko, un ex pugile ucraino allora 25enne, esce da un condominio di viale Abruzzi a Milano e si accaniscea calcie pugni contro la prima persona che incontra in strada: è Emlou Arvesu, una colf filippina di 40 anni che sta tornando a casa. La sbatte contro la vetrina di una banca, la prende per i capelli e la colpisce in faccia. Quando la donna cade a terra è già priva di sensi, ma l&#8217; uomo continua a infierire a calci fino a ucciderla. Per quei pochi attimi di furia omicida, l&#8217; ucraino non passerà nemmeno un giorno in carcere. Il giudice per l&#8217; udienza preliminare Roberta Nunnari lo ha assolto dall&#8217; accusa di omicidio aggravato perché ha ritenuto il giovane incapace, al momento del fatto, di intendere e di volere.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1AI86D" target="_blank">Donne nei board, tra il dire e il fare (Corriere della Sera, 9 febbraio 2012)</a> - Delle 262 società italiane quotate a Piazza Affari, solo 27 hanno già il consiglio in linea con le quota rosa previste in fase di prima applicazione della legge (ovvero un quinto del totale dei consiglieri) e solo 6 sono quelle in linea con il requisito a regime, che prevede che un terzo dei componenti il consiglio sia del genere meno rappresentato e dunque donna. Dei 2.728 consiglieri, 2.546 sono uomini e 182 donne (il 6,7% del totale).</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1AI899" target="_blank"></a><a rel="attachment wp-att-7565" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/11/il-brunch-rassegna-stampa-37/182743221-b36d7ef6-fb43-4678-a661-bbd70247c5e6/"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-7565" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/182743221-b36d7ef6-fb43-4678-a661-bbd70247c5e6-120x80.jpg" alt="" width="120" height="80" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1AI899" target="_blank">Il rimpasto di Formigoni premia due donne e un giudice (la Repubblica, 9 febbraio 2012)</a> &#8211; Era stato propagandato per giorni come un rimpasto &#8220;rosa&#8221; con tante donne. Alla fine si risolto in un mini rimpasto &#8220;rosa&#8221; e &#8220;azzurro&#8221;. Un neoassessore, uno dimezzato, una nuova sottosegretaria e un nuovo delegato, che secondo lo statuto della Regione, però, ha solo i poteri di un consulente del presidente. Si occuperà di trasparenza. Dentro come previsto Valentina Aprea, che si occuperà di Scuola e Cultura, e Ombretta Colli che, come lei stessa ha dichiarato, si lancerà &#8220;senza paracadute ma con entusiasmo&#8221; nell&#8217;ambito della Moda, del design e delle pari opportunità.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1AAWCC" target="_blank">Il corpo delle donne, e degli altri (Europa, 4 febbraio 2012)</a> &#8211; &#8220;Viviamo in un paese dove più di un terzo dei detenuti sono in attesa di giudizio e dove le condizioni di carcerazione sono da tutti definite inumane. Vogliamo davvero che sia obbligatorio per tutti gli imputati di reati sessuali attendere il processo in carcere? Ma, si obietta, non si possono usare due pesi e due misure: se si va in prigione per una qualsiasi rissa fuori da una discoteca, o per qualche grammo di droga, perché dovrebbe beneficiare dei domiciliari chi è accusato di violenza sessuale? Giusto. Ma forse siamo abbastanza forti e mature per chiedere per tutti un uso più saggio del carcere preventivo. Trent’anni fa, quando ci siamo battute perché la violenza sessuale fosse considerato un reato contro la persona e non, come prevedeva la legge di allora, contro la morale, sostenevamo che non era l’entità della pena che ci interessava. Piuttosto l’affermazione di un principio, di un valore. Quello dell’inviolabilità del nostro corpo. E quindi della nostra psiche, della nostra anima.<br />
Perciò, fatte salve le ragioni della sicurezza, soprattutto da noi dovrebbe venire un grande rispetto per il corpo degli altri. Compresi gli imputati&#8221;. Il commento di Franca Fossati su <em>Europa</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La libertà di volare con le corde</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 16:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sabrinaroglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULTURA & SCIENZA]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7585" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/10/la-liberta-di-volare-con-le-corde/elodie-donaque_cie-le-cardage/"></a>La <a href="http://www.flicscuolacirco.it" target="_blank">Scuola di circo Flic</a> di Torino, importante centro di studi internazionale legato al movimento, ospiterà il 3 e 4 marzo prossimi uno stage di Danza Aerea condotto da Elodie Donaque, artista francese tra le più titolate in Europa in questa disciplina e coreografa della School for New Dance Development [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7585" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/10/la-liberta-di-volare-con-le-corde/elodie-donaque_cie-le-cardage/"><img class="alignleft size-medium wp-image-7585" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/Elodie-Donaque_Cie-Le-Cardage-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>La <a href="http://www.flicscuolacirco.it" target="_blank">Scuola di circo Flic</a> di Torino, importante centro di studi internazionale legato al movimento, ospiterà il 3 e 4 marzo prossimi uno stage di <strong>Danza Aerea condotto da Elodie Donaque</strong>, artista francese tra le più titolate in Europa in questa disciplina e coreografa della School for New Dance Development di Amterdam. Lo stage, aperto a tutti, propone un lavoro intensivo sulle discipline aeree, in particolar modo sull’uso di tessuti e corda verticale. <span id="more-7583"></span></p>
<p>Le due giornate saranno incentrate sulla ricerca della libertà corporea in relazione all’attrezzo, attraverso un lavoro sul ritmo e sulle sue variazioni, sul rapporto con lo spazio, sulla ricerca della continuità di movimento tra la terra e l’aria e sull’improvvisazione.<br />
Per maggiori informazioni e iscrizioni: 011/530217, segreteriaflic@realeginnastica.it.</p>
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		<title>&#8220;La Rai non rispetta gli impegni&#8221;, il comitato Donne e Media alla Commissione di vigilanza</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 16:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dopo la mobilitazione in rete con migliaia di click su Youtube e di firme raccolte con l&#8217;appello promosso dall&#8217;associazione Pulitzer (<a href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/01/31/vogliamo-le-scuse-della-rai-le-femministe-contro-la-tv-di-stato/">e appoggiato da molti gruppi tra cui Woman&#8217;s Journal</a>) anche il Comitato &#8220;Appello donne e media&#8221; chiede conto del comportamento della Rai, questa volta alla Commissione parlamentare di vigilanza in una lettera rivolta al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la mobilitazione in rete con migliaia di click su Youtube e di firme raccolte con l&#8217;appello promosso dall&#8217;associazione Pulitzer (<a href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/01/31/vogliamo-le-scuse-della-rai-le-femministe-contro-la-tv-di-stato/">e appoggiato da molti gruppi tra cui Woman&#8217;s Journal</a>) anche il Comitato &#8220;Appello donne e media&#8221; chiede conto del comportamento della Rai, questa volta alla <strong>Commissione parlamentare di vigilanza </strong>in una lettera rivolta al suo presidente (<a href="http://donnedellarealta.wordpress.com/2012/02/02/appello-donne-e-media-alla-vigilanza-rai-ignora-impegni-su-immagine-donne-assunti-con-il-nuovo-contratto-di-servizio-pubblico/" target="_blank">leggi la lettera all&#8217;Onorevole Sergio Zavoli sul sito Donne della realtà</a>).</p>
<p>Il Comitato è stato il primo a chiedere ai dirigenti dell&#8217;emittente pubblica, una maggiore e migliore rappresentanza femminile in tv, e a promuovere la modifica del contratto di servizio (firmato ogni tre anni dalla Rai con il Ministero delle telecomunicazioni, chiarisce le attività che la Rai deve svolgere per per assolvere il compito di servizio pubblico, e regola le tipologie di programmi, deginendo obiettivi e parametri di qualità del servizio).</p>
<p><span id="more-7574"></span>Infatti, nell&#8217;ultimo contratto, entrato in vigore a giugno del 2011<a href="http://www.segretariatosociale.rai.it/regolamenti/contratto2010_2012.html" target="_blank"> (leggi)</a>, si pongono delle nuove regole, rivoluzionarie per l&#8217;Italia, sulla rappresentazione della donna in tv che non deve essere stereotipata o offensiva. Ma <strong>quelle regole, a tutt&#8217;oggi restano inapplicate</strong> e nonostante, a febbraio dello scorso anno sia stata costituita una Commissione per le Pari opportunità con il fine di monitorare la qualità del servizio offerto (riportiamo sotto la notizia così come l&#8217;ha riportata l&#8217;agenzia Agi).</p>
<p>Nel frattempo, lunedì <strong>l&#8217;associazione Pulitzer</strong> incontrà  l&#8217;addetto stampa della direttrice Rai Lorenza Lei a cui consegnerà le 3500 firme finora raccolte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>RAI: INSEDIATA LA NUOVA COMMISSIONE PER LE PARI OPPORTUNITA’<br />
(AGI) &#8211; Roma, 25 feb. &#8211; Si e’ riunita oggi la nuova Commissione per le Pari Opportunita’ della Rai. Presieduta da Maria Pia Ammirati, vice direttore di Raiuno, la nuova commissione  comincia ad operare “in una fase storica importante &#8211; dice un  comunicato &#8211; per il mondo femminile e dopo che il Contratto di servizio  ha accolto l’emendamento, sostenuto da piu’ di 70 parlamentari di tutti  gli schieramenti, e da piu’ di 1400 firme di cittadini, per  l’istituzione di un Osservatorio che rilevi, sia dal punto di vista  qualitativo che quantitativo, le presenze femminili nella  programmazione”. Oltre che “dare una risposta forte alle tante pressioni  esterne che chiedono ragione di un deterioramento dell’immagine della  donna nella televisione pubblica”, nella riunione si e’ deciso di  istituire un gruppo di “monitoraggio sulle carriere” per mettere a  confronto il lavoro tra uomini e donne dell’azienda Rai,  ritenuta una delle piu’ importanti aziende culturali del Paese e con  una popolazione femminile di quasi il 50 per cento del totale. Tra gli  altri importanti temi si e’ tornati a ragionare sull’ipotesi di  istituire un asilo nido aziendale. La Commissione, di cui fanno parte dirigenti e funzionari, oltre alla presidente  Maria Pia Ammirati e’ composta da Daniela Bruzzone, Michela La Pietra,  Cristina Roncoroni, Eleonora Villanti, Nicoletta Zucchelli. (AGI) Vic</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una corsia preferenziale per i reati di genere, perché no?</title>
		<link>http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/09/una-corsia-preferenziale-per-la-violenza-di-genere-perche-no/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 10:58:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferrodastiro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Leggo la notizia di una casalinga trovata morta in un centro commerciale del nord Italia e per il cui decesso è stato sentito il marito. Non c&#8217;è ancora nessun indagato ma colpisce leggere dell&#8217;ennesima morte di una donna e per cui non c&#8217;è una ragione apparente. È una tragedia che si consuma nel nostro Paese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3523" title="wj_blog_logo" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/wj_blog_logo3.png" alt="" width="163" height="78" />Leggo la notizia di una casalinga trovata morta in un centro commerciale del nord Italia e per il cui decesso è stato sentito il marito. Non c&#8217;è ancora nessun indagato ma colpisce leggere dell&#8217;ennesima morte di una donna e per cui non c&#8217;è una ragione apparente. È una tragedia che si consuma nel nostro Paese<strong> un giorno sì e uno no</strong>: sono quelle uccise dai propri compagni e mariti, fidanzati ed ex. Quelle donne troppo deboli per difendersi e che hanno scelto il proprio aguzzino. Si amavano, si scrive sempre, prima della &#8220;follia omicida&#8221;, prima del &#8220;delitto passionale&#8221;. Che passione o amore è quello che porta alla morte? Forse dovremmo riscrivere la definizione di amore se troppo spesso a quel sentimento è associata la sofferenza e infine, la morte.</p>
<p>Ha fatto molto scalpore in rete, sui giornali, tra le femministe, la decisione della <strong>Corte di cassazione </strong>di annullare la custodia cautelare in carcere per gli indagati di strupro di gruppo ma, come spiega bene l&#8217;avvocato e femminista <strong>Barbara Spinelli</strong>,<a href="http://femminicidio.blogspot.com/" target="_blank"> sul suo blog</a> la Cassazione non poteva fare altrimenti.</p>
<blockquote><p><span id="more-7532"></span>Con legge n. 94/2009  l’allora Ministero delle Pari Opportunità Carfagna modificava l’art. 275  co.3 c.p.p., introducendo l’obbligatorietà della custodia cautelare in  carcere per chi fosse indagato, tra gli altri, anche per il reato di  violenza sessuale.</p>
<div>Si trattò della classica modifica legislativa raccogli-consensi: come già commentato <a href="http://www.giuristidemocratici.it/post/20100723084010/post_html" target="_blank">qui,</a> era infatti solo un “palliativo” capace di “sedare l’opinione pubblica”  a fronte dell’incapacità da parte delle Istituzioni di garantire  adeguata protezione alle vittime donne e minori che scelgono di  denunciare situazioni di violenza sessuale, atti sessuali con minorenne e  prostituzione minorile.</div>
<div>Ma ai giuristi era evidente da subito che quella disposizione era <strong>macroscopicamente incostituzionale</strong>.</div>
<div>Perché?</div>
<div>Perché –come già commentato <a href="http://www.giuristidemocratici.it/post/20100723084010/post_html" target="_blank">qui</a> nel lontano 2010- nel nostro ordinamento, l’applicazione delle misure  cautelari è subordinata a specifiche condizioni di applicabilità (273  c.p.p.: gravi indizi di colpevolezza) ed a esigenze cautelari (274  c.p.p.: o esigenze probatorie o pericolo di fuga o pericolosità  sociale). La custodia cautelare (cioè il carcere obbligatorio) può  essere disposta solo come extrema ratio, quando ogni altra misura  cautelare risulti inadeguata (275 co.3 c.p.p.).</div>
</blockquote>
<div>Il carcere, senza l&#8217;accertamento di una responsabilità e fuori dai casi che prevede la legge, non può essere applicato, diversamente da quanto provava a fare la legge 94/2009. C&#8217;è un&#8217;eccezione che vale solo per i reati di mafia. Per i mafiosi o preseunti tali, il carcere è sempre una possibilità perché si ritiene che sia sempre probabile l&#8217;inquinamento delle prove e il pericolo di fuga.</div>
<div>Difficile, quindi, come spiega bene Spinelli (e <a href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/03/il-%E2%80%9Cbranco%E2%80%9D-non-va-in-carcere/" target="_blank">la nostra giurista Gaia Marano qui</a>) che la Corte si pronunciasse diversamente. La legge va rispettata alla lettera, qualsiasi deroga apre spazi troppo larghi d&#8217;interpretazione dove è forte il rischio che il diritto alle libertà personali venga ucciso. E se muoiono le libertà personali, muore la democrazia.</div>
<div>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-7546" title="photo SolideaMOD" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/photo-SolideaMOD-1024x336.jpg" alt="" width="455" height="149" />Ma è anche arrivato il tempo di un<strong> cambio di passo</strong>. Sempre più spesso si sente pronunciare parole come &#8220;questa situazione non è più tollerabile&#8221;, &#8220;la violenza di genere è un&#8217; emergenza sociale&#8221;. Una morta ammazzata ogni due giorni, per mano del proprio &#8220;amore&#8221; risveglia la coscienza civile, anche se non ancora quella di politici e  amministratori. Si dovrebbe gridare un grande &#8220;BASTA!&#8221; e invece non si sente nulla.</p>
<p>Ieri, durante una conferenza stampa alla Casa internazionale delle donne di Roma <em>(nella foto)</em>, i legali e le associazioni che seguono il caso di Danilo Speranza, il &#8220;guru di San Lorenzo&#8221; accusato di aver violentato due minorenni di 10 e 12 anni, hanno denunciato la lentezza della giustizia. A tre anni, dalla denuncia delle bambine, Danilo Speranza è libero in attesa di giudizio. Il processo, che si svolge a Tivoli, è ancora alle battute iniziali. La prossima udienza è fissata per li 15 febbraio e nel frattempo Danilo Speranza, dopo un periodo in carcere, è libero con obbligo di firma (quindi non si può allontanare da Roma) per scadenza dei termini di custodia cautelare. Sarà la giustizia a decidere se Speranza è colpevole o innocente <strong>ma quale giustizia?</strong></p>
<p><strong>Maria Grazia Passuello</strong>, presidente di Solidea, istituzione della Provincia di Roma a favore delle donne, lancia un appello al ministro della Giustizia Paola Severino:</p>
</div>
<blockquote>
<div>&#8220;questo caso è tristemente emblematico di come ci si possa spiegare il terribile dato secondo cui oltre il 90% delle donne che subisce violenza non denuncia. Se oggi, dopo oltre due anni, un uomo accusato di aver stuprato due bambine, può girare libero con il solo obbligo di firma e può confidare in continui rinvii addirittura per ambire alla prescrizione, evidentemente qualcosa proprio non va.”</div>
<div>A nome di Solidea, Istituzione di Genere della Provincia di Roma, chiediamo alla Ministra Severino che si faccia carico di questo caso, perché non solo altamente simbolico e perché coinvolge la vita e il diritto alla giustizia di due innocenti, ma perché è giunto il momento di riconoscere ai reati di violenza sulle donne una corsia preferenziale dal punto di vista giuridico e maggiore severità nelle pene. ”</div>
</blockquote>
<p>È necessario riabilitare le vittime di violenza, e non ci può essere riabilitazione senza giustizia. Fare in modo che chi tocca una donna finisca in carcere, che la violenza di genere venga condannata, non solo a parole ma con i fatti.</p>
<blockquote><p>&nbsp;</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>È il lavoro il tema del prossimo incontro nazionale di Se non ora quando</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 09:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[incontro bologna]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[se non ora quando]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> <p><a href="http://vimeo.com/36412267">Vite, lavoro, non lavoro delle donne Se Non Ora Quando Bologna</a> from <a href="http://vimeo.com/user10351202">Casba Film</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p> <p>Se non ora quando si ritrova a Bologna i prossimi 3 e 4 marzo per parlare di lavoro. L&#8217;incontro nazionale si svolge a un anno dalla manifestazione nazionale del 13 febbraio che riuscì a coinvolgere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/36412267?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="400" height="220" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/36412267">Vite, lavoro, non lavoro delle donne Se Non Ora Quando Bologna</a> from <a href="http://vimeo.com/user10351202">Casba Film</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p><strong>Se non ora quando</strong> si ritrova a <strong>Bologna</strong> i prossimi 3 e 4 marzo per parlare di lavoro. L&#8217;incontro nazionale si svolge a un anno dalla manifestazione nazionale del 13 febbraio che riuscì a coinvolgere e portare in piazza un milione di persone in Italia e nel mondo. Sopra lo spot della due giorni della casa di produzione milanese Casba film. Per iscriversi al convegno: <a href="http://senonoraquandobologna.women.it/" target="_blank">http://senonoraquandobologna.women.it/</a></p>
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		<title>Woman&#8217;s Journal sostiene l&#8217;appello alla Rai per la dignità delle donne</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 11:35:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[STEREOTIPI]]></category>
		<category><![CDATA[TECNOLOGIA & MEDIA]]></category>
		<category><![CDATA[associazione pulitzer]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[gianni morandi]]></category>
		<category><![CDATA[ivana mrazova]]></category>
		<category><![CDATA[la donna del festival]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[vincenzo mollica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p> <p>Woman&#8217;s Journal ha subito sottoscritto l&#8217;appello dell<a href="http://www.associazionepulitzer.it/appello-al-direttore-generale-della-rai-lorenza-lei" target="_blank">&#8216;associazione Pulitzer</a> per chiedere chiarimenti in merito al servizio andato in onda sul Tg1 &#8220;la donna del festival&#8221; (<a href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/01/31/vogliamo-le-scuse-della-rai-le-femministe-contro-la-tv-di-stato/" target="_blank">leggi l&#8217;articolo</a>). In pochi giorni, l&#8217;appello è stato firmato da 3mila persone e il video ha raggiunto 62mila visualizzazioni su Youtube.</p> <p>Ad oggi però, non c&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="455" height="341" src="http://www.youtube.com/embed/rcXWRemCREQ?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Woman&#8217;s Journal ha subito sottoscritto l&#8217;appello dell<a href="http://www.associazionepulitzer.it/appello-al-direttore-generale-della-rai-lorenza-lei" target="_blank">&#8216;associazione Pulitzer</a> per chiedere chiarimenti in merito al servizio andato in onda sul Tg1 &#8220;la donna del festival&#8221; (<a href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/01/31/vogliamo-le-scuse-della-rai-le-femministe-contro-la-tv-di-stato/" target="_blank">leggi l&#8217;articolo</a>). In pochi giorni, l&#8217;appello è stato firmato da 3mila persone e il video ha raggiunto <strong>62mila visualizzazioni su Youtube</strong>.</p>
<p>Ad oggi però, non c&#8217;è stata alcuna presa di posizione della direzione della Rai, come richiesto dai firmatari. L&#8217;autore, invece, il giornalista <strong>Vincenzo Mollica</strong> ha affermato:“nessuna intenzione da parte del TG1 e mia personale di offendere le donne”. L&#8217;associazione Pulitzer, insieme ai gruppi che hanno deciso di sottoscrivere l&#8217;appello rilanciano la raccolta firme, con l&#8217;obiettivo di arrivare a <strong>5000 firme </strong>e sollecitano una risposta ufficiale da Viale Mazzini.</p>
<blockquote><p><strong><span style="text-decoration: underline;">COMUNICATO STAMPA</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Cinquemila firme per la dignità delle donne: parte l’ultimo lancio dell’appello alla Direttrice generale della RAI </strong></p>
<p>Nato e cresciuto in rete, dal basso l’appello alla Direttrice generale della RAI Lorenza Lei per il servizio del TG1 sulla “Donna dell’Ariston” ha raccolto in pochi giorni 3.300 firme. Il video del servizio pubblicato sul canale “Donne e Media” di youtube ha avuto 62.000 visualizzazioni.</p>
<p><span id="more-7512"></span>Segno evidente che l’uso improprio, distorto e umiliante dell’immagine femminile nei media indigna gli utenti della rete e i cittadini che vedono leso il proprio diritto ad una rispettosa e dignitosa comunicazione del femminile, soprattutto da parte del servizio pubblico della RAI che per primo in fatto di questioni di genere e Pari Opportunità dovrebbe dare il buon esempio, in particolare oggi che ai suo vertici siede una donna.</p>
<p>Lanciato da Associazione Pulitzer con il sostegno di <em>Zeroviolenzadonne, Vita da Streghe, Lipperatura, Disambiguando, Il corpo delle donne, Un altro genere di comunicazione, Agoravox, Woman’s Journal, LSDI, Se Non Ora Quando, Le Vocianti- Associazione Donne Pensanti</em> l’appello ancora firmabile sul sito di Associazione Pulitzer <a href="http://www.associazionepulitzer.it/appello-al-direttore-generale-della-rai-lorenza-lei">http://www.associazionepulitzer.it/appello-al-direttore-generale-della-rai-lorenza-lei</a> chiede un “risarcimento” di immagine e una presa di posizione pubblica contro questo servizio ( e non certo contro Ivana Mrazova) umiliante e offensivo ed uno spazio, all’interno di quello stesso TG delle 20.00, dove l’autore ed i due presentatori chiedano pubblicamente scusa alle donne italiane.</p>
<p>Ad oggi, e non a noi direttamente, è arrivata solo la sintetica dichiarazione di Vincenzo Mollica che si è espresso così: “Nessuna intenzione da parte del TG1 e mia personale di offendere le donne”.</p>
<p>Le associazioni sostenitrici pertanto, insieme a tutti i firmatari, chiedono a chi non avesse ancora sottoscritto di farlo al più presto a questo indirizzo <a href="http://www.associazionepulitzer.it/appello-al-direttore-generale-della-rai-lorenza-lei">http://www.associazionepulitzer.it/appello-al-direttore-generale-della-rai-lorenza-lei</a>.</p>
<p>Mentre ai vertici della RAI fanno presente che non intendono fermarsi fino a quando non avranno ottenuto una risposta e una pubblica presa di posizione.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>La ballerina Garritano è stata licenziata dalla Scala, aveva denunciato l&#8217;anoressia tra le ballerine</title>
		<link>http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/06/la-ballerina-garritano-e-stata-licenziata-dalla-scala/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 08:58:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Perona</dc:creator>
				<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[STEREOTIPI]]></category>
		<category><![CDATA[anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[garritano]]></category>
		<category><![CDATA[la scala]]></category>
		<category><![CDATA[the observer]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>A dicembre, Mariafrancesca Garritano aveva denunciato i disturbi alimentari delle colleghe ballerine della Scala in un&#8217;intervista rilasciata al quotidiano <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/dec/04/ballerinas-la-scala-anorexic-claim" target="_blank">The Observer</a>. La ballerina  aveva spiegato che “una su cinque ne soffre”. La sua denuncia era stata raccolta anche in un libro (a sinistra la copertina). Proprio le dichiarazioni pubbliche che ha rilasciato alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft" src="http://www.lascalashop.it/upload/image/IMMAGINI_LIBRI/img_libri_DANZA/10_10_12_libri_laveritavipregosulla_danza.jpg" alt="" width="250" height="250" /></em>A dicembre,<strong> Mariafrancesca Garritano</strong> aveva denunciato i disturbi alimentari delle colleghe ballerine della  Scala in un&#8217;intervista rilasciata al quotidiano <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/dec/04/ballerinas-la-scala-anorexic-claim" target="_blank">The Observer</a>. La  ballerina  aveva spiegato che “una su cinque ne soffre”. La sua denuncia era stata raccolta anche in un libro (a sinistra la copertina). Proprio le dichiarazioni pubbliche che ha rilasciato alla stampa  internazionale a dicembre hanno convinto il Teatro milanese a licenziarla per giusta causa, in quanto è venuto meno il rapporto di fiducia. (<a href="http://www3.lastampa.it/spettacoli/sezioni/articolo/lstp/441233/" target="_blank">leggi la notizia sulla Stampa</a>).</p>
<p>A pranzo o cena, al massimo, sul tavolo c’erano <strong>uno yogurt e una  mela</strong>. Regimi  alimentari che erano vere e proprie restrizioni insostenibili. Mariafrancesca Garritano ha descritto questo sistema da dentro, infatti lei è approdata alla scuola di ballo del Teatro a 16 anni e rimasta  fino ai 33.  Le ragazze del corpo di ballo, non è difficile intuire il perchè,  tacciono sul licenziamento di Mariafrancesca.</p>
<p><span id="more-7492"></span><a rel="nofollow" href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/dec/04/ballerinas-la-scala-anorexic-claim" target="_blank">Via The Observer</a></p>
<blockquote><p>Breaking an unspoken rule never to discuss <a title="More from guardian.co.uk on Eating disorders" href="http://www.guardian.co.uk/society/eating-disorders">eating disorders</a> among <a title="More from guardian.co.uk on Italy" href="http://www.guardian.co.uk/world/italy">Italy</a>&#8216;s elite dance corps, Mariafrancesca Garritano told the <em>Observer</em> that one in five ballerinas that she knew was anorexic and, as a  result, many were now unable to have children. &#8220;The chance of getting  fired has crossed my mind, but I love La Scala, I care about it, and  that&#8217;s why I really hope things can change,&#8221; said Garritano, 33, who won  a fiercely contested place at the company&#8217;s academy when she was 16.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La saggezza del panda</title>
		<link>http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/05/la-saggezza-del-panda/</link>
		<comments>http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/05/la-saggezza-del-panda/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 18:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaianina</dc:creator>
				<category><![CDATA[WJ blog_Una stanza tutta per sé?]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4555" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2011/07/10/siena-e-i-fischi-a-rosy-bindi/wj_blog_logo-4/"></a>“Non posso farci niente … Io ogni tanto ci penso …”</p> <p>“Ma insomma, Angela, avevi detto che era tutto finito, che ti aveva trattato malissimo, che non lo amavi più! Te lo ricordi vero cosa mi avevi detto quando hai deciso di lasciarlo? Che non lo amavi più! Che anzi, peggio, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4555" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2011/07/10/siena-e-i-fischi-a-rosy-bindi/wj_blog_logo-4/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4555" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/wj_blog_logo1-168x80.png" alt="" width="168" height="80" /></a>“Non posso farci niente … Io ogni tanto ci penso …”</p>
<p>“Ma insomma, Angela, avevi detto che era tutto finito, che ti aveva trattato malissimo, che non lo amavi più! Te lo ricordi vero cosa mi avevi detto quando hai deciso di lasciarlo? Che non lo amavi più! Che anzi, peggio, non lo avevi mai amato! E adesso allora come è possibile che pensi ancora a lui? Come, proprio ora che hai una situazione tranquilla, un lavoro, finalmente poi ti sei anche messa i capelli a posto… Io non so più come fare con te, guarda sono disperata! Mi arrendo, come amica il mio compito si esaurisce qui! Non ho più intenzione di farti ragionare, da oggi mi andrà bene qualsiasi cosa tu dica! SONO STANCA DI PARLARE AL VENTO!”.</p>
<p>Angela ha più di 26 anni, meno di 30 … E’ così che si presenta a tutti quelli che conosce. Ha i capelli castani, lisci, lunghi che le ricadono sul viso, la pelle olivastra, adora il blu, non può vivere senza caffè ed è</p>
<p>“Una grandissima rottura! Ecco che cosa sei! La rompi balle più rompi balle che io conosca al mondo!”<span id="more-7481"></span></p>
<p>“Ti prego Vale, hai ragione … Lo so che ti faccio ripetere sempre le stesse cose, e sembra che io non ti ascolto …”</p>
<p>“Sembra???!!”</p>
<p>“Ok, la verità è che fino ad ora non ti ho ascoltato, ma nel mio intimo io ho capito! L’ho capito sai che lui non è quello giusto per me! Però ogni volta ci ricasco … E’ più forte di me! E tu, da amica, mi devi aiutare! Mi devi impedire di vederlo, perché per me è come una droga sai? Io non riesco a smettere da sola!”</p>
<p>“Quando l’hai sentito per l’ultima volta?”</p>
<p>“Una settimana fa … anche perché ora è alle Canarie con quella stronzetta …”</p>
<p>“E che ne sai che è partito con lei?”</p>
<p>“Beh, ha il profilo aperto su fb … Non è colpa mia se pubblica ogni due minuti una fotografia!!!”</p>
<p>Angela e Flavio “si sono frequentati” per quasi due anni ed amati forse per una settimana al mese. Poi lui ha cominciato a non chiamarla, o meglio, a chiamarla solo quando ne aveva bisogno, lei ha iniziato a fingere di non essere più interessata a lui anche se in realtà soffriva di sindrome possessiva post relazione e così le cose sono degenerate.</p>
<p>Ora lei lo segue tramite facebook, twitter … Guarda le foto di lui e di tutte le ragazze che conosce, cerca di analizzare i suoi post in bacheca, legge e rilegge le sue informazioni personali, si incazza se mette lo “status impegnato con”, risponde ai suoi messaggi, ci va a letto insieme e non si capacita di come lui possa non richiamarla il giorno dopo.</p>
<p>“Non mi ha mandato nemmeno un messaggino per vedere se ero arrivata sana e salva a casa! No, dico, si sa che a Roma di notte ci sono un sacco di cretini in giro … e poi era tardi Vale …”</p>
<p>“Ma tardi quanto?”</p>
<p>“Mah, considera che sono andata da lui per cena, poi abbiamo parlato, poi abbiamo fatto l’amore almeno tre volte, poi riparlato ancora … saranno state le 2 !”</p>
<p>“E in tutto sto tempo, dalla cena alle due, posso sapere cosa vi siete detti?”</p>
<p>“Ma guarda, lui è molto introverso, quindi per un esterno è difficile forse capire ..”</p>
<p>“Mi sforzerò Angela … Dai dimmi”.</p>
<p>“Guarda Vale, niente di che, il solito. Lui dice che come con me non sta con nessuna. Che la tensione sessuale che ha con me non l’ha mai provata con nessuna. Che io lo faccio trasgredire ad ogni suo principio. Che sono bellissima, sì, mi ha detto anche così! Che ora è pieno di lavoro, molto stressato, ma questo lo sapevo, e che la sua paura è di farmi soffrire, perché lui vorrebbe darmi tutto, se solo potesse, ma ora il lavoro, le distanza di Roma, la paura che poi si litighi ancora … Dice che non è pronto per una relazione seria, ma che se la dovesse avere la vorrebbe con me!”</p>
<p>“Ahhh, behh, allora hai qualche speranza…”</p>
<p>“Tu dici???”</p>
<p>“Angela, questo è il punto: un ragazzo se davvero vuole stare con te il tempo lo trova! E trova pure il coraggio di starti vicino, di provare a mettersi in una relazione … Chi veramente è interessato tutti questi problemi non se li fa!”.</p>
<p>Valentina per tornare a casa deve prendere un autobus. Passa per il centro e si vedono tutte le illuminazioni, la gente che passeggia, i turisti che fanno le fotografie …</p>
<p>Ripensa ad Angela e rivede se stessa.</p>
<p>Una volta uno, uscendo dalla sua stanza, le disse “Non ti innamorare di me bambina … ti farei solo soffrire …” e lei lì ad arrovellarsi per cercare di capire se quella frase voleva dire qualcosa. Si domandava se davvero quell’avvertimento fosse rivolto a lei o piuttosto a lui, che forse stava incominciando ad innamorarsi…</p>
<p>Ora Valentina ha la certezza che quella frase voleva dire solo “non ti innamorare di me … ti farei solo soffrire” e così è stato. Lei a piangere di nascosto e lui che passeggiava a braccetto con un’altra.</p>
<p>Arrivata a casa Valentina chiede a Marco “Secondo te, qual è il segreto per capire se ad un ragazzo piace una ragazza sul serio?”</p>
<p>“Il segreto per capire dici … Mi sovviene una citazione del maestro Kung Fu Panda … Lui dice: Il segreto è che non c’è alcun segreto!”.</p>
<p>“Una citazione aulica amore …”</p>
<p>Ma infondo, Valentina era d’accordo. Il segreto nelle relazioni è che non c’è alcun segreto. E quello che non viene detto da un ragazzo è perché non lo vuole dire o non lo prova, mentre quello che dice è quello che prova, senza bisogno di interpretare.</p>
<p>“Forse però Angela non sa chi è Kung Fu Panda, ecco perché ha così tanti problemi!”.</p>
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		<title>Il Brunch &#8211; Rassegna stampa</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 14:23:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Veninata</dc:creator>
				<category><![CDATA[RASSEGNA STAMPA]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1A90OL" target="_blank"></a><a rel="attachment wp-att-7464" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/04/il-brunch-rassegna-stampa-36/wj_brunch_logo43-200x742-23/"></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&#38;currentArticle=1A90OL" target="_blank">Una donna su tre si licenzia per dedicarsi alla famiglia (La Stampa, 3 febbraio 2012)</a> &#8211;  In Italia “tra le madri il 30% interrompe il lavoro per motivi familiari, contro il 3% dei padri”. E’ quanto ha affermato il capo dipartimento delle statistiche sociali ed ambientali dell’Istat, Linda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1A90OL" target="_blank"></a><a rel="attachment wp-att-7464" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/04/il-brunch-rassegna-stampa-36/wj_brunch_logo43-200x742-23/"><img class="alignleft size-full wp-image-7464" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/wj_brunch_logo43-200x7421.png" alt="" width="200" height="74" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=1A90OL" target="_blank">Una donna su tre si licenzia per dedicarsi alla famiglia (La Stampa, 3 febbraio 2012)</a> &#8211;  In Italia “tra le madri il 30% interrompe il lavoro per motivi familiari, contro il 3% dei padri”. E’ quanto ha affermato il capo dipartimento delle statistiche sociali ed ambientali dell’Istat, Linda Laura Sabbadini, in occasione degli stati generali sul lavoro delle donne, organizzato dal Cnel.<span id="more-7456"></span></p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1A8TLT" target="_blank">Stupro di gruppo, carcere non obbligatorio (la Repubblica, 3 febbraio 2012)</a> - Stupratori in libertà. Non è proprio così, ma certo la sentenza della corte di Cassazione secondo cui nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo, il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell’indagato (applicando misure cautelari alternative), ha un suono amaro per le donne. &#8221;Stupisce che intorno a una decisione che non fa altro che confermare elementari statuizioni di minima civiltà giuridica, si possa scatenare un vergognoso battage mediatico che alimenta, con il solito effetto di corto circuito, le più bieche pulsioni giustizialiste&#8221;, ha replicato l&#8217;Unione Camere Penali.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1A3B2B" target="_blank">Strangolata perchè partoriva solo femmine (La Stampa, 31 gennaio 2012)</a> &#8211; In Afghanistan una donna di 22 anni è stata uccisa brutalmente dal marito dopo aver messo al mondo la sua terza figlia femmina. La colpa? Non essere in grado di dare al marito il figlio maschio tanto desiderato.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1A3BNN" target="_blank"></a><a rel="attachment wp-att-7469" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/04/il-brunch-rassegna-stampa-36/consultori-legge/"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-7469" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/consultori-legge-128x80.jpg" alt="" width="128" height="80" /></a><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=1A3BNN" target="_blank">Consultori, la legge va contro le donne (Corriere della Sera, 31 gennaio 2012) </a>- &#8220;I consultori sono sotto attacco. E sotto attacco è l’autodeterminazione delle donne!&#8221;. Questo il grido di allarme di una sessantina di associazioni che difendono la libertà delle donne e hanno raccolto in questi giorni centomila firme di protesta. Come avviene questo attacco? Attraverso tagli selvaggi ai centri di assistenza. Ma anche attraverso nuove proposte di legge che tentano di «riformare» i consultori, togliendo loro ogni indipendenza.</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1A6VB7" target="_blank">Le donne reali e quelle dei romanzi (Il Messaggero, 2 febbraio 2012)</a> - Che pensano le donne italiane oggi? Quali sono le loro speranze e le loro aspirazioni in una società in cui è ancora difficile trovare lavoro, entrare in politica e soprattutto conciliare i desideri di maternità con quelli di una carriera professionale? In cui il peso della crisi grava soprattutto su di loro, che fanno sempre più fatica a far quadrare il bilancio familiare?</p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1A4Y5B" target="_blank">Quote rosa, Fornero vs Alemanno (il Giornale, 1 febbraio 2012) </a>- Più donne nella giunta comunale della Capitale, parola del ministro Fornero. Botta e risposta per iscritto sulle quote rosa tra il ministro del Lavoro e il sindaco di Roma Gianni Alemanno. La prima, che ha la delega alle Pari opportunità, ha invitato con una lettera il primo cittadino romano a non &#8220;lasciare inascoltate le tante voci che le chiedono di offrire alla città, una presenza equilibrata tra donne e uomini nell&#8217;amministrazione comunale&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il “branco” non va in carcere</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 17:41:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaianina</dc:creator>
				<category><![CDATA[DIRITTI]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[SOCIETÁ]]></category>
		<category><![CDATA[you're right]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-7221" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/03/il-%e2%80%9cbranco%e2%80%9d-non-va-in-carcere/your_right_logo1-138x80_immagine-box/"></a>di Gaia Nina Marano</p> <p>Nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo, il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la custodia cautelare in carcere dell’indagato, ma potrà scegliere di applicare misura cautelari alternative.</p> <p>Questo è quanto recentemente stabilito dalla Cassazione che, dopo aver annullato un’ordinanza del Tribunale del riesame [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a rel="attachment wp-att-7221" href="http://www.womanjournal.it/wordpress/2012/02/03/il-%e2%80%9cbranco%e2%80%9d-non-va-in-carcere/your_right_logo1-138x80_immagine-box/"><img class="alignleft size-full wp-image-7221" src="http://www.womanjournal.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/your_right_logo1-138x80_immagine-box.png" alt="" width="138" height="80" /></a>di Gaia Nina Marano</em></p>
<p>Nei procedimenti per <strong>violenza sessuale di gruppo</strong>, il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la <strong>custodia cautelare </strong>in carcere dell’indagato, ma potrà scegliere di applicare misura cautelari alternative.</p>
<p>Questo è quanto recentemente stabilito dalla<strong> Cassazione </strong>che, dopo aver annullato un’ordinanza del Tribunale del riesame di Roma -che confermava il carcere per due giovani accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza-, ha rinviato allo stesso giudice affinché procedesse ad una nuova valutazione.<span id="more-7450"></span></p>
<p>L’interpretazione della Suprema Corte è, tuttavia, la conseguenza della <strong>sentenza n. 265 </strong>emessa dalla Corte Costituzionale nel 2010 ad oggetto <strong>l’art. 275 </strong>del codice di procedura penale.</p>
<p>Nel 2009, infatti, con il <strong>decreto legge n. 11 </strong>veniva modificato l’art. 275 del c.p.p., stabilendo che la custodia cautelare in carcere era obbligatoria nel caso in cui vi fossero gravi indizi di colpevolezza sulla commissione di reati sessuali (come già, del resto, era previsto anche per altri gravi reati, compresi quelli di mafia). Ciò si era ritenuto necessario perché, invece, nei casi normali la <strong>custodia cautelare in carcere </strong>era ammissibile solo se il Giudice fosse riuscito a dimostrare che le altre misure meno afflittive (come, ad esempio, gli <strong>arresti domiciliari</strong>), non erano sufficienti a tutelare le esigenze cautelari.</p>
<p>Con la sentenza n. 265 del 2010 la<strong> Corte Costituzionale </strong>ha tuttavia dichiarato costituzionalmente illegittima la modifica predetta al c.p.p., sulla base del fatto che non può esservi comparazione tra i reati di mafia, che presuppongono l’inserimento di un soggetto in un contesto criminale organizzato, e i reati sessuali, che di solito vengono eseguiti individualmente o per ragioni non necessariamente ricondotte ad associazioni criminali.</p>
<p>Con la recente pronuncia, la Terza Sezione penale della Corte di Cassazione ha dunque stabilito che i principi interpretativi fissati dalla Consulta per i reati di violenza sessuale e atti sessuali su minorenni (questa, infatti, era la fattispecie cui si riferiva la sent. n. 265/2010) sono “in toto” applicabili anche alla “violenza sessuale di gruppo”, dal momento che quest&#8217;ultimo reato presenta caratteristiche essenziali non difformi da quelle che la Corte Costituzionale ha individuato per le altre specie di reati sessuali sottoposti al suo giudizio.</p>
<p>E’ chiaro che la Suprema Corte ha dovuto compiere un notevole sforzo interpretativo per ricostruire il quadro giurisprudenziale di riferimento, tuttavia, non vorremmo mai dover pensare che, nel caos di numeri, articoli di legge, sentenze e dottrina, la Terza Sezione Penale non abbia, anche solo per un attimo, ricordato la vita umiliata, la fiducia straziata e la speranza spezzata della ragazza che è stata violentata dal branco.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="font-family: Calibri;font-size: small"> </span></p>
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