Vietato l’accesso agli uomini
Il più grande ateneo dell’Arabia Saudita riservato alle donne, la Princess Nora bint Abdulrahman University di Riyad, che quest’anno è stata lo scenario di una protesta studentesca in seguito alla bocciatura del 70% delle candidate all’esame di inglese, aprirà tra due mesi il nuovo campus inaugurato a maggio alla presenza del re Abdullah Bin Abdul-Aziz. La nuova area accoglierà 30.000 studentesse e impiegherà solo dipendenti donne. I pochi docenti uomini faranno lezione attraverso video e gli spostamenti saranno garantiti da una monorotaia automatizzata per rispettare il divieto di guidare imposto alle donne nel paese (leggi Manal non è sola al volante, le iniziative contro il divieto saudita su Woman’s Journal).
L’ampliamento dell’ateneo risponde alla crescente domanda di formazione superiore proveniente dal mondo femminile (le ragazze rappresentano il 56% degli studenti in Arabia Saudita). Ma dove saranno impiegate le neolaureate in una società fondata sulla segregazione sessuale? E come influirà la maggiore presenza di donne istruite nel mondo del lavoro sulla segregazione stessa?
Ahmed al Hakami, vice minister of Economics and Planning, holds that many Princess Noora graduates will find jobs at the university itself, but that is hardly a sustainable solution. A recently released government order has opened some retail opportunities to women, namely in lingerie shops, but that’s hardly an attractive job for someone with a degree in philosophy. In fact, says al Hakami, one of the biggest problems with employing women is the fact that they have historically opted for the softer sciences, like arts and literature, over finance and technology. “We need to convince female students to switch to the sciences, so that they are better suited for today’s labor market.”
Foto: Stock.XCHNG.




Lascia un Commento