Usa: è caccia (vera) alla deputata

On gennaio 10, 2011 by gboglietti

di Giovanna Boglietti

Che la politica si riveli spesso un tiro al bersaglio non sorprende e che lei, Sarah Palin, fosse un’appassionata di caccia tanto meno. Eppure, pochi giorni dopo la strage in Arizona, quello che della Palin è sempre stato un tratto distintivo (e dell’americano medio con lei) in questi giorni negli Stati Uniti si è rivoltato in un capo d’accusa.

Tutto virtuale, s’intende, ma per molti critici dell’ex governatrice repubblicana dell’Alaska l’autore della sparatoria di Tucson, che ha fatto sei morti e quattordici feriti compresa la deputata democratica Gabrielle Giffords, sarebbe stato ispirato da una trovata della stessa Palin.

Sarah Palin in una delle sue pose più discusse

Una goliardata, diffusa su Facebook e, all’indomani del colpo che ha gettato in coma Gabrielle Giffords, subito cancellata. Si tratta della “lista dei bersagli” di Sarah Palin. Una target list, che associava i nomi di 20 deputati democratici da cacciare dai loro distretti. La lista includeva la Giffords, colpevole di aver votato la tanto odiata riforma sanitaria del governo Obama.

Non solo, diversi blogger americani riportano la raccomandazione a far girare l’invito per un evento di fundrasing dei repubblicani di Pima County, che incitava ad “andare a bersaglio”, “rimuovere Giffords” e “sparare un M16 automatico” con Jesse Kelly, il rivale.

Manovre politiche, ma messaggi pericolosi dicono alcuni. Per altri, invece, comuni strumenti di propaganda. In un articolo del The Daily Beast, il sito di informazione edito da Tina Brown di Vanity Fair e di The New Yorker, il giornalista Howard Alan Kurtz smorza i toni, sottolineando che la terminologia militare “ha fatto parte della politica per anni”.

I hate to say this, but the blame game is already under way. This kind of rhetoric is highly unfortunate. The use of the crosshairs was dumb. But it’s a long stretch from such excessive language and symbols to holding a public official accountable for a murderer who opens fire on a political gathering and kills a half-dozen people, including a 9-year-old girl.

“Mi dispiace scrivere questo, ma il gioco della colpa è in corso. Questo tipo di retorica risulta spiacevole. L’uso della Rete è da ottusi. Ma è proprio l’epoca di questo linguaggio eccessivo e dei simboli usati per incolpare un funzionario pubblico della sparatoria a un convegno politico, che ha provocato mezza dozzina di morti, inclusa una bambina di 9 anni”.

On her Facebook page, Palin offered her “sincere condolences” to Giffords and the others who were shot.

“Sul suo profilo su Facebook, la Palin ha porto il suo sincero rincrescimento alla Giffords e alle altre vittime della sparatoria”.

Secondo Kurtz la Palin non è la sola ad essere colpevole di usare un linguaggio estremo:

Let’s be honest: Journalists often use military terminology in describing campaigns. Obviously, Palin should have used dots or asterisks on her map. But does anyone seriously believe she was trying to incite violence?

Siamo onesti: i giornalisti usano spesso una terminologia militare descrivendo le campagne politiche. Ovviamente, la Palin avrebbe dovuto usare puntini e asterischi sulla sua mappa (della target list). Ma qualcuno seriamente crede che stesse incitando alla violenza?

4 comments on “Usa: è caccia (vera) alla deputata

  1. Oramai moderare i toni sembra essere un dovere, e non solo di natura morale. Questo perchè qualche “svitato” può interpretare alla lettera e compiere stragi di questo tipo.

    • Giovanna Boglietti on said:

      Caro L., sbaglio o mi segui anche su Wj, da affezionato del mio blog Fumerie d’ozio? Ti ringrazio per la fedeltà!

      La discussione si muove su un filo sottilissimo: è l’altra faccia della moneta delle provocazioni, che la tecnologia trasforma con effetto domino.

  2. ebbene si…sono un fedelissimo (suona un pò inquietante!ma rende l’idea) :D

  3. Pingback: La Giffords sta meglio e il marito parte per lo spazio « woman journal

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