Da oggi a domenica 20 maggio Roma accoglie la Race for the Cure, l’incontro ormai tradizionale organizzato dall’associazione Susan Komen Italia per sensibilizzare e informare le donne sul tumore al seno, ma anche per raccogliere fondi e manifestare solidarietà alle donne colpite dalla malattia.
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Busso alla porta socchiusa.
“Avanti!” una voce dall’interno, affabile e pacata, mi invita ad entrare. Varco la soglia. Una donna seduta dietro una scrivania mi chiede di avvicinarmi. Dal suo sguardo capisco che devo sedermi. Sì, annuisce quando mi vede spostare la sedia.
Tolgo la giacca, fa caldo. Poggio a terra la borsa. Eppure da qualche parte a casa devo avere uno di quei poggia-borsa che ora si usano tanto. Sì, da qualche parte, ma non qui.
Lei si schiarisce la voce e, intanto, batte ritmicamente la sua penna a sfera – presumo sia caricata con inchiostro nero, le si addice – sul piano davanti. Sfoglia un quaderno, uno di quelli che, una volta chiusi, sono bloccati da un elastico. Sbircio i suoi fogli. La grafia è appuntita e di piccole dimensioni. Quanti post-it! Appunti su appunti, deve avere un sacco di impegni, di appuntamenti da ricordare, di idee ancora in stato embrionale. Ma perché ho accettato di venire qui? Avrei fatto meglio a restarmene a letto. No, no… ma cosa penso? Sarà che non ho ancora fatto colazione, che ho bisogno di un caffè.
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Il 15 maggio a Torino sarà presentata l’Associazione GammaDonna, finalizzata a sostenere lavoro e imprese di donne e giovani. Il progetto prende vita dall’esperienza del Salone nazionale dell’imprenditoria femminile e giovanile, arrivato alla quarta edizione con l’appuntamento dello scorso ottobre a Vicenza.
Il rapper cosentino Mirko Kiave dedica una canzone e un video al tema del femminicidio, ispirato dall’appello “Mai più complici” lanciato da Se non ora quando, Loredana Lipperini e Lorella Zanardo e che anche Woman’s Journal ha sottoscritto.
Adesioni sono arrivate, non solo dal mondo dello spettacolo, ma anche da quello politico e dal Governo, come la ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri. È di ieri la notizia che anche la nazionale maschile di calcio giocherà la prossima partita amichevole promuovendo il messaggio “La violenza sulle donne è un problema degli uomini. Insieme possiamo vincere questa partita”. Francesco Totti, capitano della Roma è tra i calciatori che hanno firmato l’appello.
[Marina Abramovic]
Più che artiste, soggetti dell’arte. Modelle in posa o muse ispiratrici.
Questo sono state le donne, nel corso della storia delle arti visive. Veneri o Madonne; ancelle o contadine. Sulla tela, non di fronte ad essa. Dipinte, non pittrici. Era questa la regola, era questo il buon gusto. La casa del padre, poi quella dello sposo, i bambini, e in alternativa il convento. Mai progetti più ambiziosi.
Alle donne non era concesso il diritto alla creatività.
Occuparsi di pittura, di scultura, di architettura, no… non era cosa da donne! Così come interessarsi di cultura in generale. A loro era consentito tessere o ricamare. Al massimo, dipingere su piccole tele decorative tra le mura domestiche, per puro diletto e
senza alcuna velleità. Una donna non poteva accedere allo studio della matematica, della geometria, delle scienze; non poteva
essere avviata all’apprendistato in una bottega d’artista. E in età Medievale, attorno all’identità femminile uomini
tessevano pericolosi pregiudizi.
WOMAN’S JOURNAL ADERISCE ALL’APPELLO MAI PIU’ COMPLICI
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle DonneIN EVIDENZA
WOMEN AT WORK: il nostro approfondimento sul lavoro delle giovani donne
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